Libri e Arte

“Ho cercato per tanto tempo di non somigliare a mia madre, la consideravo pericolosa. Era nata per entrare nella stanza e diventare la regina della festa”: Myrta Merlino e il suo ‘La bambina del miracolo. Storia della mia mamma geniale’

Il racconto della giornalista nel libro dedicato alla memoria della madre Annamaria Palermo, donna libera e anticonformista che ha attraversato il Novecento da protagonista tra passioni ideologiche, viaggi esotici e un'inesauribile voglia di vivere che più volte ha causato strappi nel rapporto con la figlia

di Emanuele Corbo
Chi era Annamaria Palermo, la mamma di Myrta Merlino - 2/5

Chi era Annamaria Palermo, la mamma di Myrta Merlino - 2/5

“Ho cercato per tanto tempo di non somigliarle, la consideravo pericolosa”, ha spiegato Merlino presentando la sua ultima fatica letteraria, “ma più scrivevo questo libro più capivo che aver cercato di scappare lontana mi aveva fatto dimenticare che lei mi cresceva dentro”. Ma chi era Annamaria Palermo, e perché era arrivata a rappresentare una minaccia per chi le stava intorno? Nata a Cesa, vicino a Napoli, nel 1943, quando l’Italia è al tracollo a causa della Seconda Guerra Mondiale, la sua venuta al mondo è già di per sé un miracolo (da qui il titolo dell’opera): mamma Giulia prima di avere lei ha perso 3 bambini. Annamaria, però, si rivela diversa da subito, con quell’attaccamento alla vita che si sarebbe portata dietro fino all’ultimo respiro, anche quando era chiaro che la malattia non le avrebbe lasciato scampo. “Mia madre non imparò mai a stare ai margini. Era nata per entrare nella stanza. E diventare la regina della festa” scrive la giornalista. Merito del contesto familiare in cui cresce, continuamente stimolata dalle persone e dalle personalità che passano da casa sua: scrittori, politici, professori, musicisti e rivoluzionari. Gli anni della formazione accademica e della carriera come docente universitaria di letteratura e lingua cinese si intrecciano con le esperienze trasgressive e gli ideali che la portano a partecipare ai moti del ’68 in quel di Parigi, quando manifesta col pancione mentre è in dolce attesa della stessa Myrta, e ai cortei della rivoluzione femminista, vissuta con una lente tutta sua. “Non accettava diktat e voleva vivere la liberazione della donna a modo suo: elegante e vanitosa, detestava le gonne lunghe e gli zoccoli, considerava le comuni femministe dei ghetti insopportabili e non era disposta a barattare la sua identità profonda con un pensiero che le appariva chiuso e ripiegato su se stesso”, fa sapere Merlino.

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