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The Man With No Idea

6 Marzo 2023

Ultimo aggiornamento: 16:12 del 9 Marzo 2023

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra i Dott. Blondel e chi, per un metaverso o per un altro, sfugge alla distopia del non avere idee

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metaverso

In un tempo che apre i confini della realtà, L’Uomo Che Non Ha Idea, fra gli ulivi francesi e il metaverso, incontra i Dott. Blondel e tutti coloro che fanno di virtuale virtù, trascendendo limiti, circostanze e dimensioni per non perdere entusiasmo né fiducia nella ricerca di una nuova universale idea

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20 Apr 2022

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra il mondo degli NFT CO₂ free, Bosco Spaggiari e chi è pronto a decarbonizzare le sue idee

Copertina di L’Uomo Che Non Ha Idea incontra il mondo degli NFT CO₂ free, Bosco Spaggiari e chi è pronto a decarbonizzare le sue idee
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24 Dic 2021

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra l’Identità, Pietrangelo Buttafuoco e chi dibatte con le proprie idee

dibattere con le proprie idee
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12 Ott 2021

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra Jeff Bezos, Lidia Undiemi e chi sta lavorando al futuro delle idee

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diritti del lavoro
04 Ago 2021

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra Roselina Salemi e chi fra click e like, sfugge alla rete dei numeri e arriva alla fonte delle idee

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facebook
16 Mar 2021

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra Efrem Raimondi e tutti gli ingenui che non delegano ai migliori le migliori idee

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Copertina di L’Uomo Che Non Ha Idea incontra Efrem Raimondi e tutti gli ingenui che non delegano ai migliori le migliori idee
12 Feb 2021

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra Marilyn Monroe, Januaria Piromallo e tutte le donne che non hanno idea di dove vada a finire l’amore

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29 Gen 2021

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra Jacopo Fo, Federico Barbarossa e tutti gli appassionati di storie censurate e folli idee

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14 Dic 2020

L’Uomo Che Non Ha Idea incontra John Lennon, Lucio Corsi e tutti coloro che non hanno mai smesso di immaginare

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VIDEO DI The Man With No Idea

11 Dic 2020

Un viaggio lontano dalle opinioni per trovare uomini e fatti che hanno influenzato l’umanità

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Adn Kronos
  • 11:07 - Prima Pramac Yamaha MotoGP svela al Mugello la speciale livrea Pininfarina

    Milano, 30 mag. - (Adnkronos) - Prima Assicurazioni e Prima Pramac Yamaha MotoGP presentano, in occasione del Gran Premio d’Italia al Mugello, una speciale livrea celebrativa firmata Pininfarina, destinata a correre sul circuito simbolo del motociclismo italiano. Il progetto - si spiega in una nota - nasce dall’idea di Prima Assicurazioni di portare in pista l’orgoglio italiano nel tempio della MotoGP in Italia, l’autodromo del Mugello. Questo ha dato vita alla livrea disegnata da Pininfarina appositamente per il team Prima Pramac Yamaha MotoGP segnando così un debutto storico: per la prima volta, l’iconica casa di design italiana ha realizzato un progetto dedicato alla MotoGP. Le tre anime del progetto sono espressione del “saper fare” italiano, a iniziare da Prima Assicurazioni che in poco più di dieci anni si è affermata come uno dei principali player assicurativi nel panorama motor italiano, superando i 5 milioni di clienti attivi grazie a un modello tecnologico innovativo e a una forte capacità di trasformare il settore assicurativo. Quanto a Pininfarina, icona mondiale del design italiano dal 1930, è perfino superfluo ricordare come abbia firmato alcune delle automobili più leggendarie della storia e sia simbolo riconosciuto a livello internazionale di eleganza, innovazione e ricerca estetica.

    Pramac Racing/Prima Pramac Yamaha MotoGP, tra le realtà più competitive e innovative della MotoGP contemporanea, ha vinto più volte il titolo di Best Independent Team in anni recenti, il titolo Team nel 2023 (primo Independent Team a vincere davanti ai Team ufficiali) e il campionato mondiale piloti nel 2024, prima squadra indipendente a farcela nell’era della MotoGP, grazie a una combinazione unica di talento, tecnologia e spirito imprenditoriale italiano.

    “Per Prima la tappa del Mugello è un appuntamento speciale. Lo scorso anno insieme a Pramac Yamaha abbiamo realizzato una livrea dedicata ai 10 anni di Prima Assicurazioni e per il 2026 portiamo avanti questa tradizione con la voglia di rendere ancora più memorabile uno degli appuntamenti più amati della MotoGP. Dare vita a una livrea speciale firmata da un’icona del design come Pininfarina e vederla correre in pista nel weekend è per noi una grande emozione e una perfetta sintesi delle eccellenze italiane” commenta il CEO di Prima Assicurazioni, George Ottathycal.

    “Portare al Mugello una livrea firmata Pininfarina insieme a Prima è qualcosa di speciale non solo per il nostro team, ma per tutto il motorsport. Vedere correre nella fantastica cornice del Mugello le nostre moto con una livrea che mostra tutta la classe e l’eleganza del design Pininfarina ci rende orgogliosi e conferma l’incredibile valore che Prima Assicurazioni porta alla nostra squadra” dichiara Paolo Campinoti, Team Principal Pramac Racing.

