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Garlasco, i carabinieri e le chat intime tra Stasi e Chiara: “Nessuna tensione sui file porno”. Nella consulenza informatica di parte civile l’ipotesi che lei vide immagini choc la sera prima dell’omicidio

Per gli investigatori la relazione tra i due fidanzati era serena e la vittima era a conoscenza delle abitudini dell'allora studente. A gennaio gli avvocati di parte civile hanno depositato la relazione degli esperti informatici che ritengono che il 12 agosto la vittima scoprì una cartella con migliaia di file, denominata "militare", che potrebbe averla sconvolta
Garlasco, i carabinieri e le chat intime tra Stasi e Chiara: “Nessuna tensione sui file porno”. Nella consulenza informatica di parte civile l’ipotesi che lei vide immagini choc la sera prima dell’omicidio
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Nel complesso scenario investigativo sul delitto di Chiara Poggi, uno dei punti ancora oggi oggetto di confronto tra le diverse ricostruzioni riguarda il rapporto tra la giovane e il fidanzato Alberto Stasi sul piano della sessualità e, soprattutto, il significato da attribuire alle evidenze informatiche nel corso del tempo. La contrapposizione si sviluppa su due livelli distinti: da un lato la ricostruzione investigativa dei Carabinieri di Milano che specificano che “non è mai stato cristallizzato non solo il movente, ma almeno un contesto ipotizzabile nel quale potesse essere maturata una rabbia omicidiaria così cieca”, dall’altro la recente consulenza informatica prodotta dai legali della famiglia Poggi, che introduce una novità attribuendo alla sera del 12 agosto 2007 un significato completamente differente secondo cui la 26enne trovò una cartella chiamata “militare” con oltre 7mila file pornografici.

La ricostruzione investigativa

Secondo l’impostazione emersa nel corso delle nuove indagini che vedono indagato Andrea Sempio (a cui si contestala brutale aggressione perché la sorella dell’amico avrebbe rifiutato un approccio sessuale, ndr), il rapporto tra Chiara Poggi e Alberto Stasi sarebbe stato caratterizzato da una sostanziale serenità sul piano personale e sessuale almeno fino ai giorni immediatamente precedenti l’omicidio. Sottolineano gli investigatori dell’Arma nella parte finale delle 309 pagine di informativa: “Questo tentativo di ricostruzione si basa esclusivamente sull’interpretazione autentica e non mediata da supposizioni, suggestioni od ipotesi: basata, quindi, sullo scambio di parole che danno sostanza alle chat ed ai messaggi tra Chiara ed Alberto”. Il tentativo di ricostruzione di tale dinamica si fonda esclusivamente “su dati autentici, non mediati da supposizioni, suggestioni o ipotesi investigative: in particolare, sul contenuto concreto delle parole scambiate dai due ragazzi attraverso chat e messaggi, elementi che restituiscono una rappresentazione diretta della loro quotidianità relazionale”.

Al di là dei pochi sms rinvenuti sul telefono cellulare di Chiara – dai quali emerge comunque un rapporto lineare, privo di tensioni evidenti o manifestazioni di astio, ragionano i carabinieri – gli elementi più significativi per delineare la natura della relazione provengono soprattutto dalle conversazioni intrattenute tramite MSN Messenger. C’è una conversazione del 17 settembre 2006, nel corso della quale Stasi tentò di inviare a Chiara alcuni filmati intimi della coppia proprio attraverso la piattaforma MSN. Tale circostanza costituisce un elemento che sembra attestare in maniera chiara come i due giovani vivessero la propria relazione in un clima di forte complicità, sia sul piano affettivo sia su quello sessuale. Chiara e Alberto si erano ripresi reciprocamente in video in più occasioni e – proseguono nella loro lettura gli investigatori – il fatto che la 26enne desiderasse ricevere e condividere quei filmati rappresenta un dato significativo, dal quale emerge come la ragazza vivesse in maniera consapevole e serena tale dimensione di intimità con il proprio fidanzato.

