Carissimi lettori,

riporto di seguito la risposta di Luca Coletto, assessore alla Sanità della Regione Veneto, alla mia lettera del 31 Gennaio 2011, in fondo alla quale esprimo un semplice parere.

Ho letto con attenzione la sua lettera e devo dire che mi ha colpito: vi traspare una preoccupazione forte, dettata dalla lettura di un titolo di giornale. Lei tiene un suo blog su un quotidiano, e quindi potrà concordare con me che, quando si vuol segnalare un problema, a volte si usano delle iperboli come credo sia, in questo caso, la “denuncia” che mancherebbero aghi e guanti all’ospedale di Mestre. A prescindere dal fatto specifico, desidero rassicurarla: almeno nella Regione del Veneto, “tagli” nel senso deleterio del termine non ne sono stati fatti e non lo saranno in futuro.

Vero è che anche in Veneto siamo impegnati in un’ampia rivisitazione del nostro sistema sanitario per renderlo da un lato più rispondente alle mutate esigenze di salute del cittadino e dall’altro più confacente alle esigenze di contenimento della spesa dettate dal difficile momento nazionale. Per contenimento della spesa però, si badi bene, non si deve intendere diminuzione di servizi, ma una migliore organizzazione degli stessi, evitando sovrapposizioni, perseguendo economie di scala nella gestione delle gare per l’acquisto di materiali e medicinali, implementando l’informatizzazione delle Ullss tanto che già oggi molti cittadini possono scaricarsi i loro referti dal computer di casa (e tutti i veneti potranno farlo entro il giugno 2012), rafforzando l’appropriatezza delle prestazioni e delle prescrizioni, potenziando la medicina territoriale, portando cioè la sanità più vicina al cittadino.

Abbiamo iniziato questo lavoro da pochi mesi ed i primi risultati iniziano a vedersi: senza eliminare un solo servizio e senza “tagliare” un solo posto letto, abbiamo chiuso i conti del 2010 con un risparmio di 38 milioni di euro rispetto all’anno precedente e con un deficit di soli 72 milioni su un bilancio sanitario complessivo di circa 8 miliardi e mezzo. Un riconoscimento al di sopra di ogni sospetto ci è venuto proprio la settimana scorsa al termine di un’audizione presso la Commissione Parlamentare sugli Sprechi e gli Errori in sanità presieduta dall’on. Leoluca Orlando che, con grande correttezza istituzionale, ha ascoltato cosa avevamo da dire e, al termine, ci ha riconosciuto la capacità di operare per il contenimento della spesa, senza però intaccare il livello dei servizi erogati, definendo la nostra sanità “un modello nazionale”.

In proposito, vale la pena di ricordare che la Regione del Veneto è una delle poche che, pur tra mille difficoltà, anche nel 2010 è riuscita a erogare 103 milioni di euro di finanziamenti per prestazioni “extra Lea”, cioè in più rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza che costituzionalmente devono essere erogati in tutte le Regioni italiane. 103 milioni, aggiungo, che sono andati a finanziare in grandissima parte proprio prestazioni più di tipo sociale che sanitario. Per fare ancora di più e meglio, stiamo per varare un nuovo Piano Sociosanitario Regionale, dal quale scaturirà anche una diversa taratura della rete ospedaliera, ancora oggi un po’ sbilanciata sulle acuzie, mentre la richiesta che viene dal territorio è di una maggiore disponibilità di letti e servizi di riabilitazione. Non mi addentro negli aspetti più prettamente sociali, che sono di competenza del mio collega Remo Sernagiotto.

Tutto questo a fronte di un quadro nazionale dove siamo fortemente impegnati a sostenere una reale lotta agli sprechi che si registrano in vari sistemi sanitari regionali in Italia e l’ingresso del federalismo fiscale anche in sanità. Per questo settore, la parola d’ordine è “Costi Standard”: vuol dire che, per ogni prestazione prevista all’interno dei Lea andrà individuato un costo “ideale” e che, sulla base di questo, andrà parametrata l’assegnazione dei fondi nazionali annuali alle singole Regioni. Penso sarà d’accordo con noi nel dire che non è più possibile che una stessa prestazione possa costare la metà in una Regione (come il Veneto) e il doppio in un’altra (cosa che, mi creda, accade davvero) perché il divario si spiega soltanto con la presenza di sprechi laddove le prestazioni costano di più. E gli sprechi sono un lusso, ma io direi un malcostume, che questo paese non può più permettersi.

Cordialmente

Luca Coletto, Assessore alla Sanità Regione del Veneto

Per leggere la lettera originale clicca qui.

Sono ben felice di apprendere che tanto si sta facendo per migliorare servizi importanti per i cittadini, e in questo sostengo pienamente chi si sta attivando per tutto ciò. Non voglio far polemica, ma non credo che l’accaduto di Mestre si possa ridurre solo a un titolo di giornale gonfiato: se la situazione non fosse stata preoccupante, non credo si sarebbe arrivati a tanto, perché ingigantire una situazione del genere non porta niente di buono a nessuno, neanche a chi la denuncia. Questo è solo il mio modesto parere, voi che ne pensate?

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