“I buoi sono scappati dalla stalla, serve una legge sulle intercettazioni prima della pausa estiva”. “Si approvi finalmente il ddl”. “Ci muoveremo nella stessa direzione dello scorso anno”. Dichiarazioni rilasciate oggi, nell’ordine, dal ministro degli Esteri Franco Frattini, dall’avvocato-deputato Pdl Maurizio Paniz e dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Mentre il premier Silvio Berlusconi rincara la dose: “C’e’ la possibilità che si riprenda dal testo Mastella” del 2007. Insomma, a meno di un anno dal naufragio della cosiddetta “legge Bavaglio” (il ddl Intercettazioni che nel giugno del 2010 passò al Senato per poi essere di fatto stoppato alla Camera), il Popolo della libertà torna alla carica. Lo scandalo P4, che si sviluppa ancora una volta attorno a colloqui intercettati tra diversi esponenti del governo e buona parte dei manager dei grandi gruppi economici, attraverso la mediazione del lobbista Luigi Bisignani, sta svelando trame che, dal punto di vista degli esponenti della maggioranza, devono restare segrete. O quantomeno non essere raccontate sui giornali.

“Non intendiamo fare un decreto legge nè orientare la prua in una direzione diversa da quella del ddl che il 29 luglio scorso era stato discusso alla Camera”. Il Guardasigilli Alfano non ha dubbi, dimenticando la durissima opposizione – nel Palazzo ma soprattutto nelle piazze – che lo scorso anno portò il ddl ad arenarsi a Montecitorio, contribuendo non poco ad acuire la tensione tra Berlusconi e Fini. Ancora ieri sera il presidente della Camera ha detto che non ci sono i requisiti di necessità e urgenza per procedere per decreto. Ma non sono solo i numeri dei finiani a mancare in un ipotetico computo dei voti in Parlamento. A pesare, in questa offensiva dei colonnelli di Berlusconi, è il silenzio della Lega. Il partito di Bossi, finora, non è stato toccato dall’inchiesta. Né si ha notizia di esponenti padani coinvolti nei verbali sulla P4. Inoltre, in questi giorni, il partito appare più che mai diviso tra il leader storico e il ministro dell’Interno Roberto Maroni, al quale ieri proprio il Senatùr ha dedicato frasi polemiche: “E’ scontento per la conferma di Reguzzoni capogruppo? Peggio per lui”. Insomma, la Lega è concentrata su altro e, all’indomani di Pontida, sembra comunque poco disposta a concedere nuove deleghe in bianco alle manovre del premier.

Forse anche per questa ragione il ministro degli Esteri Frattini auspica l’appoggio dell’opposizione: “Credo che ci voglia una buona legge, e sarebbe un bell’esempio per il Parlamento che maggioranza e opposizione la concordassero in tempi rapidi visto che c’è una proposta della sinistra depositata, ma non approvata, che ha elementi molto buoni”. Del resto ieri era stato il suo predecessore, Massimo D’Alema, a dichiarare che in questi giorni “leggiamo una valanga di intercettazioni che nulla hanno a che vedere con vicende penali e sgradevolmente riferiscono vicende private delle persone”. Del resto che l’idea del Bavaglio sia bipartisan è dimostrato anche dal voto, nel 2007, sotto il governo di centrosinistra, di un provvedimento analogo a quello di cui si discute oggi. Allora votarono tutti a favore, con 7 astenuti.

Questa mattina il Guardasigilli ha espresso più o meno lo stesso concetto di D’Alema, ad eccezione dei tempi per una nuova legge. Dopo avere definito quelle predisposte nell’ambito dell’inchiesta sulla P4 “irrilevanti e costose”, il ministro rincara la dose: ”Oltre che a essere sbagliato moralmente è anche un reato da perseguire la pubblicazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti”. Tuttavia, secondo Alfano, “nessuno si fa carico di riparare al torto” mentre anche questo è un “reato da perseguire in base al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale”.

Ed ecco la benedizione del super-avvocato Paniz (capogruppo Pdl della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera) al suo nuovo coordinatore di partito: “Ancora una volta il ministro Alfano detta la linea in maniera efficace a onta di quei detrattori che continuano a pensare e dire che lavora al ministero solo part-time. Si approvi finalmente il ddl sulle intercettazioni”.

Un’offensiva respinta al mittente dal senatore Pd Vincenzo Vita: “E’ angosciante assistere a un’altra puntata del teatro dell’assurdo. Ogni qualvolta viene fuori la trascrizione di intercettazioni imbarazzanti per il governo e le sue zone periferiche, scatta la voglia forcaiola di censura. E’ un fenomeno che si colloca tra la psicologia e la politica, tipico di un regime agli ultimi colpi”.