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Iran, stasera Trump terrà un discorso alla nazione. Il presidente Usa: “La guerra finirà in 2 o 3 settimane”

L'annuncio della portavoce Karoline Leavitt: l'orazione presidenziale alle 21 negli Usa, le 3 in Italia. Borse europee e asiatiche in rialzo. Rubio: “Dopo la guerra valuteremo rapporto con la Nato”
Iran, stasera Trump terrà un discorso alla nazione. Il presidente Usa: “La guerra finirà in 2 o 3 settimane”
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In Evidenza

Casa Bianca: “Trump terrà stasera un discorso alla nazione sulla guerra in Iran”

Il presidente americano Donald Trump terrà stasera “un discorso alla nazione per fornire un importante aggiornamento sull’Iran”. Lo ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt con un post su ‘X’. Trump terrà il suo discorso alle 21 ora locale, ha precisato Leavitt, le 3 in Italia.

  • 13:54

    Iran: “Hormuz riaprirà, ma non per gli Usa”

    “Lo Stretto di Hormuz riaprirà sicuramente, ma non per voi”. Così il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano Ebrahim Azizi si è rivolto agli Stati Uniti in un post su ‘X’. Lo Stretto di Hormuz, ha aggiunto, ”sarà aperto solo a coloro che si adegueranno alle nuove leggi iraniane”. Il Parlamento di Teheran ha di recente approvato di introdurre il pagamento di un pedaggio per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz.
    Azizi ha poi deriso il presidente americano Donald Trump scrivendo su ‘X’: “Trump ha finalmente realizzato il suo sogno di ‘cambiare di regime’, ma nel regime marittimo della regione!”.

  • 13:30

    Israele: “Quella con l’Iran non sarà l’ultima guerra”

    Quella che Israele sta combattendo contro l’Iran “non sarà l’ultima guerra”. E’ la convinzione espressa dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sàar in un messaggio postato su X in occasione della Pasqua ebraica. Sàar cita la canzone ‘Ti prometto, bambina mia, che questa sarà l’ultima guerra’, definendola “una canzone bellissima e persino commovente, ma il meglio della canzone è la sua falsità”. Non aveva alcun fondamento nella realtà allora e, purtroppo, non ne ha nemmeno oggi”. Secondo il ministro degli Esteri israeliano, “l’esistenza del popolo ebraico nella sua terra può e sarà garantita solo dalla volontà di combattere e dalla costruzione della forza necessaria per farlo”.
    “Ci trovavamo di fronte a un pericolo di annientamento – sostiene Sàar, in un riferimento alla decisione di attaccare l’Iran il 28 febbraio scorso – I nostri nemici, primo fra tutti il regime degli ayatollah in Iran, hanno ideato un piano di eliminazione. Non solo attraverso chiare dichiarazioni pubbliche che rivelavano le loro intenzioni. Non solo come aspirazione astratta, ma come piano concreto. Un piano di eliminazione ‘convenzionale’ tramite l’impiego di enormi quantità di missili balistici, affiancati da forze di terra dei loro proxies ai confini di Israele. Un’invasione su più fronti combinata con volumi inimmaginabili di lancio di missili balistici…Parallelamente a ciò, il folle regime iraniano ha portato avanti, passo dopo passo, il suo programma nucleare, con l’obiettivo di ottenere armi nucleari che consentissero l’eliminazione del nemico attraverso mezzi non convenzionali”.
    E oggi, rivendica Sàar, “possiamo affermare: abbiamo scongiurato la minaccia di annientamento. Abbiamo ancora nemici acerrimi e crudeli, ma hanno subito un duro colpo. Non promettiamo che questa sarà ‘l’ultima guerra’. Anche in futuro dovremo rimanere vigili contro i piani dei nostri nemici. Ma se non avessimo scelto di agire contro le minacce esistenziali e se le forze di difesa Israeliane e le altre forze di sicurezza non avessero attuato queste decisioni in modo esemplare, avremmo lasciato Israele in una situazione impossibile”. “Sì, possono ancora spararci. No, non possono più metterci in pericolo esistenziale. Abbiamo l’obbligo di preservare questa conquista”, chiosa il ministro.