    “Siamo orgogliosi di questo incontro tra brand, design e velocità. La livrea nasce dall’unione di realtà diverse, accomunate dalla stessa idea di eccellenza: trasformare un segno distintivo in identità. In questo progetto, Pininfarina interpreta un patrimonio visivo consolidato attraverso un linguaggio essenziale, elegante e immediatamente iconico, pensato per valorizzare la dinamicità di una MotoGP. Il risultato è una livrea capace di coniugare prestigio e tensione dinamica. Presentarla al Mugello significa inserirla nel contesto ideale, dove velocità, passione e identità italiana si fondono naturalmente: qui il design non si limita a essere osservato, ma si vive” aggiunge Paolo Dellachà, CEO di Pininfarina.

    La special livery dalle linee essenziali e dinamiche, che riporta la firma “Design by Pininfarina”, valorizza la silhouette delle Yamaha che corrono nel Campionato Mondiale MotoGP e Moto2. Elemento centrale del design è la linea rossa diagonale – completata da due sottili linee viola che richiamano l’identità visiva di Prima – reinterpretazione contemporanea del celebre tratto grafico della Modulo, iconica concept car firmata Pininfarina nel 1970 e diventata uno dei simboli assoluti del design automobilistico italiano.

    L’omaggio all’eccellenza italiana coinvolgerà l’intero universo di Pramac Racing per la gara di domenica del Gran Premio d’Italia MotoGP 2026 al Mugello, uno degli appuntamenti più iconici e sentiti dell’intero calendario mondiale. Oltre alla speciale livrea MotoGP firmata Pininfarina, anche i piloti del team scenderanno in pista con tute celebrative dedicate e con una capsule sviluppata insieme a Kappa, storico marchio italiano dello sportswear, che ha reinterpretato i codici stilistici del progetto attraverso una collezione esclusiva per il Gran Premio d’Italia. Tanti i contenuti speciali che verranno realizzati nel corso del weekend e condivisi sui canali ufficiali Prima, Prima Pramac Yamaha e Pininfarina per rivelare il progetto.

  • 09:18 - Milano, nuovo campetto sportivo in piazza Paci alla Barona

    Milano, 28 mag. (Adnkronos) - Il vecchio campetto di piazza Paci, nel cuore del quartiere milanese Barona, rinasce e si trasforma in un luogo d'incontro in cui le persone del quartiere possono incontrarsi e praticare sport, "che qui torna a farsi promotore di inclusione e linguaggio universale", evidenzia in una nota Ford Italia, che ha sostenuto l'intervento che "non è una semplice riqualificazione", ma una "restituzione".

    Grazie alla collaborazione con il Comune di Milano e Municipio 6, Ford "ridisegna uno spazio inutilizzato da tempo, trasformandolo in un luogo di condivisione. Il campo, completamente rinnovato e reinterpretato sotto la guida artistica del collettivo Truly Design, diventa un gigantesco murales a cielo aperto. In una giungla urbana, un felino – simbolo di energia, velocità e territorialità – sfila tra le sue strade con decisione e intraprendenza. Un invito a uscire dalla routine di tutti i giorni, per vivere una vita fuori dagli schemi. Il campetto di piazza Paci torna così a essere una piccola agorà contemporanea, un luogo in cui lo sport diventa linguaggio comune, capace di creare connessioni. Uno spazio totalmente libero, aperto e restituito alla comunità", viene spiegato nella nota.

    “Gli interventi realizzati nell'ultimo anno in questo angolo di città stanno contribuendo a rendere il quartiere Barona - Sant'Ambrogio sempre più vivo e inclusivo, capace di generare opportunità e rafforzare il senso di comunità”, ha dichiarato Gaia Romani, assessora alla Partecipazione del Comune di Milano. “Questo progetto, infatti, si inserisce in una più ampia serie di interventi proprio in via Paci e dintorni: un anno fa abbiamo inaugurato la nuova piazza scolastica di via De Nicola e riqualificato la celebre fontana del centauro di piazza Paci. Un insieme di azioni che valorizzano gli spazi pubblici e migliorano concretamente la qualità della vita delle persone. È la dimostrazione di quanto sia fondamentale costruire sinergie tra istituzioni, amministrazione e Municipio, realtà private e territorio per restituire valore ai luoghi della città”, ha aggiunto Romani.

    In questo equilibrio tra visione e concretezza si inserisce l’impegno di Ford Italia, che ha sostenuto l’iniziativa con un intervento pensato per costruire nel tempo. “Da oltre 120 anni Ford sostiene concretamente le comunità in cui opera ed è presente con la sua rete, in tutto il mondo. Questo progetto rappresenta per noi un esempio tangibile di questo impegno e di come si traduca poi a livello locale in azioni in grado di costruire valore nel tempo”, ha commentato Marco Buraglio, amministratore delegato Ford Italia. “Con la restituzione di uno luogo come questo alla comunità di Barona, il nostro è un invito affinché si torni a riappropriarsi degli spazi urbani e a prendersene cura”.

