Sono passate cinque settimane dal mio arrivo a Napoli. Cinque settimane di emergenza.

Appena ricevuto l’incarico di guidare l’Asia, l’azienda di raccolta dei rifiuti, un napoletano mi ha detto: “Raphael, come nel film ‘Benvenuti al Sud’ piangerai due volte: adesso che arrivi a Napoli e poi quando te ne andrai!”. Scherzando ma contemplando la gravità dei problemi da risolvere gli ho risposto: “Basta che non pianga tutti i giorni!” Invece in città si inizia anche a sorridere: molti abitanti di Napoli si sono infatti attivati, prendendosi cura di vie, piazze e giardini della città.

Da cittadino credo che sia una svolta, che genera una forza scardinante: i cittadini aiutano e in alcuni casi si sostituiscono alle istituzioni invocando (pretendendo) la massima attenzione e la totale trasparenza nella gestione dei beni comuni. I cittadini ricoprono perciò anche il ruolo di sorveglianti degli amministratori pubblici (e in questo caso si sostituiscono ai media) in nome di comportamenti efficienti, etici e corretti. Tante mobilitazioni di gruppi informali come i Friarielli Ribelli e i CleaNap, di cui vi invito a diventare fan su Facebook per essere informati sulle prossime iniziative. Centinaia di napoletani, di ogni età e appartenenti a tutti i quartieri, che puliscono e abbelliscono alcune zone della città lanciando un chiaro e forte messaggio alla cittadinanza e, ovviamente, alle istituzioni.

Quando ho potuto mi sono unito a loro. E così hanno fatto gli operatori di Asia ai quali chiedo costantemente di coordinarsi con gli organizzatori di questi gruppi per collaborare e rendere più incisivo ed efficace ogni intervento. D’altra parte, che la causa dell’emergenza rifiuti non sia da imputare – come purtroppo si pensa altrove in Italia – ai napoletani, a me è chiaro da tempo. E i dati di cui dispongo lo dimostrano: la raccolta differenziata porta a porta, nelle zone in cui è stata attivata, è svolta correttamente dal 70% delle persone (con rilievi di oltre il 90%) e in quei quartieri ha una media del 65%: per approfondimenti consiglio il sito Asianapoli.it. Perciò se le persone sono messe nelle condizioni di contribuire al servizio lo fanno nel migliore dei modi, aiutando e aiutandosi a migliorare. Non parliamo di Posillipo o del Vomero, ma tra gli altri, di porzioni di quartieri anche periferici (e in alcuni casi problematici) quali Scampia, Ponticelli, Chiaiano, Bagnoli, Colli Aminei.

Tra i cittadini meritevoli voglio citare molti lavoratori di Asia, che operano su tre turni e in condizioni di difficoltà, purtroppo tra lo scetticismo e le lamentele di alcuni cittadini (di cui comprendo la “scottatura”, dopo anni di disagio). Oggi credo che soltanto la cooperazione tra i napoletani e le istituzioni possa accelerare la definitiva uscita dalla crisi in cui Napoli è piombata negli anni ’90 (proprio così: l’emergenza esiste da vent’anni!). Tale collaborazione sarà la chiave per raggiungere da settembre altri 200mila cittadini con la raccolta porta a porta e per attivare azioni di sensibilizzazione e diffusione delle pratiche migliori.

Come tanti che mi conoscono ormai sanno, sono un convinto sostenitore delle mobilitazioni dal basso. Cito a tale proposito il movimento dei Signori Rossi, presente anche su Facebook, che mi vede protagonista insieme a migliaia di altri cittadini per la diffusione dell’etica nella pubblica amministrazione, e che si fonda, appunto, sulla partecipazione collaborativa dei cittadini. Farò di tutto, a Napoli, per facilitare lo scorrere di energie collaborative di tutti.

Non approfondisco adesso le soluzioni tecniche al problema rifiuti perché sono già pubbliche e fanno parte del programma elettorale di de Magistris: avrò modo di ritornarci in futuro, scrivo oggi per raccontare di questo mio primo mese di lavoro a Napoli. Parafrasando una canzone molto cara ai napoletani – Napul’è (ancora) na carta spuorca, ma qualcuno senne ‘mporta – ringrazio i tantissimi cittadini che si sono attivati in questo percorso di rinascita. E gli italiani che ne diffonderanno l’esempio.