I giornalisti potranno pubblicare opinabili riassunti di atti processuali, mai delle intercettazioni, se non dopo anni. A rischio anche riprese e registrazioni dei processi. Ma questi problemi la stampa potrebbe non averli perché il rischio concreto è che non ci sarà nulla da scrivere. La legge è una ferita mortale per le indagini: le intercettazioni, che  hanno consentito di identificare mafiosi insospettabili, loro complici, corrotti, stupratori, assassini, sono monche.

Gravi indizi di reato
Un pm può intercettare, se ci sono gravi indizi di reato ma con la nuova legge, solo se a carico dell´indagato ha già raccolto elementi di prova: nel testo c´è un riferimento all´articolo 192 del codice che regola l´accertamento di responsabilità di un imputato già sotto processo. Si snatura così lo strumento che serve a trovare il colpevole.
I 75 giorni
Macchinosa l´autorizzazione. Non è più il gip ma il Tribunale distrettuale, formato da 3 giudici. Il pm insieme con la richiesta di autorizzazione, trasmette il fascicolo contenente tutti gli atti di indagine fino a quel momento compiuti. Questo vuol dire che i pm di Pinerolo, per esempio, dovranno caricare furgoncini di decine di faldoni, e mandarli al Tribunale competente di Torino. I giudici, già oberati di lavoro, saranno sommersi da queste carte, che dovranno poi rinviare ai pm. Con perdita di tempo, spreco di denaro e un bel vantaggio per i criminali. C´è poi il problema della durata delle intercettazioni, uno dei punti dolenti per gli inquirenti. Infatti il ddl prevede che possano essere effettuate per 60 giorni.  Una ulteriore proroga delle operazioni fino a quindici giorni, anche non continuativi, può essere autorizzata qualora siano emersi nuovi elementi. Il pm dopo i 75 giorni può bussare ogni 3 giorni (per un anno) alla porta del gip  per ottenere una proroga, in caso di estrema necessità. Le intercettazioni sulla cricca sono durate 2 anni, quelle dellla clinica Santa Rita di Milano, quasi un anno. Giusto per capire che il tempo concesso adesso è irrisorio.
Mafie e reati satelliti
Ci saranno gravi conseguenze anche per le indagini di mafia, nonostante i  ministri Alfano e Maroni dicano che non cambierà nulla. Le intercettazioni per sufficienti indizi di reato, sempre autorizzate dal Tribunale, possono durare 40 giorni, con una proroga di altri 20. Dietro richiesta motivata, fino alla conclusione dell´udienza preliminare. Ma resta il problema dei cosiddetti reati satellite, come riciclaggio, usura ed estorsione, a cui si applica il nuovo tetto di durata e da cui spesso si sviluppano le inchieste di mafia. Quindi scoprire mafiosi e loro complici sarà molto più difficile. E´ stata così spazzata via la norma voluta da Giovanni Falcone nel ´91, che in materia di intercettazioni equiparava la criminalità organizzata “semplice” a quella di tipo mafioso. Neutrallizate anche le intercettazioni ambientali. Si potranno installare le “cimici” solo in luoghi pubblici, quindi neppure in auto, se dalle indagini dovesse emergere che sono fondamentali per l´accertamento del reato, oppure se possono   impedire la commissione di nuovi reati. Ma la durata non potrà superare i 3 giorni eventualmente reiterabili.
Emendamento D´Addario
Nel testo votato dal Senato è stato introdotto anche l´emendamento soprannominato dall´opposizione “D´Addario”, perché rappresenta la vendetta del premier per le registrazioni della escort Patrizia D´Addario a palazzo Grazioli. In base a questa norma un cittadino, a meno che sia uno 007, un giornalista (professionista o pubblicista),  rischia da 6 mesi a 4 anni di carcere se fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di conversazioni a cui partecipa o comunque effettuate in sua presenza. Un deterrente non per i delinquenti ma, ad esempio, per le vittime di pizzo o di altro ricatto. Grazie a un emendamento del senatore dell´Idv, Luigi Li Gotti, si può procedere su querela di parte.
Salva-Casta e preti
Il pm, soprattutto se tocca grossi interessi, rischia di dover abbandonare l´indagine: se denunciato per supposta fuga di notizie può essere sostituito dal capo del suo ufficio.  Non mancano i privilegiati. Se un pm intercetta anche indirettamente un parlamentare, deve chiedere l´autorizzazione alla Camera di appartenenza. Se a essere registrato è un sacerdote, il pm deve avvertire la diocesi di appartenenza: il Vaticano, se si tratta di un vescovo o di un cardinale.
Anti-stampa
E veniamo al bavaglio alla stampa, un diritto violato non solo per giornalisti ed editori ma anche per i cittadini che devono essere informati. Il giornalista che pubblica atti di indagine prima della fine dell´udienza preliminare, anche se non più coperti dal segreto istruttorio, è punito con l´arresto fino a 30 giorni o con l´ammenda da mille a 5 mila euro. Se si tratta di intercettazioni, carcere fino a 30 giorni e ammenda da 2 a 10 mila euro. Se sono destinate alla distruzione, carcere da 1 a 3 anni anche se possono esserci delle registrazioni penalmente irrilevanti ma di interesse pubblico.  Concesso ai cronisti il contentino di scrivere per riassunto – fino alla conclusione dell´udienza preliminare –  gli atti processuali già noti, mai le intercettazioni. Il deterrente più forte contro la stampa è rappresentato dalle maxi multe agli editori, che vorranno evitare di rischiare il fallimento  Sono previste multe da 25.800 a 464.700 euro nel caso di pubblicazione di intercettazioni destinate alla distruzione. Se, invece, sono atti giudiziari di cui la pubblicazione è vietata, comprese intercettazioni attinenti alle indagini, multe da 25.800 a 309.800. Altra tagliola: gli editori e autori di libri, insieme, dovranno pubblicare a pagamento su non  più di 2 quotidiani nazionali le rettifiche( anche false),   inviate da chi si è ritenuto offeso. Senza diritto di replica.
Siccome la legge si applica ai procedimenti in corso, non possono più essere pubblicate le intercettazioni già note, finite sui giornali in precedenza. E i pm che hanno registrazioni in atto, per proseguirle, dovranno adeguarsi alle nuove regole.

da Il Fatto Quotidiano del 11/06/2010