Damir Ivic: “Non è che dopo il successo della saga ‘Il Padrino’ siamo diventati tutti mafiosi” - 4/5
Genere che, negli ultimi anni, vede ai vertici delle classifiche sempre più artisti di seconda generazione. Denominati “volgarmente” e sommariamente maranza. “È un termine che non mi piace ed è una ‘moda del momento’ – ha precisato Stefano Cesana -. Prima si chiamavano zarri, tamarri ed ora si chiamano maranza. Adesso questi ragazzi hanno il borsello e la tuta del PSG, 15 anni fa indossavano il bomber. Da una parte, se come individuo mi sento discriminato, è facile che possa alimentarsi in me un sentimento di rabbia ed ingiustizia. Dall’altra parte, più vengo etichettato e più, paradossalmente, mi viene dato un senso di identità dal quale potermici agganciare. La società non mi permette di avere altre identità positive a cui potermi aggrappare e, quindi, mi reggo a questa”. Lo status si rafforza e potrebbe, inoltre, crescere un risentimento verso la società, “che è ingiusta. Perché mi mandano sempre il messaggio che se una persona è di valore si può permettere di comprare quel determinato paio di scarpe che io, però, non posso permettermi. E quindi provo risentimento perché lo trovo ingiusto. E in più mi viene detto che sono sia maranza che, contestualmente, il male della società”.
Nonostante gli artisti non dovrebbero essere sulla cima degli “aizzatori sociali”, è bene chiedersi se, ed eventualmente quanto siano indirettamente responsabili di ciò che rappano o di come comunicano. “Se un ragazzo costruisce la sua identità basandosi su dei video musicali è evidente che la società non gli fornisce degli altri modelli alternativi più validi con cui potersi identificare. E se dovesse esserci una correlazione tra come mi costruisco l’identità e un video musicale, dal mio punto di vista, è comunque labile”, ha chiosato Cesana. Dipende sempre “da che altri modelli educativi o da che adulti ha intorno”. “Non è che dopo il successo della saga ‘Il Padrino’ siamo diventati tutti mafiosi, non funziona così”. Sui disordini meneghini, il giornalista Ivic ha detto che “ci sono molte dichiarazioni interessanti: secondo me è molto bello quello che ha scritto Marracash. Alcuni trapper, invece, non hanno questa grandissima capacità di comunicare, però credo che tutto quello che sta accadendo sia un po’ una sveglia anche per loro”.
“Gli artisti, come diceva Fibra, in qualche modo cercano di aggirare determinati controlli e provano a dire e fare un po’ quello che vogliono. Non è facile. L’artista va in attrito con la realtà, va dritto al punto, se è effettivamente artista. Credo che la musica, i libri e il cinema possano essere in cortocircuito con la realtà e possano, anche, offrire visioni scomode, non condivisibili. E quando non sono condivisibili possono rafforzare le nostre convinzioni condivisibili, ovvero: se, ad esempio, ascolto musica estremamente disturbante, questa può farmi riflettere sulle mie convinzioni positive. Non deve essere necessariamente educativa l’arte. Può esserlo e, se è così, va benissimo, ma non deve essere una ‘conditio sine qua non’”, ha spiegato Cabona, ricordando Pasolini che diceva di amare “essere scandalizzato”.