Azzerare al più presto il cda della Rai con la scusa dell’intervenuta ingovernabilità dell’azienda. Ieri sera, dopo l’ennesima giornata di fuoco tra palazzo Chigi e viale Mazzini, il consigliere di maggioranza Rai, Antonio Verro, è stato ricevuto da Berlusconi a palazzo Grazioli. Verro, di cui sono note le aspirazioni a fare il direttore generale della Rai il prossimo anno, quando dovrebbe essere rinnovata l’intera governance della tv pubblica, ha ricevuto gli ordini precisi dal Cavaliere per il “superamento” di questa delicata fase aziendale.

A quanto risulta al fattoquotidiano.it, Berlusconi avrebbe le idee chiare su come schienare definitivamente la Rai sotto il profilo economico e strategico. Prima di tutto, il blocco dell’approvazione dei palinsesti, soprattutto quello di Raitre. Verro aveva chiesto che i palinsesti Rai fossero approvati rete per rete, cosa che il regolamento di viale Mazzini non consente perché il voto del consiglio deve essere sulla programmazione complessiva dell’azienda. Dunque la richiesta è stata respinta dal direttore generale Lorenza Lei e a quel punto è scattato il ricatto dei consiglieri di maggioranza della Rai, capitanati appunto da Verro; o si fa come diciamo noi, oppure non veniamo in consiglio e non approviamo i palinsesti. Cosa che è puntualmente avvenuta ieri, con grave danno per la Rai che dovrebbe presentare i palinsesti alla Sipra, concessionaria della pubblicità aziendale, entro la fine di giugno per poterli “vendere” agli inserzionisti. La riunione per l’approvazione dei palinsesti è stata rinviata a lunedì, ma tra il direttore generale e la parte del consiglio in quota Berlusconi è di fatto muro contro muro.

Proprio quello che voleva il Caimano. Che ha spiegato a Verro la sua strategia. Se la situazione resterà di blocco dell’attività aziendale, si potrà tranquillamente dire che la Rai è ingovernabile. E quindi consentire al governo un intervento diretto per sbloccare la situazione, anche attraverso un decreto che superi le norme della legge Gasparri, consentendo un ricambio completo della governance aziendale prima della scadenza naturale di aprile 2012. In sostanza, quello a cui punta Berlusconi è cambiare lui il cda Rai, mettendoci ovviamente uomini suoi anche sulla poltrona di direttore generale (Verro, si diceva, è in pole position), evitando che sia poi la nuova possibile maggioranza politica scaturita dopo eventuali (ma sempre più certe) elezioni anticipate a marzo 2012 a nominare il nuovo consiglio.

L’intervento del governo potrebbe avvenire già nelle prossime settimane, subito dopo la verifica parlamentare del 22 giugno. D’altra parte, il blocco dei palinsesti e il conseguente possibile danno economico per la Rai, imporranno al magistrato della Corte dei Conti, presente nel cda della tv pubblica, di minacciare un intervento della magistratura contabile per danno erariale contro gli amministratori Rai. Che, a quel punto, chiederanno l’intervento dell’azionista di maggioranza, ovvero Tremonti. Proprio lui che, guarda caso, non vede l’ora di chiudere Report di Milena Gabanelli. A quel punto il gioco sarebbe fatto.

D’altra parte, Berlusconi ha bisogno di un cda che elimini ogni trasmissione scomoda dal servizio pubblico (ecco perché nel mirino c’è soprattutto Raitre) perché non vuole nessuna voce fuori dal coro nella possibile, lunga e difficile, campagna elettorale per le politiche: una manovra a tenaglia per distruggere definitivamente la Rai.

Lorenza Lei, il neo direttore generale in quota Agostino Saccà, pensava probabilmente di essere riuscita a guadagnarsi il viatico verso i palinsesti di Raitre con la contrattazione dell’uscita di Michele Santoro. Peccato che il non aver inserito nell’accordo d’uscita del conduttore di Annozero la clausola di non concorrenza abbia reso Santoro, di fatto, ancora più libero. Dunque, ancora più pericoloso. Un errore imperdonabile della Lei, per il Cavaliere. A cui si aggiunge anche la caparbietà di voler difendere ad ogni costo i programmi di Raitre che la lei considera, non a torto, un patrimonio aziendale da difendere.

Dunque la battaglia finale sulla Rai è in pieno svolgimento. E non c’è alcun dubbio che, se non interverranno elementi nuovi, Berlusconi sarà in grado di cambiare rapidamente il cda raggiungendo il suo scopo. Allo stato attuale c’è solo un fatto che può far saltare il piano del Caimano contro la tv pubblica: un intervento di Napolitano, non a caso invocato anche l’altra sera da Santoro nell’ultima puntata di Annozero. I prossimi giorni potrebbero essere esiziali per la tv pubblica e che fine farà la Rai lo si capirà lunedì quando si riunirà nuovamente il cda sui palinsesti. Berlusconi gli ordini li ha dati chiaramente e non sembrano esserci ragioni perché qualcuno dei suoi scudieri a viale Mazzini disobbedisca.