Quando Roberto Saviano, davanti alla sua vasta platea televisiva, disse che la ‘ndrangheta “interloquiva” con la Lega nord, scoppiò un caso nazionale. E uno sdegnato Roberto Maroni, allora ministro dell’Interno, ottenne una puntata riparatrice di “Vieni via con me”, dove si presentò a rivendicare i propri meriti in fatto di lotta alla mafia. Allora la pietra dello scandalo era la foto di Angelo Ciocca, giovane consigliere regionale lombardo del Carroccio ritratto insieme a Pino Neri, attualmente sotto processo a Milano con l’accusa di essere uno dei capi della criminalità calabrese al nord. Ma il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura di Reggio Calabria è ben più pesante.

Francesco Belsito, segretario amministrativo della Lega nord, ex sottosegretario di Roberto Calderoli al ministero della Semplificazione, è indagato per riciclaggio. Le carte del tribunale di Reggio, che ha ordinato una serie di perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta, raccontano che il poltico è amico e socio d’affari da almeno di dieci anni – come risulta dalle intercettazioni – di Romolo Girardelli detto “l’ammiraglio”, già indagato per associazione mafiosa perché “ritenuto associato a elementi di primissimo piano della cosca De Stefano”, vale a dire la crema della ‘ndrangheta reggina. E legato, tra l’altro, a Paolo Martino, già latitante e condannato per omicidio, considerato l’ambasciatore dei De Stefano in Lombardia, dove ha intessuto una considerevole rete di rapporti politici. Il tesoriere leghista – dimissionario in seguito all’inchiesta – e il presunto ‘ndranghetista sono soci, per esempio, nella Effebiimmobiliare sas di Genova, dove compare Alex Girardelli, il figlio di Romolo. Ed è proprio inseguendo il “tesoro dei De Stefano” che gli investigatori si sono imbattuti nel cassiere del partito di Umberto Bossi.

Una terza figura rafforza il legame tra i due: l’imprenditore veneto Stefano Bonet, fondatore della Polare Scarl, “organismo di ricerca” con sede a San Donà di Piave, in provincia di Venezia. Romolo Girardelli risulta essere il responsabile dello sportello genovese della Polare. Ma Bonet – anche lui indagato per riciclaggio – è in strettissimi rapporti anche con Belsito. Rapporti proficui per quest’ultimo, dato che il tesoriere leghista incassa dal gruppo Bonet nel 2011 “250 mila euro”. Parte di questi soldi vengono consegnati in contanti. Il 29 dicembre 2011, scrivono gli investigatori, un collaboratore dell’imprenditore “si incontrava con il Belsito e in quell’occasione effettuava la consegna del denaro, celandolo all’interno di un cappello del Bonet e di una borsa utilizzata per contenere delle bottiglie di vino”.

Alla base del business, il decreto legge 70/2011 che prevede un credito di imposta alle imprese che finanziano progetti di ricerca, anche sviluppati in joint venture con aziende private. Da qui l’attività della Polare Scarl, a cui tra l’altro è intestata un’auto Porsche Panamera passata nella disponibilità di Belsito come “pagamento di una intermediazione svolta dal politico per l’accaparramento da parte della Polare Scarl  di un contratto di consulenza a favore di un’associazione tra Comuni”. Polare è in affari con Siram, società del gruppo Veolia, con Fincantieri, della quale il genovese Belsito è consigliere d’amministrazione, e con Grandi navi veloci.

Secondo gli investigatori, però, bonifici per milioni giravano tra la Siram e società riconducibili a Bonet senza essere giustificati “da alcun rapporto reale di natura economico-finanziaria”. Quanto a una fattura da 150 mila euro pagata al politico leghista, Bonet avrebbe poi recuperato la somma  “attraverso il beneficio fiscale del credito d’imposta”. Nelle intercettazioni, a proposito dei progetti con la Siram l’imprenditore ripete più volte che ci sono esborsi apparentemente immotivati, ma necessari perché “è un problema politico lì, cazzo… bisogna pagare e fine della questione”. Il riferimento è a una parcella di 40 mila euro in favore dell’avvocato calabrese – con studio in centro a Milano – Bruno Mafrici, anche lui indagato per riciclaggio.

Il percorso dei soldi si intreccia con l’altra vicenda che qualche mese fa ha portato alla ribalta Francesco Belsito, quella dei fondi della Lega nord investiti, tra l’altro, a Cipro e in Tanzania, destinazioni che riemergono nell’inchiesta reggina. Anche in questo caso, secondo gli investigatori, i soldi espatriati dal tesoriere della Lega viaggiano in parallelo con quelli “riconducibili alle attività criminali poste in essere dalla cosca De Stefano di Reggio Calabria”.