Documenti di spesa, rimborsi, costi per società di comunicazione, francobolli e fotocopie. In quelli che sembrano gli ultimi giorni della Margherita, si sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi. I panni sporchi si lavano in piazza, con un duplice effetto. Da una parte si mettono sotto una luce sinistra coloro che hanno preso soldi dal partito negli ultimi tre-quattro anni (quando cioè la Margherita ha finito di compiere il suo percorso elettorale trasformandosi in un’associazione politica assistita peraltro dal finanziamento pubblico dei partiti fino al 2011). Dall’altra, però, quei panni lavati in pubblico, fanno una maggiore luce su come i Dl spendessero i propri soldi. Elemento, che se può dispiacere a chi quei finanziamenti li ha ricevuti, fornisce un quadro d’assieme più completo della vicenda.

Ieri, il quotidiano Libero, che nei giorni precedenti si era concentrato su un passaggio di denaro dai conti dei Dl alla campagna elettorale di Matteo Renzi (che ha negato la circostanza annunciando querela), ha raccontato di un altro passaggio di denaro: questa volta dalla tesoreria dei Dl ad una società, la M&S Congress, ritenuta vicina al Presidente dell’Assemblea federale della Margherita Enzo Bianco. Dopo la pubblicazione dell’articolo, gli avvocati del partito di Francesco Rutelli (l’organizzazione politica è parte offesa nel procedimento giudiziario contro l’ex tesoriere Luigi Lusi, accusato di aver distratto milioni dalla cassa comune) hanno annunciato querela contro Libero, colpevole “di alcuni articoli in cui si attribuisce, contro il vero, l’opera di diffusione di presunto materiale istruttorio agli inquirenti del caso-Lusi. Vi sono prove, infatti – scrivono i legali Titta Madia e Alessandro Diddi – che le ricostruzioni e informazioni false, inesatte e contraddittorie pubblicate dal quotidiano non provengono dagli inquirenti”. Sono al contrario “strumento di un tentativo di inquinamento dell’indagine in corso, un occulto e vano tentativo di intimidazione verso la parte offesa nel procedimento pena-le”, vale a dire i Dl. Quei dati, quindi, non provengono dall’indagine in corso a Roma. Nondimeno esistono.

Libero, ieri, ha pubblicato dunque una serie di versamenti che la Margherita ha fatto alla società M&S Congress, ascritti a Enzo Bianco in quanto la società catanese con sede nella medesima via della segreteria di Bianco, è posseduta a metà tra Mario e Patrizia Minnelli. Quest’ultima, per anni segretaria dello stesso Bianco, è anche tra i fondatori dell’associazione Liberal che fa capo al senatore. Dai conti della Margherita a quelli della M&S Congress transita il grosso della cifra che il partito versa per l’attività politica del presidente dell’assemblea Dl: 47.286 euro nel 2009, 151.005 nel 2010 126.359,24 nel 2011. Sia l’amministratore unico della società Mario Minnelli (a Libero), che lo staff di Enzo Bianco (al Fatto Quotidiano), non negano l’esistenza di questo rapporto.

La distinta dei pagamenti, però, contiene altre voci, che, fuori dalla polemica giudiziaria, hanno una loro importanza. Secondo questo rendiconto la Margherita negli ultimi tre anni ha versato all’attività politica di Bianco una cifra vicina ai 600mila euro. Vale a dire: 186.639 euro nel 2009, 212.559,66 nel 2010 e 226.780,92 nel 2011. Nel 2009 i Dl pagano infatti al presidente dell’assemblea federale le spese telefoniche (sue e della sua segreteria), per la cifra annua di 7.478 euro, 47.969 euro per i suoi collaboratori a progetto, 7.501 di contributo Inpgi, 9.875 per lo stipendio di un altro dipendente, 10.680 euro per la pubblicità su Europa, 1.200 per un’iniziativa editoriale con l’Unità e il Riformista, 2.933 per l’acquisto dei giornali, e altri 41 mila euro per rimborsi spese per comunicazione e propaganda (oltre a quelli della M&S, si deduce).

Nel 2010 e nel 2011, poi, tra le altre voci, compare un “rimborso spese” senza voci specifiche. E sono cifre importanti: 48.972,05 euro nel 2010 e 66.238 euro nel 2011. Cosa sono quei soldi? Il sospetto – che arriva dalle trincee di questa guerra – è che siano uno stipendio mascherato che il partito forniva al proprio presidente (cifra peraltro non denunciata poichè Bianco dichiara per il 2010 la sola indennità di Palazzo Madama). Il senatore, invece, che ammette senza difficoltà quei versamenti, spiega che sono gli stipendi di tre collaboratori che erano in precedenza assunti dalla Margherita. Certo i Dl potrebbero far cadere i sospetti di questa guerra (e il “tentativo di intimidazione”) se decidessero di rendere pubblico quello che, si sospetta, verrà riversato a rate su giornali e tribunali con ben diversa eco.