    Più che un intervento urbanistico, piazza Paci torna a essere uno spazio vissuto, capace di creare connessioni e portare nuova energia nel quartiere. Un valore condiviso anche a livello territoriale. Santo Minniti, Presidente del Municipio 6 parla di “un investimento concreto sulla qualità della vita del quartiere”, sottolineando come “offrire spazi di aggregazione significhi dare alle persone, e in particolare ai giovani, punti di riferimento positivi e duraturi”. A fianco di Ford, per dare continuità alla visione a lungo termine, c’è Slums Dunk, associazione fondata da Bruno Cerella e Tommaso Marino che utilizza lo sport come leva educativa e sociale, con percorsi che partono dal gioco, e dai valori dello sport, per arrivare alla costruzione di un futuro possibile. “Per noi lo sport è uno strumento potente di educazione e riscatto”, ha dichiarato Tommaso Marino. “Qui vogliamo costruire qualcosa che resti nel tempo, insieme al quartiere"

    L’inaugurazione ha alternato momenti istituzionali e attività aperte al pubblico, restituendo fin da subito - viene evidenziato nella nota - "il senso più profondo dell’iniziativa: non un luogo da osservare, ma uno spazio da vivere. In una città che corre veloce, piazza Paci si riprende il tempo. Tempo per unire, per accogliere, per costruire. E dimostra che, a volte, basta un campo da basket per rimettere in moto una comunità". Il progetto è il risultato di un patto di collaborazione tra Comune di Milano, Municipio 6, Brand for the City, Ics Sant’Ambrogio, Fondazione L’Impronta Impresa Sociale, Condominio Box De Nicola Voltri, Slums Dunk Odv e Truly Design, con il sostegno di Ford Italia.

  • 19:50 - Hussar: "La teoria di un attacco baltico alla Russia? Propaganda per nascondere la debolezza di Mosca"

    (Adnkronos) - Lauri Hussar parla da Roma, ma il messaggio riguarda tutta l’Europa. Presidente del Riigikogu, il Parlamento estone, giornalista di lungo corso prima di entrare in politica, Hussar è oggi una delle voci più nette del fronte nordico-baltico sulla guerra russa contro l’Ucraina, sulla deterrenza Nato e sulla necessità di rafforzare la difesa europea. (Video)

    Eletto alla guida del Parlamento estone nel 2023 e riconfermato nel marzo 2026, Hussar appartiene a una generazione politica cresciuta nella memoria dell’occupazione sovietica e nella consapevolezza che la sicurezza, per i Paesi baltici, non è mai una categoria astratta. L’Estonia ha deciso di portare la propria spesa militare al 5,4% del Pil, una delle percentuali più alte dell’Alleanza atlantica. Una scelta che a Tallinn viene letta non come un gesto simbolico, ma come una necessità strategica.

    In questa intervista con l'Adnkronos, Hussar lega il tema della difesa alla sopravvivenza stessa della sovranità europea. "La Russia resta una minaccia di lungo periodo", afferma. L’obiettivo di Vladimir Putin, secondo il presidente del Parlamento estone, non è fermarsi all’Ucraina, ma "ripristinare l’Unione sovietica e costruire un impero russo". Per questo, sostiene, la risposta occidentale deve muoversi su tre direttrici: sostegno militare e finanziario a Kyiv, aumento del costo dell’aggressione per Mosca attraverso nuove sanzioni e piena responsabilità internazionale per i crimini commessi dalla Russia, a partire dal tribunale speciale sul crimine di aggressione.

    Hussar respinge anche la narrazione, rilanciata dalla propaganda russa e arrivata in varie forme anche nel dibattito occidentale, secondo cui i Paesi baltici starebbero preparando provocazioni contro Mosca. "È totalmente falso", dice. "Sono argomenti di propaganda usati per spostare l’attenzione dal fatto che la Russia è debole, che l’Ucraina riesce a colpire infrastrutture strategiche e che Mosca sta perdendo iniziativa".

    Presidente Hussar, partiamo dalla difesa. In Italia l’aumento della spesa militare è un tema politicamente molto delicato. L’Estonia, invece, è arrivata al 5,4% del Pil. Che cosa direbbe all’opinione pubblica e ai politici italiani per spiegare l’urgenza di questa scelta?

    Noi lo abbiamo fatto intenzionalmente. Alcuni anni fa la nostra spesa per la difesa era al 2% del Pil, poi abbiamo deciso di aumentarla fino al 5,4%. La ragione è chiara: la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e l’aggressività russa.

    Sappiamo che la Russia resterà una minaccia di lungo periodo per l’Europa. Il suo obiettivo non è fermarsi in Ucraina, ma andare oltre. Come membri della Nato e dell’Unione europea, dobbiamo essere il più solidi e forti possibile. Serve una deterrenza eccellente, costruita insieme agli alleati ma anche con il massimo sforzo nazionale. Dobbiamo fare in modo che la Russia non osi mai attaccare.

    Per noi è una questione di sicurezza e di sovranità. In Estonia abbiamo una presenza molto solida di forze alleate: britannici, americani, francesi. Abbiamo avuto anche la missione italiana di air policing e la cooperazione con l’Italia è stata eccellente.