  • 13:27

    Commissione Ue: “Israele rispetti integrità territoriale del Libano”

    Israele deve rispettare l’integrità territoriale del Libano ed “evitare un ulteriore allargamento del conflitto, anche attraverso un’operazione di terra sul territorio libanese”. Lo afferma nel corso del briefing giornaliero con la stampa il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni. Dal canto suo, l’Ue intende fornire 100 milioni di euro in sostegno umanitario a Beirut per far fronte al milione e più di sfollati, aggiunge.
    El Anouni ricorda la dichiarazione congiunta firmata ieri da dieci Paesi Ue, tra cui l’Italia, a sostegno del popolo e del governo libanesi, “in una guerra che non è la loro e che non hanno scelto. La responsabilità della situazione attuale in Libano ricade su Hezbollah e condanniamo fermamente l’attacco di Hezbollah a sostegno dell’Iran contro Israele. Sosteniamo inoltre le decisioni storiche e coraggiose prese dal governo libanese e chiediamo negoziati diretti tra Libano e Israele”, dichiara il portavoce Ue.

  • 12:54

    Axios: “Anche l’entourage di Trump è disorientato dalle sue contraddizioni”

    Le mosse del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nella guerra con l’Iran continuano a disorientare non solo alleati e mercati, ma anche il suo stesso entourage. Secondo quanto riferito ad Axios da funzionari e consiglieri dell’amministrazione, la strategia appare volutamente imprevedibile. “Non è scacchi in 3D, ma a 12 dimensioni – ha spiegato un funzionario – si contraddice continuamente, quindi nessuno sa cosa stia pensando. È fatto apposta”. “Alla fine nessuno sa cosa pensi davvero – ha aggiunto un ex funzionario di alto livello – avevano un piano per la prima settimana e da allora stanno improvvisando”.
    Trump starebbe valutando diverse ‘exit strategy’ – inclusa l’ipotesi di ritirarsi lasciando lo Stretto di Hormuz chiuso e senza un accordo – mentre al tempo stesso rafforza la presenza militare nella regione, fino a predisporre elementi di una possibile forza d’invasione. “Non vuole inviare truppe sul campo – ha affermato un consigliere – e quando non vuole fare qualcosa, fa di tutto per evitarla. Ovviamente, è proprio allora che diventa impossibile prevederlo”. Secondo alcuni funzionari, se la scadenza del 6 aprile dovesse essere superata senza un accordo, Trump potrebbe allora decidere di sferrare un “colpo finale” con pesanti bombardamenti su infrastrutture e siti nucleari iraniani, per poi ritirarsi.
    Nel frattempo emergono divergenze con i partner mediorientali. “I sauditi parlano come Mark Levin – ha riferito un consigliere – vogliono che gli Stati Uniti finiscano subito il lavoro cancellando l’Iran dalla mappa. Noi non lo vogliamo”. Tra le opzioni sul tavolo anche una strategia di contenimento definita “falciare l’erba”, che prevede di colpire periodicamente le capacità militari iraniane: “Il presidente ha detto fin dall’inizio che potremmo dover tornare – ha spiegato un altro funzionario – e potremmo doverlo fare. Se dovremo falciare di nuovo il prato, l’erba non sarà così alta la prossima volta”.

  • 11:59

    Starmer a Trump: “Nato è l’alleanza militare più efficace al mondo”

    Il premier britannico Keir Starmer ha definito la Nato come l’alleanza militare “più efficace al mondo”. La sua dichiarazione rappresenta una risposta alle dure accuse del presidente americano Donald Trump agli alleati europei rispetto al mancato o ridotto sostegno nella guerra contro l’Iran. 

  • 11:58

    Trump: “Sto seriamente valutando il ritiro Usa dalla Nato”

    Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di stare “seriamente valutando” il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato, esprimendo forte frustrazione per il mancato sostegno degli alleati europei nel conflitto con l’Iran e per le tensioni legate allo Stretto di Hormuz. “Direi che è ben oltre una semplice rivalutazione”, ha risposto a una domanda del Telegraph sulla possibilità di riconsiderare l’adesione all’Alleanza dopo il conflitto.
    “Non sono mai stato convinto dalla Nato. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e lo sa anche Putin, tra l’altro – ha aggiunto – Noi siamo sempre stati presenti automaticamente, anche per l’Ucraina. L’Ucraina non era un nostro problema. Era un test, e noi eravamo lì per loro, e lo saremmo sempre stati. Loro non sono stati lì per noi”.

