Le atmosfere sono quelle di The Terminal, la celebre pellicola in cui Steven Spielberg costringeva Tom Hanks a un esilio forzato tra i gate di un aeroporto. Ma la storia riportata da Repubblica, che da oltre un mese va in scena all’aeroporto di Capodichino a Napoli, aggiunge alla trama cinematografica un elemento di profondo mistero: il protagonista, bloccato nello scalo partenopeo, sostiene di aver perso completamente la memoria e di non conoscere la propria identità.
Ha circa trent’anni, modi estremamente gentili, un aspetto curato e una sola, fragile convinzione: afferma di essere svedese. Da oltre trenta giorni trascorre le sue giornate aggirandosi tra i bar, i negozi e i terminal dello scalo. È privo di documenti, non ha denaro con sé, non possiede effetti personali e racconta a tutti di essere avvolto dall’amnesia. In questo mese, il giovane è diventato una presenza fissa e familiare, innescando una spontanea rete di solidarietà tra i dipendenti delle attività commerciali di Capodichino, che lo hanno di fatto “adottato“. C’è chi si è preoccupato di garantirgli i pasti, chi gli ha procurato abiti puliti e chi lo ha aiutato a curare l’igiene personale. Un rifugio strettamente diurno: considerato che l’aeroporto chiude i battenti alle 22.30 per riaprire alle 3.30 del mattino (non consentendo il pernottamento interno), il trentenne è stato costretto fino ad oggi a trovare ripari di fortuna nelle aree limitrofe durante la notte.