    Questo dimostra come funziona la Nato, ma anche quale sia il nostro contributo. Contribuiremo alla difesa comune in tutti i settori, compresa la sicurezza del fianco sud. Ma il punto centrale è che oggi dobbiamo pensare alla sicurezza, a come essere forti e presi sul serio dopo tutto quello che è accaduto.

    La nostra preoccupazione principale resta la guerra russa contro l’Ucraina. È evidente che Putin non vuole finirla. I suoi obiettivi non sono cambiati: vuole ripristinare l’Unione sovietica e costruire un impero russo. Noi siamo dall’altra parte: siamo il mondo democratico. Dobbiamo difendere i valori democratici, tutto ciò che ci ha portato benessere, prosperità, libertà. Per questo l’aumento della spesa per la difesa è inevitabile.

    In questi mesi abbiamo visto droni e violazioni dello spazio aereo in diversi Paesi del fianco orientale e settentrionale. In Italia non c'è questa percezione quotidiana delle minacce "sotto soglia", quelle che non sono un'aggressione aperta ma mettono in crisi i sistemi democratici. Tra Paesi baltici e nordici c’è oggi una maggiore consapevolezza?

    Il tema dei droni è reale. In Estonia abbiamo avuto un episodio recente: un drone proveniente dal territorio russo è stato abbattuto in sicurezza. Ora stiamo costruendo i sistemi necessari per rilevare e neutralizzare questo tipo di minacce: radar, sistemi acustici, capacità di intercettazione. E lavoriamo molto da vicino con gli ucraini, che hanno sviluppato un’esperienza straordinaria nella guerra contro i droni.

    Oggi le informazioni che arrivano dall’Ucraina sono essenziali. Kyiv ci ha già dato molti consigli su come affrontare questo problema. I metodi della guerra sono cambiati, ma restano fondamentali tre cose: essere rapidi, concentrarsi sulle questioni essenziali e lavorare strettamente con gli alleati.

    C’è poi un altro aspetto. La Russia cerca di accusarci sostenendo che lo spazio aereo baltico sarebbe stato usato per attaccare il suo territorio. Ci sono state accuse ancora più assurde, secondo cui i droni sarebbero partiti dai Paesi baltici. È totalmente falso.

    Anche in Italia è circolata una teoria secondo cui i Paesi baltici starebbero preparando un attacco contro la Russia.

    È totalmente falso. I Paesi baltici non hanno nessun piano del genere. Queste voci, questi argomenti di propaganda, servono solo a distogliere l’attenzione da un fatto: la Russia oggi è debole. L’Ucraina riesce a colpire punti strategici, porti, infrastrutture critiche. Sta ottenendo risultati importanti e la Russia si indebolisce.

    Per questo Mosca cerca di spostare l’attenzione accusando gli altri. Ma la Russia dovrebbe guardare a sé stessa, ai crimini che ha commesso, alla sua aggressività, e dovrebbe pensare a come porre fine alla guerra in modo giusto. È evidente che la guerra è stata iniziata dalla Russia. È la Russia l’aggressore. Ha commesso moltissimi crimini sul suolo ucraino e deve essere portata davanti alla giustizia. L’accountability, la responsabilità giuridica e politica, è fondamentale.

    A proposito di responsabilità: come valuta i progressi sulla proposta di un tribunale speciale per il crimine di aggressione? E più in generale, come giudica la strategia europea in questa nuova fase del conflitto?

    Sul tema della responsabilità della Russia ci sono progressi. I Paesi membri del Consiglio d’Europa hanno raggiunto un accordo su questioni specifiche e ora il processo va avanti. Tocca ai Parlamenti. In Estonia abbiamo già ratificato questi passaggi, a partire dal tribunale speciale. So che diversi Paesi seguiranno presto.

    Accertare la responsabilità della Russia è importantissimo perché riguarda lo Stato di diritto, il diritto internazionale, l’ordine internazionale. È essenziale riportare ordine e diritto nelle relazioni internazionali. È una questione di giustizia.

    Vedo che le cose stanno avanzando. Anche il fatto che l’Ungheria rientri nella Corte penale internazionale è un segnale: i Paesi stanno prendendo molto seriamente la questione dell’accountability. E questo processo andrà avanti.

    Dopo l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, l’Europa ha atteso a lungo una soluzione negoziale costruita da Washington. Ora c’è il prestito da 90 miliardi per l’Ucraina e si parla di un ruolo più centrale dell’Europa al tavolo. Quale dovrebbe essere la strategia europea per arrivare alla fine della guerra?

    In questo momento è evidente che la Russia non vuole negoziare. Pensa ancora di poter vincere la guerra. Ma ciò che sta facendo è disperato: usare missili balistici contro civili a Kyiv è un altro esempio molto chiaro della criminalità del regime di Putin.

    Dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina. Gli ucraini sono militarmente molto capaci, stanno avanzando, sono motivati e sanno difendersi. Questo è il primo punto.

