I dipendenti a bordo delle 25 navi della Costa Crociere sono in totale 18 mila. “L’80 per cento di loro ha meno di 40 anni e proviene da 70 paesi diversi”, dice l’azienda. Fatta eccezione per gli ufficiali, quasi tutti italiani e ben pagati, i membri dello staff sono per lo più giovani provenienti da Asia e da America Latina. I più numerosi sono i filippini, seguiti da indiani e indonesiani. A loro vengono affidati i compiti più umili, come la pulizia delle camere o il lavaggio delle stoviglie.

Gli europei lavorano invece a contatto con il pubblico, dall’animazione all’accompagnamento turistico. Funzionava così anche per i 1.026 membri dell’equipaggio della Concordia, tra cui c’erano 296 filippini, 202 indiani, 170 indonesiani e 144 italiani. Le condizioni di lavoro? Herbert Rodelas è un filippino di 28 anni sbarcato a novembre dalla Costa Magica. Lavora per la compagnia dal 2005 come uomo delle pulizie: “Il mio ultimo stipendio è stato di 547 dollari al mese. Lavoro in media 12 ore al giorno, sette giorni su sette”. Va un po’ meglio ai camerieri. Brijesh Patel, indiano, ha lavorato per Costa Crociere dal 2000 al 2007: “Lo stipendio iniziale era di 550 euro, ma con le mance capitava di raggiungere anche 1.500 euro”. I ritmi di lavoro? “Dalle 12 alle 14 ore al giorno, sette su sette”. Brijesh Patel è stato fortunato: il suo stipendio gli è sempre stato versato in euro. “A febbraio del 2010”, racconta Herbert Rodelas, “la compagnia ha iniziato a pagare noi extracomunitari in dollari. Con un cambio uno a uno: quindi i miei 547 euro si sono trasformati in 547 dollari”. Una perdita secca, a valori attuali, di circa 150 dollari al mese.

Proteste? “Nessuna, temevamo di perdere il posto”. Già, perché i contratti di lavoro sulle navi sono a tempo determinato, vanno dai quattro agli otto mesi. E non esistono garanzie di rinnovo. Anche gli europei non se la passano bene. Monica Lommi, 35 anni, è stata a bordo delle navi Costa come accompagnatrice turistica, posto per cui è richiesta la conoscenza di almeno tre lingue: “Lavoravo dalle 10 alle 15 ore al giorno, sette giorni su sette. Così per tutti i sei mesi di contratto. Lo stipendio? 900 euro al mese”. La legge italiana prevede che sulle navi da crociera non si possa lavorare in media più di 11 ore al giorno. Leo Gaggiano, referente unitario della Cgil per il gruppo Costa Crociere, assicura che “i dipendenti della compagnia lavorano al massimo 10 ore, ogni settimana beneficiano di una giornata di pausa e le loro paghe sono superiori a quanto stabiliscono le organizzazioni internazionali”.

Tutti i lavoratori del gruppo contattati sostengono però un’altra versione. Come Melissa Virdi, 30 anni, operatrice al front desk, compito per cui è richiesta la conoscenza scritta e orale di almeno quattro lingue: “Ero occupata sette giorni su sette, per almeno 12 ore al giorno, turni notturni compresi, e lo stipendio era di 700 euro al mese”. Come è possibile? Il trucco lo spiega una manager che per Costa Crociere continua a lavorare e perciò preferisce l’anonimato: “Ogni 15 giorni dobbiamo inserire in un modulo elettronico le ore lavorate dai dipendenti del nostro ufficio. Il programma non permette però di riportare una media superiore alle 11 ore al giorno, quindi i dati ufficiali non sono reali”.

Ecco spiegata la bella vita di chi lavora sulle navi da crociera. Gente che dorme in cabine da 6 metri quadri, da dividere in due, senza un oblò perché quelli sono riservati ai clienti. Gente che ci ha rimesso la vita davanti all’isola del Giglio. E’ così, grazie all’abbattimento dei costi della manodopera, che i clienti possono permettersi crociere a prezzi abbordabili. Anche in virtù di quei filippini bistrattati perché incapaci di parlare italiano. D’altronde sarebbe difficile trovare migliaia di connazionali disposti a ricevere uno stipendio di 500 dollari al mese per una media di 84 ore lavorative a settimana.

E infatti, nonostante la maggioranza dei clienti sia italiana, parlare la nostra lingua non è indispensabile per lavorare sulle navi della Costa. Il requisito fondamentale è la conoscenza basilare dell’inglese. Su una cosa i dipendenti tengono però a fare chiarezza: la preparazione alle emergenze. Tutti i lavoratori prima di imbarcarsi devono sostenere a spese proprie (500 euro) il Basic Safety Training, un corso di tre giorni in cui vengono addestrati alle tecniche antincendio, al salvataggio in mare e alle operazioni di primo soccorso. A ciò si aggiungono le simulazioni di abbandono nave: procedure che ogni lavoratore deve svolgere una volta iniziato l’imbarco. Sono le stesse esercitazioni che i passeggeri saliti a Civitavecchia avrebbero svolto sabato, a 24 ore dall’inizio della crociera, proprio come prevede la legge.

da Il Fatto Quotidiano del 18 genaio 2012

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