I carabinieri: “Chiara sapeva che Stasi consultava materiale pornografico”

Le stesse conversazioni testimoniano inoltre che Chiara fosse pienamente consapevole dell’abitudine di Alberto Stasi di consultare materiale pornografico, senza che ciò suscitasse in lei particolari reazioni di disapprovazione o conflitto. Sul tema, infatti, non sembrano emergere forme di tensione all’interno della coppia, tanto che Stasi non mostrava alcuna remora nel parlarne apertamente con la fidanzata. Sempre nella chat del 17 settembre 2006, rispondendo a una domanda di Chiara su cosa avrebbe fatto nel pomeriggio, Alberto le scrive infatti: “Posso scaricare dei filmini porno”. La risposta di Chiara non manifesta alcuna forma di disagio o irritazione; al contrario, la ragazza si limita a raccomandare che tale attività non rallenti il trasferimento dei loro filmati intimi, che in quel momento era in corso. Anche questo passaggio appare significativo nel delineare una relazione nella quale determinati argomenti venivano affrontati con naturalezza e senza particolari conflittualità.

Ancora più rilevante, perché riferita ai giorni immediatamente antecedenti il delitto, è la conversazione MSN intercorsa tra l’1 e il 2 agosto 2007. In quel periodo Stasi si trovava ancora a Londra e i due parlavano dei regali che lui avrebbe acquistato al rientro. All’interno della conversazione vi sono riferimenti a sex toys che Alberto avrebbe comprato per la coppia e Chiara partecipa attivamente alla conversazione, mostrando interesse e interagendo sui modelli che preferiva. Si tratta soltanto di alcuni passaggi, ma essi contribuiscono – secondo i detective – comunque a delineare i contorni di una relazione che appare estremamente aperta, spontanea e complice anche sui temi della sessualità. Gli argomenti affrontati nelle conversazioni sono espliciti e la sintonia sessuale tra i due sembra emergere con chiarezza. Persino il 5 agosto 2007, quando Chiara era sola nella casa di famiglia e il fidanzato era rientrato da Londra la sera precedente, dal computer di casa Poggi risultano navigazioni internet su siti come “Magie America”, elemento che si inserisce coerentemente nel quadro relazionale descritto.

“Non appare necessario indugiare ulteriormente su tali aspetti; tuttavia, alla luce degli elementi richiamati, risulta evidente come il tentativo di ricondurre il delitto a presunte problematiche legate al rapporto di Alberto Stasi con la pornografia rischi di tradursi in una lettura fortemente suggestiva e non supportata da concreti elementi di conflittualità emersi nella relazione di coppia. Del resto, nelle sentenze di condanna passate in giudicato il movente non è mai stato definito in modo preciso e univoco; ciò nondimeno, gli elementi sopra richiamati sembrano rendere difficilmente sostenibile una riconduzione del delitto a questioni inerenti il rapporto di Stasi con la sessualità”.

Le motivazioni della sentenza

Che il movente del delitto, per cui Stasi è stato condannato in via definitiva, non sia stato mai individuato nella sua particolarità è noto. Le motivazioni dell’appello bis sottolineano infatti come l’omicidio sia stato commesso “senza fatica e senza alcuna pietà”, in un contesto in cui il movente rimane “rimasto sconosciuto”. Nella stessa pronuncia si evidenzia che, dopo il delitto, l’imputato avrebbe ripreso le proprie attività quotidiane “facendo le sole cose che potesse fare, quelle di tutti i giorni: ha acceso il computer, visionato immagini e filmati porno, ha scritto la tesi, come se nulla fosse accaduto”. Proprio la presenza di attività legate alla pornografia viene citata nelle motivazioni come elemento che, pur non costituendo un movente diretto e formalmente accertato, potrebbe avere inciso sul contesto relazionale, al punto da essere definito come “una presenza pericolosa e scomoda, come tale da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo perbene”.

