La Lombardia passa dal decimo al nono posto nella classifica dell’illegalità ambientale in Italia. Tradotto: le mafie continuano ad operare e anzi tendono ad allargare i loro business anche al Nord. Nello smaltimento di rifiuti tossici sul territorio, nelle bonifiche irregolari, nell’utilizzo di materiali scadenti per le costruzioni. Basta leggere il rapporto Ecomafia 2010 presentato da Legambiente per capire che, a meno di cinque anni da Expo, le cosche non arretrano di un passo e anzi sono pronte a saltare sul carro degli appalti miliardari. Ma criminalità organizzata non significa soltanto delinquenza e spregiudicatezza economica. Quando si parla di “Ecomafia” si fa riferimento ai danni ambientali, che si pagano in termini di sicurezza, malattie e morti, e che sono diretta conseguenza del modo di operare dei clan.

I numeri, tratti dalle inchieste di forze dell’ordine e magistratura, parlano chiaro. E dimostrano, appunto, che nel 2009 la Lombardia ha confermato le stesse irregolarità (perdendo però una posizione nella classifica nazionale) dell’anno precedente: 855 infrazioni accertate, 865 persone denunciate, 9 arresti, 264 sequestri. Il tempo passa, la scadenza del 2015 si avvicina e mentre il sindaco di Milano Letizia Moratti considera inutile una commissione antimafia in città, il rapporto di Legambiente mette in fila tutte le grandi inchieste sul ciclo dei rifiuti. A partire dall’operazione “Replay”, 10 arresti e 41 indagati a gennaio tra il capoluogo e Varese, con rifiuti tossici “trattati” solo sulla carta e smaltiti in luoghi non idonei. E naturalmente riciclaggio di denaro, grazie a bolle di accompagnamento taroccate. Secondo il report, in Lombardia si concentra l’11% delle inchieste italiane sul traffico illecito di rifiuti, mentre un altro 24% dei traffici è transitato dalla regione: le inchieste evidenziano come questo meccanismo non sia solo opera delle cosche, ma trovi una sponda nei colletti bianchi e nei politici locali, disposti a chiudere un occhio.

Se lo smaltimento di rifiuti tossici rappresenta una delle situazioni più allarmanti, un capitolo a parte è costituito dal cosiddetto ciclo del cemento, che comprende le costruzioni abusive, ma anche il tema – delicatissimo, in tempi di grandi opere in arrivo con i fondi di Expo – delle concessioni edilizie, che comportano più facilmente collusioni con la politica: un caso su tutti, quello di Milko Pennisi, consigliere comunale di Milano, presidente della commissione urbanistica, colto in flagrante mentre intascava mazzette per accelerare alcune pratiche. Nel settore dell’edilizia, rivela il rapporto Ecomafia, le infrazioni rilevate in Lombardia nel 2009 sono più di 250, 312 le persone denunciate. Reati che hanno risvolti inquietanti: come il caso del calcestruzzo depotenziato. Il 27 aprile scorso, su richiesta della dda di Caltanissetta, sono scattate le manette per 14 persone in quattro regioni, tra cui la Lombardia. Grazie alle intercettazioni, si è scoperta l’abitudine di alcune aziende di preparare calcestruzzo al di fuori dei requisiti di legge: più sabbia e meno cemento per costruire strade, gallerie e ospedali. Con evidenti conseguenze per la sicurezza delle opere.

La grande abbuffata di Expo è dietro l’angolo e gli indicatori di situazioni malavitose e della pressione dei clan sulla politica sono ormai evidenti: l’ultimo in ordine di tempo, il primo luglio, con una raffica di arresti, alle porte di Milano, per affari tra ‘ndrangheta e politica. In manette 15 esponenti legati al clan di Francesco Valle, federato con la cosca De Stefano di Reggio Calabria. Nell’ordinanza si parla della concessione di licenze per l’apertura di attività (discoteche, mini casinò, ristoranti) nelle aree attorno alla grande esposizione. La malavita, insomma, ha battuto sul tempo il comune di Milano, che non ha ancora bloccato i terreni su cui sorgerà l’esposizione universale. Il business illegale, invece, è già brillantemente avviato.

di Simone Ceriotti

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