Nuovo colpo di scena sulla ciclopica balla imbastita dal premier e dai suoi scagnozzi nel Ruby-gate: secondo alcune indiscrezioni trapelate da fonti giudiziarie e svelate dall’Ansa, il pm dei minori Annamaria Fiorillo, magistrato di turno la sera del fermo di Ruby in Questura (27 maggio 2010), non avrebbe mai concesso alcuna autorizzazione all’affido della ragazza alla Minetti. E non solo: il pm, contattata dalla polizia, ha smentito categoricamente che ci fosse stato un accordo sull’affido alla igienista dentale, anche nell’ipotesi in cui avesse avuto una copia dei documenti d’identità della fanciulla. Questo fatto stride drasticamente con la versione fornita dalla Questura, che in una nota, qualche giorno fa, aveva comunicato l’esistenza di tale accordo per la consegna della ragazza alla Minetti. Insomma, la Questura avrebbe pronunciato il falso.

La mancata autorizzazione della Fiorillo è provata dalla relazione compilata quella notte dalla polizia, documento pervenuto alla Procura dei minori a fine giugno (e non al pm Fiorillo nei giorni successivi).

Nella relazione stilata dalla polizia è riportata minuziosamente la successione degli eventi: tutto comincia dall’arrivo in Questura di Karima El Mahroug, nata in Marocco il 01.11.1992, accusata di furto. Dopo che furono avviate le procedura di identificazione e si stava per iniziare la fotosegnalazione, arrivò intorno alle 23.00 la telefonata della presidenza del consiglio dei Ministri: l’ordine perentorio, che ha messo in stato di fibrillazione la Questura e in particolare il suo capo gabinetto Pietro Ostuni, era quello di lasciar andare la ragazza.

Ecco quanto si legge nel rapporto: “l’assistente Landolfi veniva raggiunto di gran corsa, presso gli uffici della terza sezione, dal commissario capo dott. ssa Giorgia Iafrate, la quale riferiva di aver ricevuto una comunicazione telefonica da parte del capo di gabinetto della questura, dott. Ostuni, dove si doveva lasciar andare la minore e che non andava foto segnalata”.

E ancora: “L’assistente Landolfi chiedeva spiegazioni alla dott. ssa Iafrate. Il commissario riferiva che, detta telefonata, le era pervenuta da parte del capo di gabinetto che, a sua volta, era stato contattato telefonicamente da parte della presidenza presso il consiglio di ministri, dove era stato specificato che la ragazza fermata era la nipote del Presidente Moubarach e quindi doveva essere lasciata andare. La dott. ssa Iafrate continuava a ricevere numerose telefonate da parte del capo di gabinetto che sollecitava il rilascio della giovane donna, poiché egli aveva dato comunicazione alla presidenza del consiglio dei ministri dell’avvenuto rilascio della ragazza”.

A questo punto, sempre secondo il documento redatto dalla polizia, “… giungeva tramite il centralino del corpo di guardia della questura comunicazione che all’ingresso erano giunte due amiche della minore, e cioè la signora Nicole Minetti, consigliere regionale della Regione Lombardia, con incarico presso la presidenza del consiglio dei ministri e la inquilina della minore, tale Coincecao Santos Oliveira Michele, nata il Brasile il 03.05.1978, residente a Milano in via V., che chiedevano un colloquio con gli operanti per conto della minore. (…) La signora Minetti si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa”. (…)
“Gli operanti chiedevano alla dott. ssa Iafrate se il pm di turno dei minori era stato informato della nuova situazione. E cioè del fatto che la ragazza era la nipote del presidente Moubarach (sic) e che la signora Minetti si era resa disponibile a prendere in affidamento la ragazza. La dott. ssa Iafrate chiedeva ai sottoscritti di contattare il pm. Il pm disponeva comunque l’affido della minore a una comunità o la temporanea custodia della minore presso gli uffici della questura”.

In breve, il pm non arretra di un passo dinanzi alla millantata e ragguardevole parentela della ragazza con Mubarak, così pretende che sia cercato per Ruby un ricovero sicuro o, in alternativa, una notte in questura in attesa di un posto libero in una comunità.

Infine, secondo la relazione, veniva di nuovo contattato il pm e si raggiungeva il seguente accordo, e cioè bisognava avere la copia di un documento di identità della minore per poi poterla affidare alla Minetti e lasciarla andare. Il documento, chiesto dal magistrato per accertare la parentela della ragazza con Mubarak, non venne però mai recuperato e la lolita marocchina fu affidata comunque alla Minetti, nonostante non ci fosse il consenso del pm.

Durissimo sulla vicenda il presidente della Camera Fini che, senza peli sulla lingua dichiara: “Quando l’ho saputo io ero dalla Merkel e potete figurarvi i commenti”. Fini si dichiara “amareggiato” e afferma che questa brutta storia, che “sta facendo il giro del mondo“, mette l’Italia in una condizione imbarazzante“.

“Il punto sul quale il premier deve fare assoluta chiarezza è uno solo: se effettivamente, come appare da alcuni verbali, c’è stato o meno un diretto intervento presso la questura di Milano per evitare che la ragazza marocchina fosse affidata a una comunità. Intendo che si verifichi se c’è stato un intervento atto a modificare la prassi e il rispetto delle regole. È una questione di estrema delicatezza anche perché è stato detto che Ruby fosse parente di uno statista”.

A coronamento di tutto, ecco una blob-carrellata della ennesima vergogna del premierato di Silvio: dai tg stranieri alle balle sparse da Berlusconi e dal suo fido Umilio fino a una divertente gaffe del tg di la7 di domenica 31 ottobre (min. 2.59). La giornalista che ha curato il servizio sul Ruby-gate chiama “Annalisa Minetti“, la consigliera PDL, altrimenti nota come “igienista dentale”, che avrebbe preso in affido la giovane marocchina Ruby Rubacuori ( il nome della brava samaritana sguinzagliata da Silvio è Nicole).

Insomma, la morale della storia è semplice e illuminante. Hai rapinato una villa? Hai scippato una vecchietta? Niente paura. Recati alla questura e chiama con fiducia la Minetti. Ti porterà ad Arcore e potrai saggiare il buon cuore di Silvio Berlusconi, l’unico che aggiusta tutto quando prova pena. Proprio come intonava Riccardo Cocciante. “Che pena mi fai… e adesso spogliati!“.