“Magari potessero bruciare, magari ci fosse
la possibilità di far sì che ciò che è stato non sia mai stato.
A maggior ragione quando si tratta di idee.
E la purissima quintessenza, la finezza assoluta spirituale… si accende… non sparisce… non brucia”.

Non è una figura retorica quella che Platone individua come luogo dell’iperuranio.
Né tantomeno Astolfo, quando se ne va sulla Luna con l’Ippogrifo, va a fare chissà quale mattana della fantasia bensì va a vedere questi fuochi che, accendono, illuminano, non bruciano.
Magari potessero bruciare, magari ci fosse la possibilità di far sì che ciò che è stato non sia mai stato. A maggior ragione quando si tratta di idee.
E la purissima quintessenza, la finezza assoluta spirituale… si accende… non sparisce… non brucia.
Ed è qualcosa che resta, è quella restante parte d’Eternità che, forse può occultarsi… certo può occultarsi.
L’Abbagliante assoluto, l’Accecante totale può anche occultarsi.
Tant’è vero che le apparizioni più nefaste del Maligno, sono sempre quelle diurne, giammai notturne… sarebbero facili, ma quelle diurne in assoluto sono raggelanti.
Proprio perché – immaginiamo – in una distesa d’immenso giallo, che è quanto
di più simile a un incendio, in una immensa distesa di giallo di grano, che è
quanto di più simile alla danza delle vampe, molto spesso il demonio appare sommando luce a luce.
E non è un caso, che uno dei nomi prediletti sia appunto quello legato a Ignis,
al fuoco, alla luce.

E quindi a portarselo sulle spalle, come un Cireneo capovolto, che in luogo del legno porta la vampa… la fiamma.
Ecco, le idee che si accompagnano a quest’abito, sono le uniche a garantirsi, nella restante parte dell’Eterno, quella presenza continua, con una doppia immagine: quella dell’esserci e quella del non esserci.
Non nel non essere, bensì nel sapersi mascherare, occultare, cancellare.
Ed è la forma più sottile e più subdola di apparecchiare un’attesa.
Con la sorpresa conseguente: l’oplà con cui l’Eterno, a volte, si diverte con noi.
Poi certo si dirà, le idee che, si sono affidate agli uomini e che di volta in volta sono diventate pagine, di poesia, di rappresentazione, di concetto, di rovello.
Nello sciorinare dei tempi, degli anni, nel divenire.
In questi nostri tempi cupissimi, prossimi a costruire una prigione a queste idee.
Eh, possono provocare delle attese, delle ansie inaudite.
Chi l’avrebbe mai immaginato che perfino il Bardo venisse messo in discussione, che Shakespeare potesse subire un oblio coatto e non essere accettato in questa parte di mondo così detto libero qual è l’occidente.
E quindi dilaniato, flagellato, con tutte le peggiori ingiurie fino a far sì che le sue idee, con un semplice gesto, che può essere quello del volerle cancellare, venga precipitato nell’orrido delle condanne.
Ma prima o poi torna.
Prima o poi riappare.
Prima o poi un modo per esserci, a dispetto del non esserci, lo trova.

Le Idee insomma, Il Fuoco insomma, la Luce insomma, accende, s’accende, s’illumina e giammai brucia, perché cosi come compare fumo, che è sempre l’accompagno preferito di tutto ciò che s’incendia, non può essere contenuto neppure in una scatola perché comunque uno spiraglio lo trova ed esce fuori
e fa l’ennesimo definitivo oplà all’Eterno”.

Pietrangelo Buttafuoco

Accendi, dibatti le tue idee.

@pietrangelo_buttafuoco

Sono cose che passano
scritto da Pietrangelo Buttafuoco pubblicato da La nave di Teseo

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