ll governo di Tokyo ha deciso di dichiarare una situazione di emergenza sull’energia nucleare. La misura viene annunciata in caso di fughe radioattive da centrali nucleari o di avarie nel sistema di raffreddamento. Questo non si sarebbe verificato, ma il livello di paura è altissimo e il livello delle radiazioni presso l’ impianto nucleare numero uno di Fukushima è in rialzo.

Le undici centrali atomiche piu’ prossime alle aree disastrate sono allora state chiuse, la metà delle quali grazie al blocco automatico controllato. L’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ha assicurato che le operazioni di spegnimento sono state completate correttamente e senza rischi, e che nell’impianto di Onagawa è stato estinto un incendio divampato in una turbina.

Intorno a un’altra centrale, quella di Fukushima nella prefettura omonima, le autorità hanno però ordinato l’evacuazione di circa duemila persone residenti nel raggio di 2 chilometri dalla centrale; e l’agenzia dell’Onu ha reso noto di essere stata informata dal governo di Tokyo, che pure ha negato qualsiasi fuga di radioattività, del fatto che il livello di allerta nella zona è stato ulteriormente innalzato. Più in generale è stato proclamato lo stato di emergenza nucleare ma, ha sottolineato il premier Naoto Kan, soltanto per consentire una più spedita adozione dei provvedimenti urgenti del caso.

Nel reattore numero 1 dell’impianto, vecchio di 40 anni, il sistema di raffreddamento del nocciolo del reattore non ha funzionato e all’interno dell’impianto si e’ registrato un innalzamento del livello di radioattivita’. Le centrali interessate nell’area del sisma, il nord-est, sono quattro. I reattori che, al momento della scosse, si sono automaticamente chiusi sono stati undici, localizzati nelle centrali di Oganawa, Tokai, Fukushima Daini e Fukushima Daiichi. Tre di quest’ultima si sono chiusi automaticamente; altri tre non erano operativi. E’ stato il guasto al sistema di raffreddamento all’ultimo reattore che ha spinto il governo a dichiarare “l’emergenza nucleare, come previsto nelle procedure per situazioni del genere. I reattori in questioni sono ad acqua, i piu’ comuni in Giappone: il calore e’ prodotto da una reazione nel nucleo, che porta l’acqua all’ebollizione e dunque al vapore. Quest’ultimo serve a far funzionare una turbina, dopo di che viene raffreddato in un condensatore e riconvertito in acqua, che viene poi pompata nel nucleo del reattore, completando il ciclo. Anche quando il reattore e’ chiuso e la fissione nucleare fermata, resta un intenso livello di vapore. Il sistema di raffreddamento serve proprio a dissipare questo vapore.

Nelle centrali nucleari “i sistemi di sicurezza si spengono automaticamente. E così è accaduto in Giappone. Solo in uno questo meccanismo non ha funzionato a regola d’arte”. Così Paolo Clemente, ricercatore dell’Enea, spiega il funzionamento delle centrali nucleari. Quanto ai rischi, “è presto per tirare le somme, ma dalle notizie che riceviamo non dovrebbero esserci fughe radioattive. La situazione sembra essere sotto controllo”. E così anche dall’Enea si fuga ogni dubbio su un possibile effetto Chernobyl: “La situazione è completamente diversa, di certo più limitata e sotto controllo”. Ma in attesa di ulteriori controlli, conclude il ricercatore, “è prudente evacuare i residenti nei pressi della zone a rischio”. Quello che preoccupa le autorità giapponesi sono comunque le scosse di assestamento, che potrebbero essere violente quanto lo è stata quella di questa mattina.