Se continua così si va a elezioni. “E la Lega andrà da sola, perché da sola può vincere”. Umberto Bossi cerca di scaldare la folla leghista, riunita questa mattina nel corteo che da piazza Castello si è snodato fino a piazza Duomo a Milano. “Io – dice dal palco cercando di rassicurare – non avrei mai fatto niente contro Maroni, chi lo ha fatto sono i giornali di regime”. E poi via al repertorio contro Monti – “stai attento” – sulle banche, sul governo “infame”.  Appena Bossi prende la parola, in realtà, partono gli slogan contro Reguzzoni. E quando il capo si augura che i due “si stringano la mano scendendo dal palco”, dai militanti parte il coro “Reguzzoni fuori dai coglioni”. E fischi, insulti all’ormai ex capogruppo della Lega. Il coro “Maroni Maroni” sovrasta la voce del senatur, ma Bobo, dal palco accanto a Bossi, con sorriso in viso e un passo avanti a tutti gli altri, scandisce “Bossi Bossi”.

Piovono fischi anche quando il capo cita “il buon Berlusconi”. Io, rassicura, “ho un’idea: non può parlare con noi e tenere in piedi il governo. Gli suggerisco: Berlusconi la Lega ti chiede di far cadere questo governo infame”. Altrimenti “io non ci riuscirò a tenere in piedi il governo della regione Lombardia: li stanno arrestando tutti”. Oh, grida, a Formigoni: “Presidente i soldi sono nostri”. Un ricatto, un diktat a tutti gli effetti, a cui per il momento il Pdl risponde con un no secco. “Nell’immediato – ha risposto indirettamente Fabrizio Cicchitto – il Pdl non può accettare diktat di alcun tipo, né quelli di chi ci dice che dobbiamo far cadere il governo domani, né quelli di chi ci intima di andare avanti fino al 2013. A breve ci impegneremo a migliorare il decreto sulle liberalizzazioni”.

La Lega Nord che torna in piazza a Milano, insomma, lo fa contro tutto e tutti, nel momento più difficile della propria esistenza. Un partito dilaniato dai conflitti interni, da vere e proprie faide che rischiano di affossare il sogno padano. Oggi è la giornata della ritrovata unità. O almeno provano a mostrarla i secessionisti di via Bellerio. Gia di prima mattina piazza Castello è verde. Dalla segreteria, che gestisce la manifestazione milanese del Carroccio e distribuisce magliette e bandiere, hanno infilato all’ultimo momento delle piccole bandiere con la scritta in rosso ‘Bossi’. Ma le pettorine dei “bobo boys” sono un po’ ovunque, come le sciarpe “barbari sognanti”. E poi quelle bandiere della Tanzania. Una trentina, non di più, che vengono srotolate quando parla il capo. E che pure bastano, per ricordare che non tutto nel Carroccio è stato sanato.

Matteo Salvini, maroniano con pettorina “bobo boys”, ha il compito di scandire slogan e guidare il corteo che da piazza Castello arriverà in piazza del Duomo. “Tutti i parlamentari, presidenti e sindaci si mettano insieme davanti al corteo” grida più volte dal megafono. Lo striscione che apre il corteo invoca “un popolo, un destino: Padania libera”. A fare da apripista undici trattori, niente mucche, pochi elmetti sulla testa.

