Il testo integrale di Fedez contro i rapper "rivoluzionari" - 3/3
Tanti artisti si sono espressi in questi giorni sulle vandalizzazioni di Milano, soprattutto dal mondo del rap. L’opinione è univoca: bravi ragazzi, rompete l’ingranaggio. Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol, perché l’ho vissuta tutta. Conosco la frustrazione di una casa brutta in periferia, di un lavoro o di una scuola del czz0, di non poterti comprare niente di bello. Conosco pure l’adrenalina di quando invece i soldi arrivano, la soddisfazione di poter far vedere agli altri dove sei arrivato. Quanto ti sei allontanato dalla palude. Oggi vedo i ragazzi che conosco bene (non loro personalmente, ma lo stesso “loro”) che quella frustrazione la esplodono contro tutto, ma soprattutto contro le vetrine del centro. È ovvio. Sono il simbolo delle cose che noi non potevamo e loro non possono avere. Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro. A promuovere quell’idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti. Ci sentiamo di rivendicare con orgoglio quello che abbiamo ottenuto, e ve lo dice uno che in vetrina ci ha messo anche più del lusso. Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala, e mi vengono dei dubbi: perché non hai cagato in mezzo al palco mentre eri lì? Perché hai accettato di addomesticarti in quel momento? Perché era opportuno farlo, lo capisco. E ora perché sostieni il saccheggio? Perché oggi è opportuno fare questo. Questo lo capisco di meno. I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto, per cercare di intercettare nuova audience. Ecco perché io non ci riesco ad applaudire a favore di camera, perché mi ci sentirei un c0glone. Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall’altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell’odio di classe, in parte, è stato anche lui. Siamo stati anche noi. Tutti tentano di usare le proteste, chi demonizzandole, chi facendosi il proprio gagliardetto di partecipazione. Io vorrei che i ragazzi che manifestano sapessero questo: sia chi vi ostracizza sia chi vi utilizza come simbolo vi sta usando come pedine di un gioco in cui a perdere siete sempre voi. Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi. È una gara a chi arraffa di più. Ora il trend è solidarizzare, domani sarà l’ennesimo testo in cui vi racconteranno quant’è bello essere ricchi dopo essere stati poveri, così che ve lo ricordiate bene, che loro non sono più come voi. E ve lo dice uno che ha fatto esattamente la stessa strada. Ricordatevi la verità invece: al vostro fianco non c’è nessuno.