Nuovo caso sospetto di Ebola, dottoressa di Msf in servizio in Congo sarà ricoverata allo Spallanzani: “È serena e asintomatica”
Nuovo caso sospetto di Ebola che riguarderà l’Italia. Dopo l‘allarme rientrato nei giorni scorsi all’ospedale Sacco di Milano, dove due cooperanti italiani rientrati dall’Uganda sono risultati positivi alla Shigella, ora tocca allo Spallanzani dove a breve verrà ricoverata in quarantena una dottoressa di “Medici Senza Frontiere”. La chirurga ha operato una decina di giorni tra alcuni pazienti positivi al virus a Bunia, una città di 400mila abitanti in Congo. La medica rimane asintomatica e serena, e non è ancora certo se abbia contratto la malattia che ha un periodo di incubazione fino a 21 giorni. Il ricovero è una misura precauzionale considerando che nel Paese africano in cui opera la volontaria, l’epidemia non accenna a fermarsi e continua a mietere centinaia di vittime. Dopo un rapido consulto tra gli esperti, è stato deciso il trasferimento d’urgenza della donna che arriverà dal Congo con un volo abilitato al trasporto delle persone potenzialmente contagiose. Ora i medici italiani faranno tutti i test del caso per scoprire se la chirurga abbia o meno il virus di Ebola Bundibugyo.
Medici senza frontiere non aggiunge dettagli alla vicenda per tutelare la privacy della dottoressa. “Siamo a conoscenza delle notizie riguardanti una persona del proprio staff a Bunia (Ituri, Repubblica Democratica del Congo), dove l’organizzazione è impegnata nella risposta all’attuale epidemia di Ebola – ha detto Msf -. La persona dello staff, che non presenta alcun sintomo, è sotto monitoraggio medico e, a titolo precauzionale, sarà evacuata per motivi sanitari nel proprio Paese d’origine, l’Italia”. La donna è ad alto rischio anche perché lavora nella provincia di Ituri, considerata dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, “l’epicentro dell’epidemia di Ebola”. Nei giorni scorsi nella regione, la tensione è salita alle stelle quando alcuni manifestanti hanno dato fuoco alle tende utilizzate per isolare i pazienti presso l’ospedale di Rwampara perché gli era stato impedito di recuperare la salma di un parente infetto.
“Non ci sono casi di Ebola al momento in Italia e che l’allarme è molto basso nel nostro Paese. Il Ministero è attivo sin dal primo momento per tutte le attività di preparazione e sorveglianza e sta proseguendo il monitoraggio dell’evoluzione del quadro epidemiologico in raccordo con i territori e con le autorità sanitarie nazionale e locali” si legge in una nota del ministero della Salute. La chirurga ha eseguito in Repubblica democratica del Congo un intervento salvavita d’urgenza, il 18 maggio, su un bambino vittima dell’esplosione di una granata. Il bambino è un caso sospetto di Ebola il cui test non è ancora disponibile.
Intanto il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha annunciato un rafforzamento delle proprie attività per l’epidemia che desta “grave preoccupazione”. L’agenzia sanitaria dell’Ue continua comunque a valutare come “molto basso” il rischio di infezione per la popolazione generale in Europa.
L’Ecdc collega la preoccupazione al fatto che l’epidemia presenta caratteristiche diverse rispetto ai precedenti focolai di Ebola, anche perché è causata dal virus Bundibugyo, per il quale non esistono al momento vaccini autorizzati né trattamenti specifici. Per sostenere le autorità sanitarie dei Paesi colpiti, l’agenzia europea sta aumentando la propria presenza sul campo attraverso la task force sanitaria dell’Ue, con l’obiettivo di raccogliere informazioni dirette sull’evoluzione dell’epidemia e sui controlli sanitari ai viaggiatori in uscita dalle aree interessate.
Tra le misure annunciate figurano aggiornamenti epidemiologici quotidiani, assistenza ai Paesi Ue per rafforzare la capacità di individuare rapidamente eventuali casi importati e cooperazione con il settore dell’aviazione per la gestione di casi sospetti durante i voli. Secondo i dati dell’Ecdc, al 24 maggio nella Repubblica Democratica del Congo erano stati segnalati oltre 900 casi sospetti di Ebola, mentre l’Uganda ha finora registrato sette casi.