Ad attenderli in piazza Duomo c’è un gruppo di militanti, per lo più maroniani, appostati dalla mattina: sono andati direttamente sotto il palco per occupare le prime file. La consigliera regionale Monica Rizzi non si vede, in compenso alcuni giovani padani si sono travestiti con parrucche bionde e una bacchetta magica in mano. Insomma, il folklore leghista non manca nemmeno stavolta, anche se paradossalmente indirizzato al proprio interno. I big del partito, al contrario, si affannano dal primo mattino per mostrare unità. “Ci sono state delle discussioni, ma l’unitarietà del movimento attorno al segretario federale e’ assoluta”. Così Roberto Calderoli cerca di archiviare le tensioni. Parlando con i giornalisti l’ex ministro dice che il cambio del capogruppo alla Camera era “programmato”. Il mandato di Marco Reguzzoni, spiega, “è scaduto a dicembre ed era programmato che a gennaio si procedesse con la sostituzione che aveva già previsto Bossi”. Attorno a Calderoli cartelli con la foto di Mario Monti accostata a quella di Fantozzi. “Stesse capacità”, recitano i cartelli, distribuiti ai militanti. E poi ancora: “Il governo è avvisato, il padano s’e’ inc…”, “Per i tecnici il Paese è carne da macello”, “Padania terra di schiavitu'” e “Macelleria Monti”, con il presidente del Consiglio ritratto come un macellaio che ‘affetta’ un pensionato.

Gli occhi però sono tutti per Maroni. Lui arriva e dice “tutto ok”. Con Umberto Bossi è “tutto a posto”. “Siamo un partito vivo, vivace, non di cartapesta” aggiunge l’ex titolare del Viminale. “Mercoledì si è scatenata una grande passione ed è quella la Lega che mi piace”. Anche Rosi Mauro arriva e cerca lui, il nemico ora da rispettare. Si stringono la mano a favore di telecamere e macchine fotografiche. I due si abbracciano, qualcuno grida “bacio, bacio”. Lei si butta verso Maroni che ridendo dice: “No ragazzi, non esageriamo”. Quando il corteo parte, alla testa ci sono Bossi, Maroni e Rosi Mauro. L’immagine della pace ritrovata. Apparente. Perché ci sono cartelli “cerchio tragico” che il servizio d’ordine cerca di far abbassare, senza risultato. E ci sono slogan contro Reguzzoni, “fuori dai coglioni”, che lo speaker Salvini, pur controvoglia, zittisce. Mercoledì a Varese, del resto, anche lui, maroniano doc, si era dilettato nei coretti contro il cerchio magico. Uno su tutti: “Rosi puttana lo hai fatto per la grana”. Ma oggi l’ordine del fortino di via Bellerio è tenere bassi i toni, evitare scontri. Cosi Salvini grida nel megafono: “Monti, Passera, Fornero vi facciamo il culo nero”.

Il corteo sfila fino a piazza del Duomo. Gli undici trattori che aprono la strada passano davanti alla Scala, a quel Palazzo Marino da cui Pisapia ha ideato la contestata Area C che in una settimana ha ridotto del 40 per cento il traffico e di oltre il dieci l’inquinamento. Il sindaco si sarà chiesto come sono alimentati i trattori. Sicuro non sono elettrici. I leghisti ce l’hanno anche con lui: “Pisapia C tassa”. In piazza Duomo ad attendere Bossi alcuni cartelli che gli ricordano la promessa fatta: “Congressi subito”. E parecchi adesivi e bandiere e volantini di barbari sognanti, i maroniani che hanno chiesto e ottenuto la testa di Reguzzoni.

Il senatur, intanto, cerca di dare una svolta al partito che reclama pulizia. “Se lo scandalo in Lombardia andrà avanti che farete?”, chiedono i giornalisti. Lui risponde: “Andremo alle elezioni e ci presenteremo da soli, abbiamo la forza per vincere”. Quanto al partito, dice Bossi, “la Lega non è mai stata divisa, siete voi a sperare”. Ma ad attenderlo davanti al palco c’è la beffa: la statua di Vittorio Emanuele a cavallo. Il ponteggio che la copre ha i manifesti tricolore che celebrano i 150 di unità d’Italia. “La nostra storia insieme compie 150 anni”. E’ rivolto proprio verso il gotha leghista. Molto più vicino dello striscione “Umberto Bossi la lega sei tu” e “Padania libera”. Per quanto grideranno alla secessione i ponteggi ricordano la realtà. Così come non basta un abbraccio di Rosi Mauro per segnare la pace nella Lega.

(video di Alessandro Madron, Franz Baraggino, Francesca Martelli)