“Il voto di ieri alla Camera per l’arresto del parlamentare Alfonso Papa non ha avuto alcuna ripercussione sul Governo”. E’ dovuto intervenire Roberto Maroni per tentare di rassicurare il Pdl e Silvio Berlusconi, in particolare. La dichiarazione del ministro dell’Interno arriva al termine di una giornata  in cui lo spettro della crisi dell’esecutivo ha assediato la maggioranza. La notizia che Umberto Bossi non parteciperà al Consiglio dei Ministri domani, disertando così il chiarimento invocato ieri dal premier, ha diffuso il panico nei vertici del Pdl che oggi hanno messo “sotto torchio” Roberto Calderoli durante l’incontro che doveva servire a limare la proposta di riforma costituzionale presentata nei giorni scorsi ed è invece stata dedicata agli attriti nell’alleanza.

Maroni ha dovuto così rassicurare: ”Nella Lega c’è un gruppo compatto, c’è la guida salda di Umberto Bossi. Tutto il resto sono ricostruzioni fantasiose”, ha detto. “Ho letto ricostruzioni di operazioni, movimenti strani e di contrapposizioni anche all’interno della Lega. Sono fantasiose, c’è stata una dichiarazione di voto esplicita e tutto il gruppo l’ha seguita”. A chi gli chiedeva se avesse vinto la Lega di Maroni, il ministro ha detto: “Gli osservatori non osservano bene, abbiamo semplicemente fatto quello che era stato chiesto di fare e la Lega ha votato compatta. Sono sorpreso della sorpresa”.

Ma nei Palazzi romani “gli osservatori” leggono la dichiarazione come una ulteriore conferma alla crisi della maggioranza e alla vittoria dei maroniani nella Lega. Del resto non è lui a parlare per il partito? Così, le incognite non sono state sciolte ma anzi rafforzate. Il Pdl vive il momento con enorme difficoltà. E il terrore di una crisi di governo in occasione del voto sul rifinanziamento delle missioni internazionali, altro tema su cui la Lega ha puntato i piedi in contrapposizione con gli alleati. Berlusconi si aspettava un confronto con Bossi. Invece sono arrivate le parole di Maroni.

Stamani il leader della Lega, Bossi, ha fatto sapere che non sarà presente al Consiglio dei ministri di domani e resterà al Nord. L’assenza di Bossi dal Cdm, peraltro, secondo fonti bene informate del Carroccio, era già prevista da giorni e non sarebbe quindi in relazione con gli ultimi avvenimenti. Ma dopo quanto accaduto ieri alla Camera, con il voto a favore dell’arresto di Papa, la “vittoria” nel Carroccio della corrente di Maroni, e il premier che aveva annunciato un chiarimento con Bossi proprio in occasione del Consiglio dei ministri in calendario per domani, la volontà del senatùr di rimanere a Milano è stata letta come la conferma alla rottura dell’asse di ferro con Arcore. Anche perché l’agenda del senatùr non è da convalescente: domani sera, alle 21, è atteso alla festa della Lega Nord di Grignasco, in provincia di Novara, mentre sabato sarà impegnato alle 11,30 con l’inaugurazione degli uffici ministeriali alla Villa Reale di Monza, e in serata alle 21 alla festa a Soncino, nel cremonese, per un’altra festa del partito. Infine, domenica, sempre alle 21, il senatur chiuderà il weekend con un comizio alla festa di Lezzeno, in provincia di Como.

Dal quartier generale della Lega hanno fatto sapere che l’assenza in realtà sarebbe dovuta a un piccolo intervento chirurgico all’occhio cui il senatùr si sarebbe sottoposto nei giorni scorsi. Stesso motivo per cui, sempre secondo via Bellerio, ieri il senatùr non era presente in aula al voto su Papa.

Intanto oggi in via dell’Umiltà i vertici del Pdl hanno incontrato Roberto Calderoli. La riunione era dedicata all’esame del decreto di riforma costituzionale presentato dal Carroccio e in agenda proprio nel Cdm di domani, ma anche il voto di ieri è stato oggetto di discussione. Insieme al ministro della Semplificazione, che ha elaborato il progetto di riforma si sono riuniti a via dell’Umiltà, sede del Pdl, il segretario Angelino Alfano, i coordinatori Denis Verdini e Sandro Bondi, i capigruppo Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto e i vice Massimo Corsaro e Gaetano Quagliariello.

La bozza di ddl non è stata accolta con l’entusiasmo sperato: per la velleità di alcune misure, ma anche perchè ha un po’ spiazzato i vertici di via dell’Umiltà. Molti nel Pdl infatti vi hanno visto il tentativo del Carroccio di intestarsi una risposta al sentimento anti-casta sempre più diffuso nel Paese. Tanto che Alfano, davanti al gruppo dei deputati pidiellini, aveva esortato il partito a presentate delle contro-proposte. L’asse con la Lega, di fatto, è cambiato. Già ieri sera Berlusconi ha insistito con i suoi affinché si prenda tempo così che possa confrontarsi con Bossi. Ma le dichiarazioni di Maroni confermano il timore che non sia più il senatùr a tenere il timone del partito.