    Il secondo è alzare il costo dell’aggressione per la Russia. Questo significa più sanzioni e un isolamento molto più forte. Vediamo che le sanzioni funzionano, funzionano molto bene.

    Il terzo è il sostegno degli alleati all’Ucraina. Il prestito da 90 miliardi di euro è una misura importante, ma credo che ce ne saranno altre, non solo da parte dei Paesi europei ma anche di altri partner.

    Ci sono segnali molto chiari che la Russia sia più debole che mai, o comunque più debole di quanto sia stata negli ultimi vent’anni. Ha perso l’iniziativa in molti campi, ha perso posizione internazionale, è bloccata in questa guerra e non riesce a uscirne. Ma la guerra è anche l’unica ragione per cui Putin resta al potere: è la sua idea, è il suo progetto. Per questo continua.

    Lei vede quindi una Russia indebolita, non una Russia in grado di dettare le condizioni?

    Sì. Basta guardare a ciò che è accaduto il 9 maggio a Mosca, durante la parata militare. È stata la parata più patetica della storia russa. Per la prima volta da molto tempo non hanno mostrato equipaggiamenti sulla Piazza Rossa, li hanno mostrati solo in video. La ragione principale è che quegli equipaggiamenti non li hanno più: sono al fronte oppure sono stati distrutti. Questo ha dato un segnale molto chiaro: le cose stanno cambiando.

    Lei ha detto che il 2% del Pil per la difesa non può più essere considerato un obiettivo, ma semmai un punto di partenza. Qual è allora il benchmark realistico per l’Europa?

    Il punto non è fissare una cifra simbolica. Il punto è capire quali capacità servono davvero. Noi abbiamo portato la spesa al 5,4% perché abbiamo valutato la minaccia, le nostre esigenze e il contesto strategico. Per l’Estonia, oggi, questa è una necessità.

    Ogni Paese ha la propria situazione di bilancio e le proprie priorità, ma tutti gli alleati devono capire che la sicurezza europea non può essere data per scontata. Per molti anni, in Europa, si è pensato che la pace fosse permanente. La guerra russa contro l’Ucraina ha dimostrato che non è così.

    Il 2% era un segnale politico importante, ma oggi non basta più. Dobbiamo costruire capacità reali: difesa aerea, munizioni, sistemi anti-drone, prontezza militare, infrastrutture, cyberdifesa, mobilità militare. La domanda non deve essere "quanto poco possiamo spendere", ma "che cosa serve per impedire alla Russia di pensare che un’aggressione possa avere successo". La Russia usa strumenti ibridi, propaganda, attacchi cibernetici, pressioni energetiche, campagne di disinformazione. Queste minacce riguardano tutti.

    La sicurezza del fianco orientale e quella del fianco meridionale non sono in contraddizione. Sono parte della stessa sicurezza europea. La Nato funziona se ogni alleato comprende le minacce degli altri e contribuisce alla difesa comune. (di Giorgio Rutelli)

  • 18:46 - Hussar: "La teoria di un attacco baltico alla Russia? Propaganda per nascondere la debolezza di Mosca"

    (Adnkronos) - Lauri Hussar parla da Roma, ma il messaggio riguarda tutta l’Europa. Presidente del Riigikogu, il Parlamento estone, giornalista di lungo corso prima di entrare in politica, Hussar è oggi una delle voci più nette del fronte nordico-baltico sulla guerra russa contro l’Ucraina, sulla deterrenza Nato e sulla necessità di rafforzare la difesa europea.

    Eletto alla guida del Parlamento estone nel 2023 e riconfermato nel marzo 2026, Hussar appartiene a una generazione politica cresciuta nella memoria dell’occupazione sovietica e nella consapevolezza che la sicurezza, per i Paesi baltici, non è mai una categoria astratta. L’Estonia ha deciso di portare la propria spesa militare al 5,4% del Pil, una delle percentuali più alte dell’Alleanza atlantica. Una scelta che a Tallinn viene letta non come un gesto simbolico, ma come una necessità strategica.

    In questa intervista con l'Adnkronos, Hussar lega il tema della difesa alla sopravvivenza stessa della sovranità europea. "La Russia resta una minaccia di lungo periodo", afferma. L’obiettivo di Vladimir Putin, secondo il presidente del Parlamento estone, non è fermarsi all’Ucraina, ma "ripristinare l’Unione sovietica e costruire un impero russo". Per questo, sostiene, la risposta occidentale deve muoversi su tre direttrici: sostegno militare e finanziario a Kyiv, aumento del costo dell’aggressione per Mosca attraverso nuove sanzioni e piena responsabilità internazionale per i crimini commessi dalla Russia, a partire dal tribunale speciale sul crimine di aggressione.

    Hussar respinge anche la narrazione, rilanciata dalla propaganda russa e arrivata in varie forme anche nel dibattito occidentale, secondo cui i Paesi baltici starebbero preparando provocazioni contro Mosca. "È totalmente falso", dice. "Sono argomenti di propaganda usati per spostare l’attenzione dal fatto che la Russia è debole, che l’Ucraina riesce a colpire infrastrutture strategiche e che Mosca sta perdendo iniziativa".

