Tre reattori su quattro sono fermi, e il Giappone sogna un futuro meno nucleare e con più energia verde, una volta ultimati i controlli in corso sulla sicurezza atomica. Presto anche i 14 impianti rimasti in servizio verranno arrestati per condurre verifiche, come quelle che la Tokyo Electric Company (Tepco), tuttora alle prese coi tentativi di tenere a bada la bomba radioattiva di Fukushima Daiichi, condurrà sull’ennesimo reattore che sarà fermato per testarne l’affidabilità. Intanto, il primo ministro Naoto Kan si è dimesso ufficialmente venerdì. A una condizione, però: che Yoshihiko Noda, fino a oggi ministro delle Finanze, diventato oggi il nuovo premier giapponese adotti progetti di legge che, oltre a coprire il deficit del 2011, possano avviare la transizione di un sistema eccessivamente nuclearista come quello giapponese alla produzione di energia pulita. E portare le rinnovabili a soddisfare dall’attuale 2% almeno il 20% del fabbisogno elettrico del Paese.

Sono rimasti 15 i reattori oggi funzionanti dei 54 presenti Giappone. Solo per il momento. L’arresto in questi giorni del reattore n.7 della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, nella Prefettura di Niigata, e degli altri 14 nei primi mesi del 2012, potrà infatti mettere fuori servizio tutta la macchina nucleare nipponica entro la prossima primavera. Anche gli 11 impianti che entro agosto avranno terminato l’iter dei controlli di routine condotti in questi ultimi mesi, infatti, sembra non saranno avviati fino ad ulteriori stress test. Che, sul modello Ue, il Giappone vuole condurre su tutte le sue centrali, prima di riavviarle.

C’è chi immagina il peggio, a livello energetico. Il nucleare soddisfa infatti il 30 per cento del fabbisogno del Paese. C’è chi invece vede in questa situazione una grande opportunità di cambiamento. In effetti, in un momento di picco dei consumi elettrici come quello di questo periodo estivo, i tanto temuti blackout non si stanno verificando. Complice una serie di accorgimenti virtuosi che, dettati tanto dalle necessità quanto dal timore di contaminazioni radioattive, stanno portando tutta la nazione a risparmiare energia come non si era mai fatto in precedenza.

Luci spente in tutte stanze e i palazzi in cui non c’è nessuno, lampade a led al posto di quelle tradizionali negli uffici, apparecchi elettrici non più lasciati costantemente in stand-by; e ancora, uffici postali con chiusura anticipata, treni che viaggiano a velocità ridotta: sono solo alcune delle risposte che il popolo nipponico sta dando alla crisi energetica in corso. Una crisi a metà, appunto, che smonta in parte le profezie di chi prevedeva disagi ingestibili.

Fondamentali per la vittoria di questa sfida sono fenomeni come il ‘setsuden’ (risparmio di elettricità, in giapponese), una campagna mediatica che cerca di “aumentare la consapevolezza pubblica dell’importanza di adottare di stili di vita sostenibili”. Ma anche la collaborazione di colossi come Toshiba e Mitsubishi Electric, decisi a dare il massimo supporto nella ricerca di soluzioni efficienti per un’edilizia di nuova generazione, in cui la gestione dei consumi domestici da parte di appositi computer possa portare ad una drastica diminuzione degli sprechi energetici.

La compatta consapevolezza dei giapponesi di dovere cambiare i propri stili di vita non è solo una reazione alla tragedia nucleare di Fukushima: “Il supporto pubblico al setsuden è forte soprattutto perché la gente teme blackout come quello causato dal disastroso incidente di Fukushima”, afferma Kazuko Sato del Soft Energy Project (SEP), organizzazione con lo scopo di supportare le energie rinnovabili. “Temo che il supporto del pubblico possa essere solo temporaneo”, aggiunge Sato, ma “i tempi difficili che stiamo affrontando presentano un’opportunità che non dobbiamo perdere”.

Per l’autore giapponese Kazutoshi Hanto, molto noto in patria e intervistato in questi giorni dalla tv nazionale, è possibile paragonare gli attuali sforzi nel risparmio di energia a quelli del Giappone del 1945, quando la popolazione lavorò duramente per ricostruire il proprio Paese. “L’unità nazionale nella forma del setsuden rispecchia la diligenza dei giapponesi del dopo-guerra”, ha affermato Hanto: “Ci sono nuove idee e nuovi sforzi che stanno sorgendo dal peggiore disastro nucleare del Giappone”.