Non solo Maroni. Nel mirino degli investigatori privati ingaggiati dall’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito c’erano anche altri esponenti del Carroccio: dossier illegali che l’ex amministratore delle casse del partito, indagato per riciclaggio e appropriazione indebita, custodiva nei suoi computer. Li hanno trovati gli uomini della Dia, come scrivono La Stampa e il Corriere della Sera, e ora saranno analizzati. Gli inquirenti hanno trovato fotografie, documenti riservati, informazioni segrete. Ma i magistrati, in particolare quelli di Reggio Calabria, stanno seguendo il filone aurifero dei soldi: in particolare la traccia che dovrebbe portarli in Svizzera, dove cercano un conto cifrato che Belsito ha, secondo le accuse, utilizzato per alcuni investimenti e che potrebbero definire meglio i contorni dei rapporti dell’ex tesoriere della Lega Nord con le non poche figure vicine alla ‘ndrangheta di questa vicenda. 

Ieri è stata un’altra giornata di passione: Belsito è stato sentito dai magistrati ai quali ha confermato che aveva informato di tutti gli investimenti della Lega lo stesso Bossi, a sorpresa è stato ascoltato anche il capogruppo al Senato Federico Bricolo, mentre il senatore Piergiorgio Stiffoni (la cui firma è stata trovata sugli ordini d’acquisto per i diamanti) si è autosospeso da amministratore del gruppo parlamentare e dal partito.

Gli autisti. Oggi, dopo che ieri si è saputo del licenziamento uno degli autisti di Renzo Bossi, Oscar Morando, oggi si è avuta notizia anche dell’allontanamento da parte del Carroccio dell’altro autista del Trota, Alessandro Marmello, protagonista dei video pubblicati da Oggi in cui ostentava il passaggio di denaro della Lega a Bossi Jr (per questo è stato querelato dal figlio del leader della Lega). La motivazione è la stessa: è venuto meno il rapporto di fiducia. Il legale di Marmello Franz Sarno ha annunciato che impugnerà il licenziamento davanti all’autorità giudiziaria “perchè si basa su motivi pretestuosi e infondati”. 

I dossier. I dossier di Belsito, dunque. Secondo le prime verifiche della Dia di Reggio Calabria nella lista delle persone fatte “indagare” privatamente e probabilmente anche pedinare da Belsito non c’erano solo Roberto Maroni e i “Barbari sognanti”: scatenatissimi dopo che a gennaio il Secolo XIX rivelò degli investimenti milionari in Tanzania e a Cipro, erano “pericolosi perché potevano destabilizzare la struttura della Lega e soprattutto portare alla rimozione del tesoriere dal suo posto. Ma c’erano anche l’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni (considerato componente del “cerchio magico” intorno a Umberto Bossi) e il segretario della Lega Lombarda, anche lui deputato, Giancarlo Giorgetti. Secondo il sostituto della Dia reggina Giuseppe Lombardo sarebbe stato lo stesso gruppo criminale che gravitava intorno a Belsito a procurare informazioni e materiale sugli avversari politici da tenere “sotto controllo”. Banche dati, Agenzia delle Entrate, catasto, Camera di Commercio: tutto era utile per spiare gli altri leghisti, dai redditi alle proprietà immobiliari fino alle partecipazioni in aziende. Nei computer di Belsito sono state trovate anche decine di fotografie dei “pedinati”. 

Le carte segrete di Fincantieri. Ma c’è di più: gli esperti informatici della Direzione antimafia e della Polizia postale hanno trovato atti che riguardano appalti esteri ottenuti da Finmeccanica e Fincantieri, l’azienda di costruzioni navali di cui Belsito è stato anche vicepresidente. Carte che in teoria sono coperte dal segreto e che rivelano il procacciamento di informazioni preziose come i costi di gestione, i nomi dei mediatori scelti per le trattative, i manager impegnati, gli eventuali collegamenti di questi ultimi con uomini politici, le autorità straniere coinvolte negli affari. Dati “sensibili” che in alcune circostanze potrebbero essere addirittura coperti dal segreto di Stato visto che queste aziende si occupano di armamenti e di altre sofisticate apparecchiature impiegate nei sistemi di difesa.