    Presidente Hussar, partiamo dalla difesa. In Italia l’aumento della spesa militare è un tema politicamente molto delicato. L’Estonia, invece, è arrivata al 5,4% del Pil. Che cosa direbbe all’opinione pubblica e ai politici italiani per spiegare l’urgenza di questa scelta?

    Noi lo abbiamo fatto intenzionalmente. Alcuni anni fa la nostra spesa per la difesa era al 2% del Pil, poi abbiamo deciso di aumentarla fino al 5,4%. La ragione è chiara: la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e l’aggressività russa.

    Sappiamo che la Russia resterà una minaccia di lungo periodo per l’Europa. Il suo obiettivo non è fermarsi in Ucraina, ma andare oltre. Come membri della Nato e dell’Unione europea, dobbiamo essere il più solidi e forti possibile. Serve una deterrenza eccellente, costruita insieme agli alleati ma anche con il massimo sforzo nazionale. Dobbiamo fare in modo che la Russia non osi mai attaccare.

    Per noi è una questione di sicurezza e di sovranità. In Estonia abbiamo una presenza molto solida di forze alleate: britannici, americani, francesi. Abbiamo avuto anche la missione italiana di air policing e la cooperazione con l’Italia è stata eccellente.

    Questo dimostra come funziona la Nato, ma anche quale sia il nostro contributo. Contribuiremo alla difesa comune in tutti i settori, compresa la sicurezza del fianco sud. Ma il punto centrale è che oggi dobbiamo pensare alla sicurezza, a come essere forti e presi sul serio dopo tutto quello che è accaduto.

    La nostra preoccupazione principale resta la guerra russa contro l’Ucraina. È evidente che Putin non vuole finirla. I suoi obiettivi non sono cambiati: vuole ripristinare l’Unione sovietica e costruire un impero russo. Noi siamo dall’altra parte: siamo il mondo democratico. Dobbiamo difendere i valori democratici, tutto ciò che ci ha portato benessere, prosperità, libertà. Per questo l’aumento della spesa per la difesa è inevitabile.

    In questi mesi abbiamo visto droni e violazioni dello spazio aereo in diversi Paesi del fianco orientale e settentrionale. In Italia non c'è questa percezione quotidiana delle minacce "sotto soglia", quelle che non sono un'aggressione aperta ma mettono in crisi i sistemi democratici. Tra Paesi baltici e nordici c’è oggi una maggiore consapevolezza?

    Il tema dei droni è reale. In Estonia abbiamo avuto un episodio recente: un drone proveniente dal territorio russo è stato abbattuto in sicurezza. Ora stiamo costruendo i sistemi necessari per rilevare e neutralizzare questo tipo di minacce: radar, sistemi acustici, capacità di intercettazione. E lavoriamo molto da vicino con gli ucraini, che hanno sviluppato un’esperienza straordinaria nella guerra contro i droni.

    Oggi le informazioni che arrivano dall’Ucraina sono essenziali. Kyiv ci ha già dato molti consigli su come affrontare questo problema. I metodi della guerra sono cambiati, ma restano fondamentali tre cose: essere rapidi, concentrarsi sulle questioni essenziali e lavorare strettamente con gli alleati.

    C’è poi un altro aspetto. La Russia cerca di accusarci sostenendo che lo spazio aereo baltico sarebbe stato usato per attaccare il suo territorio. Ci sono state accuse ancora più assurde, secondo cui i droni sarebbero partiti dai Paesi baltici. È totalmente falso.

    Anche in Italia è circolata una teoria secondo cui i Paesi baltici starebbero preparando un attacco contro la Russia.

    È totalmente falso. I Paesi baltici non hanno nessun piano del genere. Queste voci, questi argomenti di propaganda, servono solo a distogliere l’attenzione da un fatto: la Russia oggi è debole. L’Ucraina riesce a colpire punti strategici, porti, infrastrutture critiche. Sta ottenendo risultati importanti e la Russia si indebolisce.

    Per questo Mosca cerca di spostare l’attenzione accusando gli altri. Ma la Russia dovrebbe guardare a sé stessa, ai crimini che ha commesso, alla sua aggressività, e dovrebbe pensare a come porre fine alla guerra in modo giusto. È evidente che la guerra è stata iniziata dalla Russia. È la Russia l’aggressore. Ha commesso moltissimi crimini sul suolo ucraino e deve essere portata davanti alla giustizia. L’accountability, la responsabilità giuridica e politica, è fondamentale.

    A proposito di responsabilità: come valuta i progressi sulla proposta di un tribunale speciale per il crimine di aggressione? E più in generale, come giudica la strategia europea in questa nuova fase del conflitto?

    Sul tema della responsabilità della Russia ci sono progressi. I Paesi membri del Consiglio d’Europa hanno raggiunto un accordo su questioni specifiche e ora il processo va avanti. Tocca ai Parlamenti. In Estonia abbiamo già ratificato questi passaggi, a partire dal tribunale speciale. So che diversi Paesi seguiranno presto.

    Accertare la responsabilità della Russia è importantissimo perché riguarda lo Stato di diritto, il diritto internazionale, l’ordine internazionale. È essenziale riportare ordine e diritto nelle relazioni internazionali. È una questione di giustizia.

