Si può morire impiccati al chiodo della crisi, avvelenati ad aspettare quella manciata di soldi che ti spettano, che magari non arriveranno mai. Denunciare i creditori? I tribunali ci mettono sette anni per arrivare a una sentenza definitiva, e poi intorno ti fai terra bruciata. Ragionava così Giovanni Schiavon, e intanto telefonava ogni due o tre giorni a quei creditori che avevano allungato i tempi di pagamento di altri mesi, forse anni. Privati ma anche tante amministrazioni ed enti pubblici che non lo riescono più a pagare.

Giovanni Schiavon era un piccolo imprenditore edile come tanti nella zona del padovano, giovane e affidabile, serio e molto professionale: era proprietario della Eurostrade di Vigonza. Si è ucciso non per i debiti ma per i crediti che non riusciva a riscuotere, aveva crediti con enti pubblici per almeno 300 mila euro. Nel nordest sono tante le storie come quella di Giovanni: imprenditori alle prese con l’aziendina di famiglia, ma anche ristoratori, artigiani e dipendenti presi a calci dal loro stesso lavoro. Così suona cinico ma realista il titolo della ricerca dell’Eures “Il suicidio in Italia ai tempi della crisi” che ricorda tanto L’amore ai tempi del colera di Garcia Marquez. Qui però di romantico non c’è nulla: secondo i dati dell’istituto di ricerche economiche e sociali in Italia nel 2009 c’è stato un suicidio al giorno per motivi legati al lavoro. Nel solo Annus horribilis della crisi mondiale e in seguito al massiccio ricorso alla cassa integrazione da parte di tante aziende, secondo la ricerca Eures in Italia ci sono stati 2.986 suicidi con un aumento del 5, 6 % rispetto all’anno precedente, un aumento che ha invertito la dinamica decrescente degli ultimi anni.

L’incremento dei suicidi ha riguardato soprattutto la popolazione maschile (+ 5, 6 % rispetto all’anno precedente passando da 2. 197 a 2. 343) ma anche in misura minore quella femminile (+ 1, 6 % con 634 casi rispetto ai 631). Colpisce però soprattutto la forte connessione tra suicidi e crisi economica e occupazionale. Basta leggere i numeri: sono 357 i suicidi compiuti da disoccupati, con una crescita del 37,3% rispetto ai 260 casi del 2008. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone espulse dal mercato del lavoro (272 in valore assoluto), il 76% a fronte di 85 casi di persone in cerca di prima occupazione. Un altro indicatore della connessione tra aumento dei suicidi e crisi sono i suicidi per motivi economici, che – pur con tutte le difficoltà di capire le motivazioni profonde di un gesto così assoluto – raggiungono proprio nel 2009 il valore più alto degli ultimi decenni con 198 casi, con una crescita del 32% rispetto all’anno precedente e del 68% rispetto al 2007.

Dal punto di vista geografico oltre la metà dei casi sono concentrati “in una regione del nord” (così dice la ricerca) con ben 1.600 suicidi pari al 53,6 % del totale, a fronte del 18,8% al centro e del 27,6% al sud. Una tendenza in triste ascesa quella dei suicidi a Nordest che riguardano soprattutto padroncini e piccoli imprenditori: sono oltre una cinquantina negli ultimi tre anni quelli che si sono tolti la vita, spesso schiacciati dai tempi di pagamento lunghissimi applicati dalle aziende o dagli enti pubblici. Oggi la media di tempo in cui vengono saldati i debiti da parte dello Stato o degli enti locali è di 180 giorni, tempi che spesso nelle Asl si allungano addirittura a 300 e in alcuni casi 900 giorni. Non va meglio per i pagamenti che devono effettuare le aziende, soprattutto quelle più grandi, che spesso slittano da tre a sei mesi costringendo i piccoli imprenditori ad andare a bussare (ormai sempre più a vuoto) agli istituti bancari. Ancora secondo la Cgia infatti su un campione di 800 microimprese intervistate il 51, 3 % manifesta una aumentata difficoltà di accesso al credito. Tradotto, è una via senza uscita: se la piccola azienda esegue dei lavori e viene pagata con molto ritardo, nel frattempo si rivolge alla banca che però non concede credito, per quanto tempo può sopravvivere? Insomma in Veneto i piccoli imprenditori e il mondo di associazioni, confederazioni e piccoli partiti autonomisti anti-banche che ci ruota attorno sono una bomba a orologeria.

da Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio 2012