  • 11:54

    Iran, Starmer: “In settimana vertice in Gran Bretagna per riaprire lo Stretto di Hormuz”

    Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che questa settimana il Regno Unito ospiterà una conferenza diplomatica internazionale sulle modalità per riaprire lo Stretto di Hormuz. Starmer ha affermato che 35 Paesi hanno firmato una dichiarazione in cui si impegnano a collaborare per ripristinare la sicurezza marittima lungo la rotta, fondamentale per il trasporto del petrolio.

  • 11:45

    Moody’s: “Con guerra prolungata in Italia su inflazione e giù la crescita. Indebolimento del sostegno Usa incide sul rating”

    “Un conflitto prolungato, che comporti gravi e durature interruzioni nello Stretto di Hormuz, determinerebbe un aumento sostenuto e consistente dei prezzi del petrolio e del gas, che farebbe salire l’inflazione e peserebbe sulle nostre prospettive di crescita economica per l’Italia”. Così Moody’s nella credit opion sull’Italia nel quale prevede il deficit al 3,1% nel 2025 e al 2,9% nel 2026.
    “L’Italia è fortemente dipendente dalle importazioni energetiche: nel 2024 le importazioni nette hanno rappresentato il 74% del consumo energetico, rispetto alla media Ue del 57%. La dipendenza dell’Italia dalle importazioni è pari al 95% per il gas naturale e al 90% per il petrolio e i prodotti petroliferi. Inoltre, l’Italia è uno dei paesi più esposti in Europa alle importazioni energetiche dalla regione del Golfo: nel 2024, le importazioni di gas dal Qatar (Aa2 stabile) rappresentavano il 12% delle importazioni totali di gas, mentre il 19% delle importazioni italiane di petrolio e prodotti petroliferi proveniva da quella regione”, rileva l’agenzia di rating. Dunque “le prospettive di crescita dell’Italia sono sensibili a uno scenario più avverso di un conflitto prolungato in Medio Oriente, riflettendo la sua esposizione relativamente elevata alle importazioni energetiche dalla regione del Golfo”, si aggiunge.
    Inoltre “risultati di bilancio peggiori del previsto che portino a un aumento dell’onere del debito sarebbero negativi, così come lo sarebbero segnali di mancanza di un tangibile slancio riformatore oltre la fine del Pnrr”. Per Moody’s che riconosce comunque i progressi fatti da Roma per il consolidamento dei conti “un marcato deterioramento della situazione geopolitica in Europa, che producesse prove tangibili di un indebolimento del sostegno da parte degli alleati chiave, in particolare degli Stati Uniti (Aa1 stabile), comporterebbe anch’esso una pressione al ribasso sulle prospettive o sul rating”.

    Inoltre il surplus delle partite correnti dell’Italia che ha raggiunto l’1,2% del pil nel 2025 potrebbe calare allo 0,4% nel 2026, a causa dell’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia per la guerra, la persistente incertezza sul commercio globale e sui dazi statunitensi.
    Per l’agenzia “un consolidamento fiscale continuativo basato su aumenti sostenibili delle entrate o sul contenimento della spesa sarebbe positivo, in quanto porterebbe a un miglioramento sostenibile della traiettoria del debito”. Sulle riforme, si osserva, “progressi più rapidi nell’affrontare le sfide strutturali relative al mercato del lavoro e alla capacità di innovazione, insieme a investimenti privati più consistenti rispetto a quanto attualmente ipotizzato, sarebbero anch’essi positivi per il credito, in quanto indicherebbero una maggiore resilienza economica che potrebbe ridurre la vulnerabilità dell’andamento del debito agli shock”. In questo contesto, conclude Moody’s, “l’evidenza che l’economia italiana rimanga resiliente allo shock geopolitico in corso sarebbe positiva per il credito”.

  • 11:30

    Mosca: “Non condividiamo l’intelligence con l’Iran, Usa e Gb condividono informazioni con Kiev”

    Mosca torna a respingere le accuse di fornire dati d’intelligence all’Iran per colpire le forze americane nel Golfo Persico, e afferma a sua volta che invece gli Usa e la Gran Bretagna forniscono tale assistenza all’Ucraina per colpire “infrastrutture civili” in Russia.
    “Mosca non condivide dati di intelligence con Teheran, a differenza degli Usa e della Gran Bretagna, che forniscono tali informazioni all’Ucraina per bombardamenti su infrastrutture civili russe”, ha affermato il vice ministro degli Esteri Andrei Rudenko, citato dalla Tass, parlando in una tavola rotonda in Sri Lanka.

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