Il segretario del Pdl Angelino Alfano

Mentre il Pdl ufficialmente appoggia compatto la riforma del lavoro targata Fornero gli elettori del centrodestra si dividono. Molti sono contrari e minacciano di non votare il segretario alle prossime elezioni. La spaccatura emerge dove nessuno la riesce a nascondere e cioè in rete. Il dissenso della base del partito si materializza in queste ore sulla bacheca Facebook di Angelino Alfano. Il segretario del Pdl pubblica un post in cui difende a spada tratta le scelte del governo e si ritrova centinaia di messaggi di elettori che la pensano diversamente. Con toni e parole diverse gli chiedono di cambiare strada prima che sia troppo tardi. La posta in ballo è il consenso alle prossime elezioni. “Sull’articolo 18 – scrive Alfano – diciamo che si è trovato un buon punto di equilibrio sul quale non si deve arretrare in parlamento. (…) Con questa riforma l’Italia va avanti ed era giusto che andasse avanti perche’ si trovava indietro in tutte le classifiche europee e internazionali relative all’occupazione giovanile e femminile”.

In meno di due ore i commenti sono più di duecento. E anche nei post successivi, che riguardano altri temi, è la riforma del lavoro al centro del dibattito che si fa incandescente. Eccone degli estratti. “Vergognati Alfano, l’Italia al voto ti punirà”, scrive ad esempio Daniele che evidentemente il Pdl in passato lo ha votato. Pietro Merli va dritto al cuore della questione che scodella così ad Alfano: “Angelino, hai visto i sondaggi? Non ti rendi conti che sostenendo Monti perdete?”. Tra i post che invece apprezzano i contenuti della riforma e il sostegno pidiellino alcuni invitano a non fare prigionieri, perché il fatto che gli statali siano stati esclusi dal provvedimento proprio non va giù: “Art.18, statali privilegiati. Loro non sono licenziabili. Se passa il pdl scenderà sotto del 20%”, vaticina Eliseo. “Io l’art. 18 l’avrei abolito solo per gli statali che timbrano il cartellino e vanno a fare la spesa”, rincara Davide. E’ Giacomo che fissa nel suo post il punto di caduta del consenso  a destra in queste ore: “Se la possibilità di licenziare non verrà estesa anche ai dipendenti pubblici non voterò più nessun partito di centrodestra. Alfano insista che la riforma vada in questa direzione”. Tra i delusi c’è chi chiede di fermare le bocce e fare un passo indietro. “Mi dispiace ma non credo che ciò che state per approvare sia il meglio possibile. Siamo ormai delusi da un partito che sembra sempre più sottomesso dalle proprie catene. Vi consiglio di aprire una discussione seria su ciò che ora rappresentate e in particolare chi rappresentate”.

Alla bacheca di Alfano si affacciano gli imprenditori scontenti cui va bene avere mano libera nei licenziamenti ma senza quel piccolo sovrapprezzo imposto dal governo per garantire ai licenziati ammortizzatori per affrontare la perdita del posto vecchio e la ricerca di uno nuovo. Non le manda a dire Giacomo de Fazi: “Angelino noi medi imprenditori se abbiamo difficoltà economiche dobbiamo “sovvenzionare” gli operai dai 15 ai 27 mesi, ma voi politici capite che così ci fate portare i libri in tribunale e fallire? Che le paghi il governo le mensilità visto che ci sta strangolando di tasse! Attenzione così muore la piccola e media impresa: Basta! Se abbiamo un calo di commesse non siamo mica lieti di mandare a casa i nostri lavoratori saai? Ma prima di chiudere cerchiamo almeno di salvare il salvabile!”. Insiste un altro imprenditore: “Pagare 27 mensilità di buona uscita – posta tal Ridolfi – non è costo del’lavoro? Angelino! le imprese piccole sono ROVINATE !! come spossiamo essere più competitivi sul mercato? per noi piccole imprese era meglio prima”.