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Guerra in Iran, le entrate fiscali del Cremlino legate alla vendita di petrolio hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi sei mesi

Due giganti – India e Cina – hanno bisogno della Russia e della sua energia. E adesso, secondo Reuters, Mosca si prepara ad acquistare valuta estera grazie ai proventi petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente
Guerra in Iran, le entrate fiscali del Cremlino legate alla vendita di petrolio hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi sei mesi
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Tra Iran e Stati Uniti a fucili puntati, con Hormuz in fiamme e il Medio Oriente a fuoco, la Federazione gode: è l’ultima alternativa allo Stretto commerciale bloccato. Due giganti – India e Cina – hanno bisogno della Russia e della sua energia. Chi voleva indebolire Mosca per mettere fine al conflitto ucraino, la vede uscire rafforzata da quello in Iran. Mosca beneficia per effetti indiretti e di rimbalzo dall’ultima guerra di Trump che vanifica anni di sforzi compiuti dall’Ue per isolarla e indebolirla; le entrate fiscali del Cremlino legate alla vendita di greggio, nell’ultimo mese, hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi sei mesi.

Secondo l’ultimo report del finlandese Crea (Centro per la Ricerca sull’Energia e l’Aria Pulita) a marzo 2026 in Russia si è battuto un record: nelle casse sono entrate proventi più alti mai registrati negli ultimi due anni (a conti fatti si tratta di 713 milioni di euro al giorno); c’è stato “un massiccio aumento del 115% su base mensile delle entrate derivanti dall’esportazione di petrolio greggio via mare”.

Più la guerra iraniana continuerà, più continuerà ad alzarsi il prezzo del petrolio, più continueranno i flussi d’entrata russi. “La Russia si prepara ad acquistare valuta estera grazie ai proventi petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente”. È stata Reuters ad accorgersi per prima della comunicazione del ministero delle Finanze russo che informa che per la prima volta dal 2022 – primo anno di guerra contro Kiev – l’aumento dei profitti petroliferi consentirà l’acquisto di 110,3 miliardi di rubli (1,46 miliardi di dollari) principalmente in yuan cinesi. “Dopo l’annuncio, il rublo ha guadagnato lo 0,9% contro lo yuan cinese nelle contrattazioni alla Borsa di Mosca”, ma il mercato si aspettava risultati più solidi: questo potrebbe voler indicare, secondo gli analisti, che ad aprile le entrate per il greggio siano state inferiori di quelle record di marzo. Il mese è stato infatti segnato da attacchi con droni ucraini che si sono concentrati contro porti e raffinerie, le esplosioni hanno rallentato la produzione: nel mese ci sarebbero stati solo 21 miliardi di rubli di entrate extra dal settore petrolifero.

La norma di bilancio russa prevede che quando il prezzo del petrolio supera i 59 dollari al barile, lo Stato destina una parte delle maggiori entrate fiscali all’acquisto di valuta straniera per rafforzare il fondo sovrano nazionale. Secondo i calcoli di Bloomberg, “i produttori russi hanno versato 707,1 miliardi di rubli (9,5 miliardi di dollari) in tasse federali sul petrolio il mese scorso, il dato più alto da ottobre. Le entrate totali derivanti da petrolio e gas hanno raggiunto quasi 856 miliardi di rubli”. L’aumento delle entrate non dipende solo dalle deroghe temporanee concesse dagli Usa per ridurre e far fronte alle carenze causate dal blocco dello Stretto, ma anche dal rialzo del prezzo del petrolio degli Urali (principale prodotto di esportazione della Russia). Parafrasando il resto dei calcoli del media, ad aprile, il prezzo usato per calcolare le tasse è stato in media di 77 dollari al barile e, siccome le tasse vengono calcolate sui prezzi del mese precedente, una sola certezza al momento c’è: questo aumento continuerà a far crescere le entrate russe anche a maggio.

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