“Mi unisco alle nobili parole del Capo dello Stato”. La dichiarazione di Silvio Berlusconi arriva soltanto alle 18. Al termine di una giornata cominciata con Giorgio Napolitano che da Roma difendeva la magistratura e da Milano il premier, imputato al processo Mills, ribadiva i suoi attacchi contro i pm “eversivi, cancro della democrazia”. Ma il Cavaliere nel corso della giornata si è accorto di essere rimasto solo, così è stato costretto a fare marcia indietro. Ed è apparso l’unico, anche nella maggioranza, a non aver compreso che le “nobili parole del Capo dello Stato” erano riferite proprio a lui. Quel “rispetto dei pm” invocato da Napolitano, l’invito a finirla con “le polemiche politiche” sulla magistratura, per tutti, avevano un preciso destinatario: Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere è apparso chiaramente solo. Tra le dichiarazioni di stima, apprezzamento, condivisione all’intervento di Napolitano, stridevano le parole del premier. Di segno totalmente opposto. Unico a insistere nell’attaccare la magistratura. Un solo ripensamento: sui manifesti “fuori le Br dalle procure”. Berlusconi li ha definiti “indebiti”, per poi ripartire: “La magistratura eversiva usa il diritto contro di me”. Persino il fidatissimo guardasigilli Angelino Alfano non ha potuto far altro che allinearsi con il Colle, definendo il discorso di Napolitano “condivisibile e illuminante”. Mentre il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha colto l’occasione per ribadire la vicinanza del Carroccio al Quirinale, già mostrata con evidenza ieri da Umberto Bossi. Un asse, quello instaurato tra Lega e Colle, che preoccupa molto Berlusconi. Il premier sa che il Senatur aspetta soltanto i risultati delle elezioni amministrative. Se il Pdl la spunta a Milano il Cavaliere potrà tirare un sospiro di sollievo. Altrimenti è concreto, con il passaggio in aula della fiducia al governo chiesta da Napolitano nei giorni scorsi e immediatamente accolta con favore dal Carroccio, il rischio della rottura dell’alleanza. Così è maturata la convinzione, nelle ore, che fosse necessario allinearsi con il Capo dello Stato, su suggerimento anche (e soprattutto) del sottosegretario Gianni Letta.

Nelle ore di silenzio da Palazzo Grazioli, qualcuno ha tentato di rileggere le parole del premier, difendendolo. Come il governatore lombardo Roberto Formigoni, che si è spinto a sostenere che il Cavaliere ha espresso “un grande rispetto per i magistrati”. Mentre Renato Brunetta ha invece spiegato che il monito di Napolitano non era rivolto a Berlusconi ma era “generale, per l’insieme del Paese”, volto “a rispettare la Costituzione in tutte le sue parti”. E la volontà espressa da Berlusconi di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sull’operato di alcuni pubblici ministeri è “più che legittima”, secondo Antonio Leone, vicepresidente della Camera. Non farlo “significa riconoscere alla magistratura un’immunità e un’impunità che la categoria si è già ampiamente attribuita”. Si tratta di una sacrosanta richiesta di Berlusconi”. Gianfranco Fini ha bollato la proposta come una “anomalia dell’assurdità” e ha sin da subito condiviso le parole del Capo dello Stato. Pochi non l’hanno fatto, durante la giornata. Alla fine anche il premier ha dovuto allinearsi. Ma è difficile che il “rispetto della magistratura” chiesto da Napolitano sarà rispettato a lungo dal Cavaliere. Del resto ne ha fatto il tema principale della campagna elettorale per le amministrative e già stasera tornerà a parlare. Interverrà telefonicamente a una manifestazione a Gallarate per sostenere il candidato sindaco del Pdl, poi chiamerà Telelombardia infine terrà un comizio al palazzetto dello Sport di Arcore. Difficile immaginare che non arrivino altri attacchi ai pm.

Le parole di Napolitano. Il Capo dello Stato, stamani, ha sottolineato come sia indispensabile “parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve essere reso come premessa di ogni produttivo appello alla collaborazione necessaria per le riforme necessarie”. Più volte interrotto dagli applausi dei presenti, nel discorso tenuto in occasione della giornata della Memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi, il Capo dello Stato si è commosso nel parlare di queste vittime della follia terrorista, ricordando come i profili tracciati nel volume ‘Nel loro segno’ dedicato dal Csm ai magistrati vittime del terrorismo e delle mafie, restino “più forti di qualsiasi dissennato manifesto venga affissa sui muri della Milano di Emilio Alessandrini e Guido Galli, e di qualsiasi polemica politica indiscriminata”. Napoltano, anche in questo caso interrotto da un convinto applauso, ha voluto rivolgere “un riverente pensiero” ad Aldo Moro, ucciso 33 anni fa dalle Brigate Rosse, “sul cui dramma umano e sui cui tormentati pensieri viene ora gettata nuova luce grazie ad ulteriori ricerche e approfondimenti”.

Così, il Capo dello Stato, condanna le “polemiche politiche indiscriminate” contro la magistratura, puntando l’indice contro i “dissennati manifesti” affissi a Milano su pm e Br. Battere il terrorismo fu una “pietra miliare” nella storia dell’Italia unita, “di qui la nostra inestimabile gratitudine a quanti hanno pagato con la loro vita, ed il riconoscimento che meritano tutti quanti hanno condotto quella battaglia”. Ricordando le vittime del terrorismo, Napolitano ha giudicato “incomprensibile” la mancata estradizione del terrorista Cesare Battisti, puntando il dito contro le “residue mistificazioni” nei confronti della giustizia italiana che “pesano, ad esempio, sui rapporti tra Brasile e Italia nella vicenda dell’estradizione, rimasta incomprensibilmente sospesa, del terrorista Battisti”.

“La prova del lungo attacco terroristico con cui noi abbiamo dovuto fare i conti, specie negli anni della sua massima intensificazione, è stata – ha proseguito Napolitano – quanto mai pesante e insidiosa per la coesione sociale e nazionale e per le istituzioni democratiche nate sull’onda del movimento di Liberazione e ancorate ai principi della Costituzione repubblicana”. Così il superamento di questa difficile prova resta “una pietra miliare nella storia dell’Italia unita”. Di qui, “la nostra inestimabile gratitudine a quanti hanno pagato con la loro vita, e il riconoscimento che meritano tutti quanti hanno condotto quella battaglia sapendo di doverla e poterla vincere. Si è vinto grazie alla fibra morale, al senso del dovere, all’impegno nel lavoro e nella vita civile che hanno caratterizzato servitori dello Stato e cittadini di ogni professione e condizione. Non c’è distinzione che possa suonare irrispettosa – ha sottolineato il capo dello Stato – nel nostro omaggio alla memoria degli uccisi e dei feriti dai terroristi: siamo egualmente vicini a tutti e alle famiglie di tutti, qualunque nel fosse la posizione sociale o ne fossero le idee, e qualunque fosse la matrice ideologica, di estrema sinistra, prevalentemente, o di estrema destra, come nel caso di Vittorio Occorsio, degli atti terroristici di cui rimasero vittime”.