Nessun “caso” per la politica, nessuna valutazione di opportunità da parte del consigliere provinciale Pietro Pellerito, alcamese, infermiere ospedaliero, ex Udc, oggi del gruppo Alleanza per la Sicilia, che oltre ad essere stato condannato a sei anni, proprio oggi incassa anche l’applicazione della sorveglianza speciale per i prossimi due anni. Tutto questo senza lasciare la poltrona consiliare. Potrà raggiungere Trapani dalla sua Alcamo, per partecipare ai lavori di Consiglio provinciale e delle commissioni, ma potrà farlo prendendosi cura di comunicare i suoi spostamenti alle forze dell’ordine.

Nel 2011 Pellerito è stato condannato a 6 anni per soppressione di atto pubblico e falso. Il fatto: ha concorso a fare sparire la certificazione rilasciata dal pronto soccorso dell’ospedale di Alcamo che attestava l’incidente sul lavoro di un operaio che però lavorava in nero alle dipendenze di un imprenditore mafioso, Liborio Pirrone, uno che in giro faceva le estorsioni dicendo che quella era “la tassa per la chiesa”.

Dopo la condanna Pellerito addirittura ha fattoe un salto di qualità, diventando presidente della commissione Lavori Pubblici del Consiglio provinciale. In aula consiliare il gruppo di “Sel”, i consiglieri Giuseppe Ortisi e Ignazio Passalacqua, lo hanno invitato a valutare le dimissioni dalla presidenza della commissione dinanzi alla sonora condanna a sei anni, ma Pellerito non ha voluto ascoltare, dalla sua parte la maggioranza dei consiglieri, anche di centrosinistra.

Personaggio chiacchierato, Pellerito mette in archivio anche due precedenti per furto e il sospetto (rimasto però non provato) di avere aiutato due killer nel 1988 a commettere un omicidio di mafia in ospedale (ad essere ucciso fu Rosolino Filippi, mafioso e che risultava iscritti negli elenchi della massoneria deviata della Iside 2 a Trapani) Pellerito per quel delitto fu arrestato e poi prosciolto.

Pochi mesi, fa, intanto, dai banchi di Consiglio ha accusato di indebite pressioni quei consiglieri dell’opposizione che gli chiedevano di dimettersi. “La mia è una condanna di primo grado, è stato tutto sbagliato, denuncerò alla magistratura chi mi chiede di dimettermi”. Mentre si attende ancora questa denuncia è però arrivata un’altra tegola sul capo di Pellerito, la decisione del Tribunale di applicare, su proposta della Questura, la sorveglianza speciale che tra le carte ha il testo delle intercettazioni dove i mafiosi parlano di Pellerito “esternando il loro rispetto”, “se non era per Pitrinu eravamo rovinati”, e quando ad avere bisogno di un qualche aiuto è stato Pellerito, il capo mafia di Alcamo si è dato da fare rassicurando poi gli amici del consigliere, “ho detto a Pietro vai là, tranquillo, che ti rispettano”. Il resto delle intercettazioni ha carpito la disponibilità del Pellerito con i familiari di alcuni detenuti per mafia, addirittura avrebbe fatto da consigliere quasi quanto un avvocato. Ultimo particolare, difensore di Pellerito è stato l’avv. Baldassare Lauria fino a pochi mesi addietro assessore provinciale alla Legalità.