La nuova consulenza informatica della famiglia Poggi

Su un piano completamente diverso si colloca invece la consulenza informatica depositata dai legali della famiglia Poggi lo scorso gennaio 2026 (utilizzando software non disponibili all’epoca dei processi) che introduce una novità, secondo la parte civile. Secondo questa ricostruzione, la sera del 12 agosto 2007 la ragazza avrebbe aperto una cartella denominata “militare” presente sul computer di Stasi, contenente un vasto archivio di materiale pornografico L’ipotesi è che, mentre Stasi si sarebbe allontanato per circa dieci minuti dall’abitazione per controllare il cane durante un temporale, Chiara avrebbe avuto accesso a tale cartella, visualizzando le anteprime di migliaia di file. In particolare, la consulenza afferma che la cartella conteneva “7mila foto catalogate per generi e anche immagini amatoriali realizzate da Stasi”, e che l’apertura di tale materiale sarebbe stata tecnicamente accertata grazie a nuovi strumenti di analisi forense.

Secondo il consulente Nanni Bassetti, “i nuovi software consentono di leggere completamente, come in una sorta di ‘tom tom’ il percorso di un file aperto di recente”, permettendo così di individuare il file “senzanome.bmp”, considerato decisivo per dimostrare l’effettiva visualizzazione del contenuto. Lo stesso consulente ha dichiarato che “il risultato è stato confermato con l’utilizzo di più software open source e accertano che quella sera è stata aperta la cartella ‘militare’ che conteneva a sua volta ‘nuova cartella’ e quindi – è questa la novità – il file senzanome.bmp”. E ancora: “L’averlo trovato ci dice con certezza che Chiara ha visto i fotogrammi dell’anteprima delle immagini pornografiche”. In questo contesto, Bassetti ha utilizzato un’espressione particolarmente significativa sul piano tecnico, affermando che “il nuovo software è stata come la ‘stele di Rosette’ e ci ha permesso di leggere un dato rimasto finora illeggibile”. Cosa vide Chiara Poggi? L’ipotesi è che potrebbe aver visto immagini che l’avrebbero fatta arrabbiare o addirittura sconvolgere. Stasi, che stava preparando la tesi, quella notte non dormì a casa della fidanzata ma dormì a casa sua.

Per la consulenza della famiglia Poggi, invece, il punto di rottura si collocherebbe proprio nella sera del 12 agosto 2007: non più una semplice conoscenza delle abitudini del fidanzato (assolto dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico in via definitiva), ma la presunta scoperta di un archivio pornografico vasto, strutturato e potenzialmente scioccante, contenuto nella cartella “militare”. In questo scenario, ciò che nelle sentenze viene descritto come un rapporto sostanzialmente sereno fino a pochi giorni prima del delitto, viene invece reinterpretato come una relazione in cui la possibile esposizione improvvisa a quel materiale avrebbe potuto rappresentare un elemento di forte discontinuità emotiva.

Lo psicologo del carcere

Dopo la condanna in Cassazione, Stasi si è costituito presso il carcere di Bollate, dove ha intrapreso un percorso detentivo caratterizzato da lavoro esterno, permessi premio e successivamente semilibertà, riconosciuti in quanto “detenuto modello”. Come tutti i detenuti per accedere ai permessi è stato osservato dagli psicologi. E così in una delle relazioni del Tribunale di Sorveglianza emergono elementi critici legati alla sua sfera personale. In particolare, veniva evidenziata la difficoltà di approfondire “sull’ossessiva catalogazione e la abituale visione di materiale pornografico anche raccapricciante e violento”, comportamento che per i giudici viene richiamato come possibile elemento rilevante nella dinamica del delitto.

Particolarmente significativo è un passaggio della relazione del febbraio 2024, nel quale il Tribunale indica “nella ossessiva visione di materiale pornografico fino alla sua meticolosa catalogazione nel pc, con tratti francamente eccessivi anche per un giovane alla scoperta della sessualità” il possibile “movente o quanto meno l’occasione del delitto”. Sul piano clinico, la relazione dello psicologo del carcere affronta il tema senza formulare diagnosi psichiatriche definitive, ma ipotizzando la possibile presenza di tratti riconducibili alla parafilia, definita come ricerca del piacere sessuale attraverso modalità non convenzionali.

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