    Vedo che le cose stanno avanzando. Anche il fatto che l’Ungheria rientri nella Corte penale internazionale è un segnale: i Paesi stanno prendendo molto seriamente la questione dell’accountability. E questo processo andrà avanti.

    Dopo l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, l’Europa ha atteso a lungo una soluzione negoziale costruita da Washington. Ora c’è il prestito da 90 miliardi per l’Ucraina e si parla di un ruolo più centrale dell’Europa al tavolo. Quale dovrebbe essere la strategia europea per arrivare alla fine della guerra?

    In questo momento è evidente che la Russia non vuole negoziare. Pensa ancora di poter vincere la guerra. Ma ciò che sta facendo è disperato: usare missili balistici contro civili a Kyiv è un altro esempio molto chiaro della criminalità del regime di Putin.

    Dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina. Gli ucraini sono militarmente molto capaci, stanno avanzando, sono motivati e sanno difendersi. Questo è il primo punto.

    Il secondo è alzare il costo dell’aggressione per la Russia. Questo significa più sanzioni e un isolamento molto più forte. Vediamo che le sanzioni funzionano, funzionano molto bene.

    Il terzo è il sostegno degli alleati all’Ucraina. Il prestito da 90 miliardi di euro è una misura importante, ma credo che ce ne saranno altre, non solo da parte dei Paesi europei ma anche di altri partner.

    Ci sono segnali molto chiari che la Russia sia più debole che mai, o comunque più debole di quanto sia stata negli ultimi vent’anni. Ha perso l’iniziativa in molti campi, ha perso posizione internazionale, è bloccata in questa guerra e non riesce a uscirne. Ma la guerra è anche l’unica ragione per cui Putin resta al potere: è la sua idea, è il suo progetto. Per questo continua.

    Lei vede quindi una Russia indebolita, non una Russia in grado di dettare le condizioni?

    Sì. Basta guardare a ciò che è accaduto il 9 maggio a Mosca, durante la parata militare. È stata la parata più patetica della storia russa. Per la prima volta da molto tempo non hanno mostrato equipaggiamenti sulla Piazza Rossa, li hanno mostrati solo in video. La ragione principale è che quegli equipaggiamenti non li hanno più: sono al fronte oppure sono stati distrutti. Questo ha dato un segnale molto chiaro: le cose stanno cambiando.

    Lei ha detto che il 2% del Pil per la difesa non può più essere considerato un obiettivo, ma semmai un punto di partenza. Qual è allora il benchmark realistico per l’Europa?

    Il punto non è fissare una cifra simbolica. Il punto è capire quali capacità servono davvero. Noi abbiamo portato la spesa al 5,4% perché abbiamo valutato la minaccia, le nostre esigenze e il contesto strategico. Per l’Estonia, oggi, questa è una necessità.

    Ogni Paese ha la propria situazione di bilancio e le proprie priorità, ma tutti gli alleati devono capire che la sicurezza europea non può essere data per scontata. Per molti anni, in Europa, si è pensato che la pace fosse permanente. La guerra russa contro l’Ucraina ha dimostrato che non è così.

    Il 2% era un segnale politico importante, ma oggi non basta più. Dobbiamo costruire capacità reali: difesa aerea, munizioni, sistemi anti-drone, prontezza militare, infrastrutture, cyberdifesa, mobilità militare. La domanda non deve essere "quanto poco possiamo spendere", ma "che cosa serve per impedire alla Russia di pensare che un’aggressione possa avere successo". La Russia usa strumenti ibridi, propaganda, attacchi cibernetici, pressioni energetiche, campagne di disinformazione. Queste minacce riguardano tutti.

    La sicurezza del fianco orientale e quella del fianco meridionale non sono in contraddizione. Sono parte della stessa sicurezza europea. La Nato funziona se ogni alleato comprende le minacce degli altri e contribuisce alla difesa comune. (di Giorgio Rutelli)

  • 18:26 - De Corso (UniPg): "Nuovi biologici verso somministrazioni ogni 6 mesi"

    Roma, 29 mag. (Adnkronos Salute) - "I farmaci biologici hanno rivoluzionato il trattamento di alcune malattie croniche, come la poliposi nasale e l'asma. Tuttavia, l'innovazione in questo campo non si è fermata: le nuove tecnologie e le modifiche nella struttura molecolare di questi farmaci stanno aprendo la strada allo sviluppo di biologici con caratteristiche differenti rispetto a quelli attualmente disponibili, in particolare per quanto riguarda la durata d’azione e l’interazione con il target terapeutico". Così Eugenio De Corso, professore associato dell'università degli Studi di Perugia, nell'ambito del Congresso nazionale della Società italiana di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale (SIOeChCf), in corso fino al 30 maggio all'Auditorium Parco della Musica di Roma.