Le talpe. Il sospetto di chi indaga è che Belsito abbia potuto contare anche su “talpe” interne alle aziende disposte a fornirgli materiale riservato. L’ex tesoriere si è servito di un investigatore privato, come già emerso nelle scorse settimane. I contatti intercettati rivelano anche la collaborazione di un appartenente alle forze dell’ordine che poteva consultare gli archivi di polizia e degli uffici giudiziari e sul ruolo di questa persona sono state disposte ulteriori verifiche.

Il conto svizzero cifrato. Emerge con sempre maggiore chiarezza che il personaggio chiave nella questione Belsito è l’ammiraglio, come viene chiamato, cioè il procacciatore d’affari genovese Romolo Girardelli. Quest’ultimo non ha girato intorno ai cassieri della Lega solo da quando c’è Belsito, ma già da prima, quando la cassa era gestita dal predecessore Maurizio Balocchi. Girardelli è stato il ponte grazie al quale Belsito ha conosciuto l’avvocato calabrese Bruno Mafrici, con studio in via Durini a Milano, dove il socio più importante è Pasquale Guaglianone, condannato con sentenza definitiva per aver fatto da cassiere ai Nuclei Armati Rivoluzionari, il gruppo terroristico neofascista della fine degli anni Settanta. Nello studio di via Durini Belsito aveva pure una stanza, secondo la testimonianza di una segretaria della Lega. 

L’incontro con Scopelliti. Qui si apre una parentesi: entrambi, secondo le prime verifiche, risultano aver avuto rapporti con il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti. Quest’ultimo aveva ironizzato: “E’ reato tifare Reggina?”. Ma dall’inchiesta emerge che proprio la sera di quella partita della squadra calabrese Scopelliti, a casa di Mafrici, si appartò con Guaglianone per discutere di affari. 

I faccendieri di Mafrici. Mafrici è stato sentito la scorsa settimana dai magistrati calabresi e l’impressione è che abbia scaricato Belsito: “Mi chiese di poter investire soldi all’estero e io gli misi a disposizione almeno dieci faccendieri di mia fiducia che avrebbero potuto aiutarlo ad operare in Svizzera, in particolare a Lugano». Tra i documenti già acquisiti ci sono tracce che fanno ipotizzare passaggi di denaro per un totale di almeno 50 milioni di euro. Soldi della Lega, ma non solo. Il sospetto è che quello stesso deposito cifrato possa essere stato utilizzato da tesoriere del Carroccio e dalla ‘ndrangheta. Nei prossimi giorni la Procura di Reggio Calabria inoltrerà una richiesta di rogatoria alle autorità svizzere per chiedere di interrogare i mediatori indicati da Mafrici e visionare la documentazione bancaria.

La banca Arner. Altra questione tocca la banca Arner, famosa perché qui hanno un conto Silvio Berlusconi, Cesare Previti, l’altro uomo Fininvest Salvatore Sciascia. Il direttore di Arner viene convocato da Belsito in via Durini e il dirigente bancario ci va. La fretta di Belsito è legata al rientro dei 7 milioni che hanno fatto il giro dell’oca in Tanzania e a Cipro: i giornali hanno scoperto l’operazione e quindi serve che quei capitali rientrino il prima possibile. Ma non è facile e Stefano Bonet, l’imprenditore veneto indagato insieme a Belsito per riciclaggio, gli consiglia la Arner. Belsito e il direttore della Arner parlano, cercano l’accordo, ma poi tutto salta: arrivano le perquisizioni che rivoltano tutto e la Lega finisce nella bufera.