Sale a 23 dall’inizio del 2012 il conto degli imprenditori suicidi a causa della crisi economica dall’inizio. Un conto che non sembra fermarsi. I dati vengono dal centro studi dell’associazione artigiani e piccoli imprenditori di Mestre (Cgia) che ne registra 9 (il 40 per cento) nel solo Veneto. Nel suo studio, la Cgia ha specificato anche che un’impresa su due (precisamente il 49,6 per cento) chiude i battenti entro i primi 5 anni di vita: “E’ vero che molte persone, soprattutto giovani, tentano la via dell’autoimpresa senza avere il know how necessario, tuttavia è un segnale preoccupante anche alla luce delle tragedie che si stanno consumando in questi ultimi mesi”, ha dichiarato Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre.

Secondo l’associazione, del resto, “tasse, burocrazia, ma soprattutto la mancanza di liquidità sono i principali ostacoli che costringono molti neoimprenditori a gettare la spugna anzitempo. Per molti, il suicidio è visto come un gesto di ribellione contro un sistema sordo ed insensibile che non riesce a cogliere la gravità della situazione” ha continuato Bortolussi.

Il morbo è trasversale, colpisce giovani e adulti, imprenditori e artigiani, sopratutto uomini, ma c’è anche una donna. A seguire il triste computo si leggono storie diverse fra loro ma accomunate tutte dalla disperazione. Ieri un ex manager di 42 anni si è buttato sotto un treno a Sesto Fiorentino: disoccupato dal 2011, ha lasciato moglie e figlia; il giorno prima si era impiccato un cinquantaduenne imprenditore agricolo, anche lui sposato, con figli a carico e oberato dai debiti. Nei giorni precedenti, invece, due ragazzi di 28 e 29 anni si erano uccisi perché schiacciati dai debiti.

Tra il 2008 e il 2010 è aumentata del 25 per cento la statistica Istat su chi ha scelto di togliersi la vita per ragioni economiche: 150 casi nel 2008, 187 nel 2010 e nel 2011 si parla addirittura di 3mila e cinquecento casi di suicidio di cui circa un terzo legati al lavoro. A Padova, nel frattempo, è nata la prima associazione “parenti delle vittime della crisi”. L’hanno fondata Laura Tamiozzo e Flavia Schiavon, due imprenditrici venete i cui padri si sono suicidati perché non riuscivano a riscuotere i crediti delle rispettive aziende. Ma la Schiavon ha deciso subito di uscirne, infatti oggi ha ricevuto una lettera carica di insulti, accompagnata da un farneticante “ucciditi, cerchi solo notorietà”. Lunedì mattina non sarà a Vigonza per la fondazione dell’associazione familiari imprenditori suicidi.