Alla vigilia della discussione alla Camera sul caso Milanese (l’ex braccio destro di Giulio Tremonti per il quale i magistrati di Napoli chiedono l’arresto nell’ambito dell’inchiesta sulla P4, ndr), mentre l’Italia è nella bufera economica presa di mira dalla speculazione e in attesa dell’approvazione finale di una manovra che è già arrivata alla sua quarta versione, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prende carta e penna per scrivere una lettera alla Giunta per le Autorizzazioni. Il motivo? Chiedere che questa dichiari inutilizzabili le intercettazioni relative al caso Ruby.

La lettera di tre pagine, depositata in serata in Giunta dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini, contiene anche numerosi allegati contenenti il testo delle intercettazioni a cui si fa riferimento. La maggior parte delle quali è tra le ragazze dell’Olgettina, Nicole Minetti e altre giovani protagoniste delle feste di Arcore.

In buona sostanza, si spiega nel centrodestra, si tratterebbe della memoria già depositata a Milano dai legali di Berlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo che però venne ‘respinta’ dai magistrati che non accolsero, tra l’altro, la richiesta di considerare tali conversazioni inutilizzabili perchè non ‘autorizzate’. Ora, si commenta nell’opposizione, premier e avvocati ripresentano la stessa istanza alla Giunta “quasi fosse una sorta di appello”. Ed è proprio per questo, si osserva nel centrosinistra, che la lettera di Berlusconi “è a dir poco irricevibile” viste anche le competenze della Giunta “estremamente limitate” e costituzionalmente “codificate”. Un conto, si sottolinea, è individuare se ci sia stato o meno del fumus persecutionis nei confronti di un parlamentare, un altro “è intervenire a gamba tesa in un processo sostituendosi di fatto alla magistratura”. In estrema sintesi, la tesi contenuta nella lettera firmata dal Cavaliere è che sia le intercettazioni, sia l’individuazione delle celle telefoniche delle ragazze non si sarebbero potute disporre né individuare senza l’autorizzazione della Giunta visto che il vero obiettivo che si voleva raggiungere era quello di ‘colpire’ il premier che è parlamentare della Repubblica.

Ora, il Presidente del Consiglio vorrebbe che l’organismo presieduto da Pierluigi Castagnetti (Pd) si pronunciasse su questo aspetto rendendo di fatto inutilizzabile l’uso dei colloqui telefonici (anche se su persone ‘terze’) nel processo Ruby: la giovane donna di origine marocchina che, da minorenne, avrebbe partecipato ai festini di Arcore. Ma la decisione di rivolgersi alla Giunta con queste modalità e con questi scopi, secondo l’opposizione, sarebbe un’“inaccettabile forzatura” e un “precedente gravissimo”.

La lettera di Berlusconi verrà letta ufficialmente nella seduta della Giunta di domani nella quale si dovrà affrontare anche il caso di Marco Milanese. Entro il 16 di settembre, dunque entro la prossima settimana, i deputati dovranno esprimere il parere per l’aula sulla richiesta di arresto del deputato Pdl. Sul tavolo dei componenti dell’organismo presieduto da Castagnetti sono arrivate ulteriori ‘carte’ che, su richiesta dello stesso deputato, la giunta ha deciso, a maggioranza, di acquisire. Ma fino ad oggi la documentazione non era ancora completa, spiega il relatore Fabio Gava, che aggiunge: “Ritengo che domani ci sarà una riunione interlocutoria. Mi riserverò le conclusioni circa la richiesta di arresto, sulla base dell’andamento della discussione e sulla base di tutti i documenti di cui chiederò che venga sollecitata l’acquisizione. Il calendario sarà fissato dal presidente Castagnetti. Al momento ritengo non si profilino elementi per un eventuale ulteriore proroga dei termini”. In ogni caso, bisognerà anche “svolgere l’audizione dello stesso Milanese”, sottolinea ancora il relatore ricordando che la richiesta di acquisizione di alcune intercettazioni, con la richiesta della trascrizione integrale, ad esempio, di quelle relative a Viscione fra il 15 e il 26 febbraio 2010 e di quella fra Viscione e Sidoti del 22 febbraio 2011.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa nei confronti del deputato del Pdl lo scorso sette luglio ed è stata inoltrata alla Giunta per le Autorizzazioni della Camera. Le accuse contestate sono di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere. L’inchiesta del pm Vincenzo Piscitelli è lo sviluppo di un’indagine che aveva portato in carcere nei mesi precedenti l’imprenditore irpino Paolo Viscione per una serie di società create anche a Malta nel settore assicurativo, in particolare la “Eig”. Milanese avrebbe ricevuto da questa società e da Viscione denaro, viaggi, orologi di lusso, gioielli e auto come Ferrari e Benthley, in cambio di notizie riservate e interventi per ostacolare le indagini della Guardia di Finanza sulle sue società.

Lo scorso 28 luglio, la Giunta aveva dato l’ok, unanime, all’acquisizione delle cassette di sicurezza in uso al deputato Pdl Marco Milanese e all’acquisizione dei tabulati telefonici ed aveva approvato, a maggioranza, la proroga fino al 16 settembre dei termini per formulare il parere per l’Aula sulla richiesta di autorizzazione. Era sato lo stesso relatore a chiedere di acquisire nuova documentazione. A favore della proroga avevano votato anche l’Udc e il presidente della Giunta Castagnetti. Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva quindi accolto la richiesta di proroga e la capigruppo aveva stabilito che l’aula si sarebbe pronunciata sull’arresto la terza settimana di settembre.