Non voterò la legge di stabilità perché è l’ultimo frutto avvelenato di questo governo e perché trovo sbagliato stabilire una qualsiasi connessione tra questo provvedimento e l’eventuale voto sul governo di Mario Monti. La Banca Centrale Europea, che comunque non è certo una entità divina e non criticabile, non ha mai impedito al governo di Berlusconi di mettere la patrimoniale, di tassare i capitali scudati rientrati con un irrisorio condono, di dimezzare le province, di tagliare i costi della malapoltica, di rinunciare all’acquisto dei nuovi cacciabombardieri, tanto per fare qualche esempio.

La cosiddetta legge di stabilità è cosi perché questo governo ha deciso di non affrontare questi temi, di non disturbare gli oligarchi, di non chiedere soldi anche al capo supremo già turbato dalla multa che dovrà pagare a De Benedetti per avergli sottratto, con il dolo, il gruppo Mondadori.

Non contenti, hanno pensato bene di metterci dentro anche la legge mancia per regalare a ogni parlamentare un pò di soldi per il collegio. Non solo non voterò, ma chiederò che quei soldi siano usati per riparare un argine in più, laddove ci sarà bisogno e urgenza.

Voterò no nella speranza che oggi sia l’ultimo giorno con Berlusconi alla presidenza  del consiglio, perché sino a quando non lo vedrò con le valigie in mano non ci crederò, perché sino alla fine ci proverà e proverà anche a travolgere, ancora prima che nasca, il governo Monti.

Lo farà cercando di imporgli qualche impresentabile, di piazzargli i suoi ministri di fiducia, di blindare i ministeri che dovranno occuparsi di giustizia, di libertà dei mercati, di conflitto di interessi, di liberalizzazioni nel settore dei media, di restituire dignità a una Rai portata sull’orlo del fallimento industriale ed editoriale. Abbiamo già scritto che valuteremo il nuovo  eventuale governo solo dopo aver ascoltato le dichiarazioni programmatiche, ma ancora prima lo valuteremo dalla lista dei ministri che presenterà.

L’articolo 92 della Costituzione consente al presidente incaricato di scegliere liberamente e senza contrattazione i propri ministri: se davvero Monti dovesse riuscire a rispettare la lettera e lo spirito della carta costituzionale, se le donne e gli uomini chiamati a comporre il governo dovessero essere riconoscibili prima per la loro biografia e poi per la loro appartenenza, allora, prima di pronunciare il gran rifiuto e di votare contro, sarà doveroso e necessario riflettere non una, ma mille volte.

Se Sacconi, Brunetta, Matteoli, La Russa, Verdini sono furiosi, qualcosa vorrà pur dire…