    "Tra gli obiettivi attuali - spiega - vi è quello di prolungare gli intervalli di somministrazione grazie a una maggiore affinità con il bersaglio terapeutico. L'ipotesi, in prospettiva, è arrivare anche a una somministrazione ogni 6 mesi, con vantaggi importanti per il paziente, soprattutto in termini di qualità della vita e di gestione della terapia. Una maggiore durata d'azione - sottolinea - potrebbe favorire non solo un migliore controllo dell'infiammazione, ma anche una più elevata aderenza terapeutica, riducendo il carico del trattamento per il paziente. Naturalmente saranno necessarie ulteriori evidenze scientifiche per confermare questi benefici, ma è chiaro che l'innovazione in questo ambito è ormai avanzata e potrà avere un impatto significativo sulla pratica clinica".

    "Resta comunque centrale - precisa lo specialista - il rapporto tra medico e paziente: anche in presenza di intervalli di somministrazione più lunghi, è fondamentale che i pazienti continuino a essere monitorati nel tempo, per valutare efficacia e sicurezza della terapia. Sarà quindi necessario mantenere un follow-up regolare e motivare i pazienti a garantire continuità nel percorso di cura".

  • 18:16 - Cantone (UniCal): "Nella poliposi nasale decisiva la medicina di precisione"

    Roma, 29 mag. (Adnkronos Salute) - "Oggi è fondamentale selezionare attentamente il paziente con poliposi nasale, poiché viviamo in un'epoca in cui la medicina di precisione è centrale. La fenotipizzazione, o meglio la feno‑endotipizzazione, è essenziale per definire la scelta terapeutica più appropriata e individuare il paziente corretto". Lo ha detto Elena Cantone, professoressa di Otorinolaringoiatria all'università della Calabria e direttore dell'Uoc di Otorinolaringoiatria dell'ospedale Annunziata di Cosenza, in occasione del congresso nazionale della Società italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico‑facciale (SIOeChCf), in corso a Roma.

    L'esperta ha approfondito il profilo del paziente con infiammazione di tipo 2 (T2), "una forma di infiammazione sistemica che rende la patologia una malattia cronica, capace di manifestarsi a livello polmonare con l'asma, a livello nasale con la poliposi e a livello cutaneo con la dermatite atopica. Comorbidità, biomarcatori e manifestazioni cliniche - tra cui iposmia o perdita dell'olfatto - incidono significativamente sulla qualità della vita".

    In un contesto sempre più orientato alla prevenzione delle recidive, "l'approccio clinico è cambiato, traducendosi in una presa in carico più precoce e strutturata del paziente, soprattutto nel follow‑up - ha spiegato Cantone - Dopo l'intervento chirurgico, il paziente viene monitorato in modo continuativo, così da intercettare tempestivamente eventuali riacutizzazioni e correggere fattori di rischio che possono favorire le recidive, come fumo ed esposizione ad allergeni.E' importante che il paziente sia consapevole di trovarsi di fronte a una malattia benigna, ma infiammatoria e cronica, e si rivolga allo specialista fin dalle prime manifestazioni".

  • 18:08 - Vultaggio (Careggi): "Bene monoclonali per poliposi nasale e asma severa"

    Roma, 29 mag. (Adnkronos Salute) - "Abbiamo recentemente pubblicato uno studio su pazienti con asma severa o eosinofilica associata a poliposi nasale, valutando l'impatto del trattamento con anticorpi monoclonali anti‑interleuchina‑5 sulle caratteristiche istologiche delle alte vie aeree. L'analisi ha evidenziato una riduzione della quota di eosinofili infiammatori, cioè di quelle cellule attivate coinvolte direttamente nel danno tissutale". Lo ha detto Alessandra Vultaggio, professoressa di Allergologia e immunologia clinica dell'Aou Careggi di Firenze, in occasione del congresso nazionale della Società italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico‑facciale (SIOeChCf), in corso a Roma fino al 30 maggio.

    "E' emerso chiaramente - ha spiegato - che quanto più si riesce a incidere su queste cellule, tanto migliore è l’esito clinico in termini di poliposi nasale, come indicato dai principali score di severità della malattia". L'esperta sottolinea inoltre l'importanza di considerare asma e poliposi nasale come manifestazioni di un unico processo patologico: "Si tratta di una condizione che coinvolge sia le alte sia le basse vie aeree. Pur con alcune differenze locali, i meccanismi infiammatori sono condivisi e questo ha implicazioni rilevanti anche sul piano terapeutico, rendendo strategico disporre di trattamenti attivi su entrambi i distretti".

    Sul fronte dell'approccio clinico, Vultaggio richiama il ruolo della personalizzazione delle cure: "Non siamo ancora in una piena medicina di precisione, ma disporre di più opzioni terapeutiche impone criteri di selezione rigorosi per identificare il paziente giusto al momento giusto e intervenire precocemente sui meccanismi patogenetici. Essendo patologie croniche caratterizzate da possibile rimodellamento dei tessuti, un trattamento tempestivo può contribuire a prevenire esiti irreversibili". Attenzione anche ai bisogni ancora insoddisfatti: "I pazienti con poliposi nasale presentano frequentemente recidive anche dopo interventi chirurgici. L'accesso alle terapie biologiche può variare nel percorso di cura ed è quindi fondamentale un approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento di allergologo, immunologo, pneumologo e otorinolaringoiatra, per definire la strategia più appropriata nelle diverse fasi della malattia", ha concluso.

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