Il nuovo attentato rivolto al Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, riaccende i riflettori sul “sistema Reggio” ed ancora una volta determinerà una pioggia di solidarietà, anche da coloro che hanno colluso e continuano a colludere con gli ambienti criminali.

Da mesi a Reggio Calabria e provincia si è creato un clima volutamente torbido, in cui tutti coloro (‘ndrangheta, politica, imprenditoria, massoneria deviata) che hanno contribuito alla nascita di un unico e forte “sistema” possono tranquillamente “lavorare” senza problemi.

La Magistratura reggina, spesso caratterizzata da contrasti interni, è stata più volte colpita da atti intimidatori, i cui autori ad oggi rimangono sconosciuti: microspie accanto alle stanze di validi Magistrati della DDA, intimidazioni ricevute dallo stesso Procuratore Pignatone e da altri Giudici della DDA.

All’inizio del 2010 la bomba innescata davanti al portone della Procura Generale di Reggio Calabria aveva imposto l’attenzione generale dei media e dei politici; le relative indagini sono passate per competenza a Catanzaro, ma la mancanza ad oggi dell’individuazione dei responsabili, nonostante i filmati trasmessi anche sui video nazionali, e la conseguente certezza dell’impunità, ha garantito il perpetuarsi di tutti gli altri atti intimidatori, per ultimo l’attentato della notte scorsa.

Ma cosa si nasconde dietro tutto questo clima?

Dissapori interni alla stessa Magistratura? Se così fosse, quali i motivi di tali rivalse?

Ma potrebbe esserci ben altro: catture di latitanti, ingente sequestro di patrimoni illeciti, processi ordinari definiti, processi d’appello in corso.

O forse la verità si nasconde dietro le voci che da mesi si rincorrono e trapelano da alcuni giornali? Diverse inchieste, da ultime “Meta” e “Crimine”, hanno individuato che accanto alla ‘ndrangheta trova posto parte della politica e dell’imprenditoria reggina; lo stesso Procuratore della DDA, Pignatone, ha più volte ammesso l’esistenza di filoni d’inchiesta aperti sui rapporti mafia – politica.

Chissà, tra l’altro, che la crisi politica in atto nella città di Reggio Calabria non possa nascondere anche fatti giudiziari.

Oggi, apprendendo la notizia del nuovo attentato al Procuratore Di Landro, il mio ricordo è andato alla strage di Via D’Amelio a Palermo nel 1992. Allora, da giorni, il Parlamento italiano non riusciva ad eleggere il Presidente della Repubblica: la strage portò all’accordo sul nome di Scalfaro. Cosa si nasconda dietro le stragi del ’92 è ancora tutto da scoprire.

Il mio ricordo, associato a quanto accaduto a Reggio potrebbe essere considerato fantagiustizia e non avere alcun rapporto con i fatti calabresi: mi auguro possa essere così.

Da politico e da cittadino calabrese, so che solamente la stessa Magistratura potrà dare le giuste risposte.