Claudio Cabona: “I filtri non li può dare un sistema supremo, altrimenti saremmo in un'epoca ‘orwelliana’” - 5/5
Ma allora chi dovrebbe dare i filtri per decodificare l’arte? “Non deve essere l’artista – si è espresso sempre Cabona -. Eminem, che fa testi sullo stalking, sulla violenza sulle donne, o che gioca nel raccontare in modo estremo determinati omicidi, senti che ci sta mettendo della verità e dell’arte. I filtri non li può dare un sistema supremo, altrimenti saremmo in un’epoca ‘orwelliana’: non ci può essere un meccanismo di censura in cui si decide cosa possa uscire o meno. La censura è sempre sbagliata e storicamente ha dimostrato che è fallimentare. Per me ci sono tre pilastri fondamentali che devono far sì che a un giovane possano essere dati i mezzi per decodificare l’arte. E sono la famiglia, la scuola e i luoghi di aggregazione. Ed è tutto collegato, perché se, ad esempio, la famiglia e la scuola sono disastrate e i luoghi di aggregazione sono sempre meno, per colpa di un sistema politico, le responsabilità non sono dei rapper se tutto ciò è al collasso. I luoghi di aggregazione sono fatti di confronto e, fare discussioni costruttive, è una cosa che si è persa. Mentre, invece, la politica, che spesso attacca la musica e attacca chi fa musica come diseducatore, non fa nulla per far sì che chi deve dare i filtri possa essere in condizione di farlo”.
Per entrare in maniera costruttiva e proattiva nell’universo dei giovani bisognerebbe, innanzitutto, “incuriosirsi. Io faccio lo psicoterapeuta e, spesso, utilizzo la musica con i ragazzi quando faccio le sedute con loro. Gli chiedo una colonna sonora della loro vita che, in qualche modo, parli di loro. E se un ragazzo mi porta una canzone contro la polizia io mi incuriosisco e gli domando ‘Come mai? Parlami di te’. Baby Gang, in ‘Treni’, dice ‘Non so dire ti amo, non me l’hanno insegnato’. Questa frase è fortissima ma, se uno non ascolta la musica, non può sentire queste cose”, ha concluso Cesana. Trapper come Baby Gang, Shiva e Simba La Rue, annessi errori e responsabilità personali che stanno scontando, sono solamente la punta dell’iceberg di un sistema sociale che, per certi aspetti, fa ancora fatica a trovare la quadra. Perché in fondo, come direbbe Don Claudio Burgio, “non esistono ragazzi cattivi”.