Vi racconto una storia vera. Una storia bella, di civiltà e, per certi versi, molto istruttiva. Qualche anno fa la fiction TV “Il capo dei capi” portò la signora Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina, a pensare di poter pretendere il risarcimento per presunti danni d’immagine causati dalla fiction. Sembrava una richiesta paradossale, eppure la stampa la riportava senza alcun particolare commento critico, né particolare indignazione. In un servizio del TG satirico “Striscia la notizia”, divenuto poi celebre, l’inviata Stefania Petyx pensò di andare a puntualizzare direttamente alla signora Bagarella che se c’era una rivendicazione di danni d’immagine, questa semmai apparteneva di diritto al popolo siciliano che, a causa della presenza della criminalità organizzata, aveva perso non solo l’immagine, ma anche un adeguato sviluppo economico oltre che i suoi migliori figli, uccisi vigliaccamente.

Un gruppo di ragazzi palermitani senza bandiere politiche prese alla lettera questa rivendicazione e promosse su Internet una raccolta di firme con la petizione “Chiediamo i danni a Cosa Nostra”. Un blog locale, Rosalio, l’ha sostenuta sin dalla prima ora e ne ha informato con numerosi post. Le firme raccolte sono state più di 19.000 provenienti da ogni parte d’Italia. Come se non bastasse, alcuni di questi ragazzi si sono recati, per giorni, all’ingresso dell’ARS a raccogliere le firme dei deputati regionali disponibili a sottoscrivere una norma in merito. E questi sono stati i tangibili risultati portati a casa a poco meno di un anno dall’inizio della raccolta delle firme:

Primo risultato: nel gennaio 2008, con un emendamento alla Legge Finanziaria Regionale 2008 (L.R. 6.2.2008, n. 1, in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 8.2.2008), è stato introdotto il seguente articolo:

Articolo 18
Costituzione parte civile

«Fermo restando il diritto della Regione Siciliana e degli enti di cui all’articolo 1 della legge regionale 10/1991 di costituirsi parte civile nei confronti di qualunque cittadino imputato di reati connessi all’associazione mafiosa, è fatto obbligo alle amministrazioni di cui sopra di promuovere azioni civili di risarcimento di danni quando sia intervenuta sentenza penale di condanna passata in giudicato riguardanti pubblici amministratori o dipendenti delle amministrazioni medesime».

In concomitanza con l’approvazione della legge finanziaria regionale, era stata presentata anche una articolata mozione che recepiva lo spirito della petizione per i casi diversi da quelli dei pubblici amministratori o dei burocrati, ma le dimissioni del presidente Cuffaro rimandarono il tutto alla successiva legislatura.

Secondo risultato: finalmente, alla fine dello stesso anno, è stato inserito il seguente articolo nella nuova Legge regionale antimafia (L. R. n. 15 del 20.11.2008: “Misure di contrasto alla criminalità organizzata”, in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 24.11.2008, n. 54).

Articolo 4
Costituzione di parte civile della Regione

«È fatto obbligo alla Regione di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia per fatti verificatisi nel proprio territorio».

Per la cronaca, il “pacchetto sicurezza” varato dal governo Berlusconi ha pensato bene, nella totale distrazione dei parlamentari siciliani mentre si parlava di federalismo fiscale, di riservare tali risorse in capo ad Equitalia. Un Ente locale che si costituisse parte civile contro criminali di “Cosa Nostra” potrà avanzare la sua rivendicazione “morale”, avrà diritto al rimborso delle spese legali, ma i soldi del risarcimento danni andranno a disposizione del Governo nazionale. Dopo il danno, quindi, la beffa per i siciliani!

Quali lezioni possiamo comunque trarre da questa vicenda? Che la democrazia non è solo delega, ma è anche partecipazione: la petizione invocava un intervento del Parlamento nazionale perchè costringesse quello regionale a costituirsi obbligatoriamente parte civile nei processi di mafia mentre è bastato mostrare le proprie facce (e anche qualche telecamera!) perché l’Assemblea Regionale si muovesse autonomamente e in modo assolutamente bipartisan.

Ora l’ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, è stato condannato in via definitiva per favoreggiamento della mafia ed è giusto aspettarsi che una legge promossa direttamente dai cittadini venga applicata come tutte le altre. Cuffaro sarà forse il primo a pagare anche i danni.

Per me, un amministratore che si accorda con un fornitore sul preziario, in un retrobottega, andrebbe cacciato senza riguardi perché amministratore infedele, senza necessità di aspettare l’intero svolgimento di un processo penale, ma la Sicilia (e l’Italia) non sarebbe quello che è se tutto ciò fosse pacifico per tutti e da qualche parte bisognava pure cominciare. E che qualcuno cominci a pagare, anche di tasca, sarebbe sicuramente una buona notizia.