La cascina Continassa è deserta. Quattro giorni dopo il pogrom delle Vallette, dell’insediamento abusivo, dove fino alla settimana scorsa abitavano circa una ventina di famiglie rom, rimangono solo i ruderi del vecchio fabbricato e la cenere di quelle che erano baracche e roulotte.

L’incredibile spettacolo andato in scena sabato sera sembra aver denudato una città che, improvvisamente, si scopre incubatrice della peggior xenofobia, al punto che perfino La Stampa ha sentito il bisogno di scrivere: “Ieri (sabato scorso, ndr) – ha scritto il quotidiano – nel titolo dell’articolo che raccontava lo ‘stupro’ delle Vallette abbiamo scritto: ‘Mette in fuga i due rom che violentano sua sorella’. Un titolo che non lasciava spazio ad altre possibilità, né sui fatti né soprattutto sulla provenienza etnica degli ‘stupratori’. Probabilmente non avremmo mai scritto: mette in fuga due ‘torinesi’, due ‘astigiani’, due ‘romani’, due ‘finlandesi’. Ma sui rom siamo scivolati in un titolo razzista”. Un’onorevolissima assunzione di responsabilità, anche se – ha notato qualcuno – si chiede scusa a tutti tranne che ai rom.

Alle Vallette, quartiere tornato paradigma di banlieu proprio come nei decenni della città-fabbrica novecentesca, ha chiesto scusa soltanto la sedicenne che, inventandosi uno stupro per paura di una famiglia ossessionata dalla sua verginità, ha involontariamente dato fuoco alle polveri.

Polemiche e imbarazzi investono anche la politica, nella persona di Paola Bragantini, 37enne presidente della Circoscrizione nonché segretario provinciale del Pd. Sabato sera era alla “fiaccolata”, circostanza che a molti è sembrata quanto meno sorprendente. Ma lei puntualizza con rabbia: “Eravamo lì, consiglieri di vara estrazione, uniti, per capire, parlare, spiegare alle persone. Sgomenti per la piega che prendeva, increduli per il montare della rabbia. Abbiamo tentato di tirar via le persone, di dire in faccia, a nostro rischio, ‘vergognati per quello che stai dicendo’”.

Vergogna a parte, rimane qualche piccolo mistero. Michele Curto, consigliere comunale, coordinatore provinciale di Sel (e una lunga esperienza da operatore sociale proprio nei campi rom del torinese), ha presentato un esposto in Procura: “Ci sono cose poco chiare – dichiara – prima di tutto la presenza sorprendentemente esigua di polizia e carabinieri”. Sembra infatti che la ragazzina abbia accennato alla violenza da parte di stranieri soltanto giovedì, il giorno dopo essere stata visitata in ospedale. Immediatamente dopo – a 48 ore dal corteo – in molte cassette postali del quartiere è comparso un volantino dai toni violentissimi che dava appuntamento per ‘ripulire la Continassa’ alle 18 e 30, orario è scritto a mano, del sabato.

A quell’ora molti dei i rom della Continassa (13 famiglie su 20) erano già lontani, qualcuno (forse i giostrai) li aveva avvisati di ciò che stava per accadere. In piazza Eugenio Montale si radunano in trecento, ci sono le donne del quartiere e anche uno striscione che recita “No al razzismo, sì alla giustizia di quartiere”. La scena, tuttavia, viene presto monopolizzata da un gruppo di persone tra cui si riconoscono alcuni ultras della Juventus. Ci sono i Bravi Ragazzi, eredi degli Irriducibili Vallette il cui leader Massimo Lazzarini (che respinge ogni coinvolgimento del gruppo) è consigliere di Circoscrizione dei Comunisti Italiani, e ci sono i Drughi, il gruppo maggioritario del tifo bianconero, di estrema destra che più destra non si può. “I Drughi – prosegue Curto – hanno preso l’iniziativa militare, allontanando donne e bambini, lanciando bombe carta da stadio e dando fuoco alla Continassa”. Il Pogrom è servito.

Il sospetto che i gentiluomini della curva sud abbiano unito il loro personalissimo utile xenofobo al dilettevole sportivo è uno degli interrogativi che inquietano Curto. La Cascina Continassa sorge infatti a poche centinaia di metri dallo Juventus Stadium, il gioiello nuovo di zecca di cui società e tifosi vanno giustamente fieri. E proprio sull’area della cascina dovrebbe sorgere la nuova sede bianconera. Non solo, la proposta progettuale avanzata dalla Juventus, approvata dalla Città di Torino il 15 marzo 2011, oltre ai 5.000 mq “destinati alla sede sociale”, prevede la creazione di una grande area verde “in seguito alla rimozione degli insediamenti abusivi”, l’apertura di una scuola calcio con annessi impianti sportivi e 15 mila mq “per attività di servizio alle persone e alle imprese”. La Juventus Fc, in questi giorni, non ha sentito il bisogno di dire la sua.