Musica

Trap e violenza, parola agli esperti: “Non credo che i ragazzi che vanno a manifestare abbiano la trap come colonna sonora. Non è che la realtà fa schifo perché c’è Baby Gang, ma c’è Baby Gang perché la realtà fa schifo”

Per provare a capire la correlazione tra la violenza di alcuni testi trap e l’eventuale influenza negativa che avrebbero sui giovanissimi, abbiamo chiesto il parare dello psicoterapeuta Stefano Cesana, dello speaker radiofonico Luca De Gennaro e dei giornalisti musicali Claudio Cabona e Damir Ivic

di Andrea Bressan
Lo psicoterapeuta: “Chi ha comportamenti antisociali è più facile che ascolti questa musica” - 3/5

Lo psicoterapeuta: “Chi ha comportamenti antisociali è più facile che ascolti questa musica” - 3/5

“Ti do il benvenuto in Italia, il Paese di chi non ci mette mai la faccia. Se tuo figlio spaccia è colpa di Sfera Ebbasta, non di tutto quello che gli manca (…). E no, non voglio dire nulla di sbagliato, ma anche se non dici nulla qua comunque ti sbagli”, rappa Sfera Ebbasta in “Mademoiselle”, polemizzando verso chi gli attribuiva colpe che, direttamente, non gli spettavano. La trap è sempre stata una centrifuga di polemiche. Ma allora perché è il genere più ascoltato da molti giovanissimi? “È quella che piace di più ai giovani perché è fatta da loro: è molto diretta”, ci ha spiegato lo psicoterapeuta Stefano Cesana, che ha parlato a nome dell’associazione 233aps, organizzazione no-profit che, tra le diverse attività condotte, si occupa di portare la musica rap nelle periferie e nelle carceri come strumento educativo per i giovani. Per Cesana, chi ascolta trap, nonostante non ci sia “una risposta assoluta”, non è più incline a sviluppare atteggiamenti antisociali. Anzi: “è più vero il contrario.Forse la cosa in cui i ragazzi possono identificarsi o ammirare di più è il pensare ‘lui ce l’ha fatta: da individuo è riuscito a combattere contro tutto e tutti’. E poi nella musica da sempre ci sono i comportamenti antisociali. ‘La ballata del Cerutti’, di Giorgio Gaber, che non ha niente di trap, parla di un ragazzo che ruba i motorini, viene beccato a farlo e finisce a San Vittore. Poi torna al bar e tutti gli dicono che è un duro”.

Nei giorni scorsi, a Milano, si sono verificati saccheggi e atti vandalici ai danni di alcuni negozi di lusso, con vetrine sfondate e merce sottratta. Questi episodi potrebbero celare un’insofferenza e un senso di disparità sociale, dal momento in cui, a maggior ragione per le nuove generazioni, “gioielli, alta moda e vestiti firmati fanno da status. Sono un po’ degli oggetti del desiderio che, però, le persone che li desiderano spesso non possono permettersi. Sicuramente può esserci una correlazione: i trapper utilizzano quegli oggetti di status symbol per veicolare la narrazione del ‘ce l’ho fatta’. Però non è che i ragazzini hanno sfondato le vetrine e si sono rubati le scarpe perché quel determinato paio viene indossato dai trapper”, ha dichiarato lo psicoterapeuta.

“Si accusa la trap di parlare di certe cose, quasi di provocarle – ha sottolineato Damir Ivic -. Ma in realtà, se si avesse avuta la decenza di ascoltare queste canzoni già con anni di anticipo, ti facevano capire quello che stava per succedere. Appena queste cose hanno iniziato a toccare in maniera forte quello che è il centro borghese, ora improvvisamente ne parlano tutti ed è diventato un problema gravissimo. In realtà il problema, che è grave, c’era già da prima, solo che era confinato nelle periferie che non sono però particolarmente sexy per una parte di opinione pubblica”. “Non credo che i ragazzi che vanno a manifestare per avere una condizione di vita più rispettabile e dei prezzi più ragionevoli abbiano la trap come colonna sonora, tutt’altro. Non sono sicuramente i testi della trap che fanno scatenare la ribellione giovanile”, ha dichiarato De Gennaro.

“Non è che la realtà fa schifo perché c’è Baby Gang, ma c’è Baby Gang perché la realtà fa schifo”, ha detto Don Claudio Burgio della comunità Kayros. E il punto è proprio questo: accusare un genere musicale di essere diseducativo o, peggio ancora, di innescare comportamenti violenti rischia spesso di tradursi in un’analisi miope e anacronistica. “Anche la cosa più orrenda che viene detta in una canzone non è la realtà, ma è un riflesso di essa. La politica deve occuparsi del reale, non dell’arte. Le barre crude, cattive spesso, magari, esagerate che ci sono in certe canzoni, dovrebbero essere campanelli d’allarme come abbiamo visto anche in questi giorni di scontri a Milano. Dovremmo interessarci a quei gridi d’aiuto e non, invece, reprimerli. La politica prende come capro espiatorio la trap perché è molto più difficile risolvere i problemi”, ha aggiunto Cabona. “Non è il genere musicale che inventa un contesto problematico o di disagio in determinate zone di Milano e non solo – le parole di Damir Ivic -. C’è sempre bisogno di un capro espiatorio. E quello perfetto è la sottocultura giovanile più recente”. Ed è una “dinamica che continua a ripetersi dall’inizio del 1900. Niente di nuovo sotto il cielo: c’è stato il periodo in cui il vero pericolo sembrava la tecno, sembrava la musica da discoteca, infatti, c’era tutta la questione delle stragi del sabato sera, delle pasticche” mentre, ora, è il turno della trap.

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