Davide Boni

Per concludere affari immobiliari in Lombardia era necessario passare “per Boni e Ghezzi”. Cioè Davide Boni, presidente leghista del consiglio regionale, e Dario Ghezzi, suo stretto collaboratore, indagati per corruzione.

Una nuova testimonianza, depositata la Tribunale del riesame in seguito a un ricorso di alcuni indagati, rende ancora più pesante il quadro del malaffare politico-imprenditoriale in Lombardia, la regione guidata da Roberto Formigoni dove nove consiglieri su 80 sono indagati. Due giorni giorni fa è toccato al pidiellino Angelo Giammario, accusato di aver intascato mazzette sulla manutenzione del verde pubblico. Ma altri casi emergono, in modo bipartisan, in altre regioni del Nord. In Toscana, dove il consigliere regionale del Pd Riccardo Conti è indagato per corruzione con il manager Vito Gamberale (in una vicenda legata al caso Sea che fa tremare la giunta Pisapia a Milano). E in Emilia-Romagna, dove il presidente Vasco Errani si dice pronto alle dimissioni dopo essere finito sotto inchiesta con l’accusa di aver ostacolato indagini su una coop in cui è interessato suo fratello.

A parlare di Boni è un altro indagato, Gilberto Leuci, che in un interrogatorio ai pm di Milano dichiara: “Nel corso di un incontro che ho intrattenuto con l’amministratore delegato della Serenissima Sgr (società di gestione del risparmio creata dalla spa pubblico-privata Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova, ndr), lo stesso mi rappresentò che era a conoscenza del fatto che per montare affari immobiliari in Lombardia era necessario fare un passaggio da Boni e da Ghezzi, i quali dirigevano l’imprenditore verso il sottoscritto e da Ugliola”. Il riferimento è a Michele Ugliola, l’architetto-mediatore intorno al quale ruota l’inchiesta condotta dai pm Alfredo Robledo e Paolo Filippini. “Personalmente non ho mai consegnato denaro a Boni o a Ghezzi, in quanto tali incombenze sono state gestite da Ugliola”.

L’inchiesta nasce dal presunto sistema di tangenti sull’urbanistica di Cassano D’Adda, comune in Provincia di Milano. Ma il meccanismo era esteso alle grandi operazioni immobiliari di altre zone della Lombardia, compresa l’area Falck di Sesto San Giovanni per la quale è indagato per corruzione l’ex dirigente del Pd Filippo Penati. Lo afferma in interrogatorio , il 12 luglio 2011, l’architetto Ugliola, che elenca una serie di operazioni “viziate” da mazzette: “Si tratta di tutti gli incarichi che ho ottenuto dalla società ‘Risanamento’ di Luigi Zunino, quali Santa Giulia, Area Falck di Sesto San Giovanni, Rodano – Pioltello – area ex Sisas, Scalo Farini, con riferimento all’immobile ex poste e Marconi 2000 – comune di Varedo. In ciascuno di questi casi”, ha spiegato Ugliola, “sono state promesse somme di denaro ai medesimi esponenti politici sopra indicati, e cioè Boni, Ghezzi e Casiraghi (Monica Casiraghi, consulente di Boni all’assesssorato regionale al Territorio, ndr), in cambio dell’ottenimento delle autorizzazioni necessarie”.

Circostanziato il racconto sul presunto sistema delle tangenti a Cassano D’Adda, di nuovo dai verbali di Leuci. “Sono a conoscenza che i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta cassanese, in particolare Forza Italia e Lega Nord“, spiega ancora Leuci. “Posso dire che le operazioni che io ho montato a Cassano, sulle quali ho percepito denaro dagli imprenditori, denaro che oggi ho girato a Michele Ugliola trattenendo la mia parte, sono circa 12. Posso quantificare in circa un milione e mezzo di euro la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni. Io e Ugliola trattenevamo generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute valutando la quota trattenuta caso per caso”.

L’indagato ha spiegato come avveniva la spartizione delle tangenti. “La quota da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla ai politici”. Per quanto riguarda i presunti collettori delle tangenti, “non so indicare un esponente politico preciso per quanto riguarda il partito Forza Italia”, ha precisato Leuci, mentre posso indicare Boni e Ghezzi come politici di livello più alto, con cui aveva stretto rapporti Ugliola, da cui avevamo copertura”.

Dai verbali emerge una conferma interna al partito di Umberto Bossi: “Ero consapevole del fatto che un terzo dei profitti sarebbero andati alla Lega”, afferma nell’interrogatorio del 21 ottobre 2011 Marco Paoletti, consigliere provinciale milanese eletto con la Lega Nord. Nel 2010, Paoletti subisce una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta su Cassano: “Ricordo che Boni in più occasioni mi tranquillizzò – dice ai pm – dicendomi che non mi avrebbero abbandonato politicamente qualora ci fosse stato un risvolto giudiziario negativo nei miei confronti”.

Le presunte tangenti, ha aggiunto Paoletti, erano una sorta di “approvvigionamento” per “sostenere i costi della campagna elettorale” di Boni. Paoletti ha raccontato di un colloquio con Ghezzi, il collaboratore di Boni, nell’autunno 2009: “Avevo già preso i 20mila euro quando mostrai la disponibilità a contribuire alle spese della campagna elettorale di Boni, ma a fronte di questa disponibilità Ghezzi mi rispose: ‘tu pensa a portare i voti che il resto ce lo aspettiamo da Michele’, facendomi così capire che non vi erano problemi per quanto riguardava l’approvvigionamento a sostenere i costi della campagna elettorale”.