La politica è il vero capitale sociale della ‘ndrangheta in Lombardia. Lo assicurano i magistrati, sembrano esserne convinti i boss. Loro però non si accontentano più di amministratori locali. Pensano in grande. Arrivano in Regione e puntano verso il Parlamento. E sul cavallo vincente di Montecitorio non hanno dubbi: sarà Giancarlo Abelli, uno dei fedelissimi di Silvio Berlusconi. Questo raccontano le carte dell’inchiesta sulla cupola delle cosche al nord. Lo stesso Abelli che oggi al Corriere della Sera ha confermato di conoscere l’uomo dei clan aggiungendo “se uno nel far campagna elettorale chiede di votare qualcuno cosa c’entro io”

Il nome dell’ex presidente della Commissione salute della Regione Lombardia, che negli anni Novanta fu coinvolto e poi prosciolto in un giro di tangenti legate all’imprenditore sanitario Giuseppe Poggi Longostrevi, compare diverse volte nella richiesta d’arresto firmata dal pool antimafia di Milano.

La cricca mafiosa, infatti, punta su di lui per le ultime elezioni regionali. Una scelta obbligata dopo l’arresto della moglie di Abelli fino a quel momento considerata la candidata ideale. Purtoppo però, Rosanna Gariboldi nel 2009 finirà in galera per riciclaggio. Si tratta dell’inchiesta su il ras delle bonifiche, Giuseppe Grossi. I successivi problemi di bancarotta condivisi dal collega di partito, Massimo Ponzoni, la escludono definitivamente.

A porre il problema sarà Carlo Antonio Chiriaco, dirigente dell’Asl di Pavia e collettore dei voti mafiosi. Lui ne parla con l’avvocato e assessore Pietro Trivi, già legale di Brega Massone, chirurgo della Santa Rita, ribattezzata la clinica degli orrori. “Lui (Abelli, ndr) va benissimo e deva fare l’assessore alle infrastrutture. Poi nei prissimi cinque anni c’è Expo”.

Decisione presa e avallata dai padrini. Chiriaco quindi passa alla conta dei voti. “Il limite tra successo e insuccesso è 12.000 voti”. Lui questa elezione la vuole e lo fa capire. “Farei la campagna elettorale con la pistola in bocca, perché chi non lo vota gli sparo”. Chiriaco è disposto a tutto. “Io prendo pure i voti di Pino Neri e Cosimo Barranca“. Due nomi di peso visto che sono considerati tra i capi assoluti della ‘ndrangheta. Quindi si spiega meglio: “Per i nuclei calabresi c’è Cosimo Barranca che è un tipo sveglio”.

Non si tratta di millanterie. Scrivono i magistrati: “La volontà di coinvolgere nella competizione elettorale a sostegno di Abelli due delle figure più importanti della ‘ndrangheta in Lombardia non rimaneva un mero proposito, ma aveva un immediato sbocco operativo”. Che si traduce in un incontro negli uffici di Abelli nel palazzo della Regione Lombardia. Incontro che i carabinieri filmano e fotografano.

I preparativi iniziano il 12 gennaio scorso e si concretizzano nei primi giorni di marzo. A condurre la regia ci sono il boss Pino Neri e Carlo Chiriaco. I due lavorano dietro le quinti. Non sarà, infatti, il padrino ad andare da Abelli, ma un suo uomo. Il prescelto si chiama Rocco Del Prete, un giovane volentoroso già candidato nella lista Rinnovare Pavia. Il suo mentore si chiama Ettore Filippi, ex vicesindaco di Pavia. Filippi che sta nel centrosinistra ha però un’illuminazione: cambiare casacca e far cadere la giunta. Non disdegna nemmeno di chiedere favori ai boss. Condotta poco edificante per uno che da poliziotto balzò agli onori della cronaca per aver arrestato Mario Moretti, il capo delle Brigate rosse.

Comunque sia l’incontro si concretizza. Prima, però, Pino Neri catechizza il suo uomo. “Devi andare da lui e devi fare il nome dell’avvocato Neri. E ancora che noi l’abbiamo sempre rispettata e che io, chiaramente sarò sempre nell’ambito del centrodestra. Abbiamo deciso di creare un gruppo e come gruppo possiamo fornire un impegno. E mi raccomando tu sottolinea che i tuoi eletti non vengono dal centrosinistra”. Insomma, un vero e proprio disegno politico portato avanti “da ex poliziotti, ingegneri…”. Una vera lobby che tanto assomiglia a quella massoneria segreta di cui il boss dice appertamente di fare parte. Il capomandamento insiste: “Devi dirgli: lei è una persona perbene affidabile e io voglio solo crescere politicamente e operare all’interno del suo gruppo”.

Rocco Del Prete quindi si presenta da Abelli. L’incontro fila liscio. Anzi alla grande. “Gli ho detto sono un amico del dottor Chiriaco e dell’avvocato Neri”. E ancora: “Volevo solo dirle che saremmo contenti di darle una mano e se poi c’è la possibilità di fare un percorso all’interno del Pdl”. Il tutto si conclude con le parole di Chiriaco: “Ha detto che è contentissimo e che è andata benissimo”.