Sabato 17 ottobre il centro di Milano ha vissuto una giornata di scontri. Il corteo “Italia in piazza”, contro il carovita, ha portato migliaia di persone in centro ed è degenerato in violenti scontri con le forze dell’ordine. Le zone più colpite sono state piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele, via Dante, via Broletto e San Babila.
Il giorno dopo la situazione si è ripetuta. Centinaia di giovanissimi, molti con il volto coperto, si sono dati appuntamento via social e hanno preso d’assalto le vie dello shopping. A fine weekend si contavano 271 fermati e 32 arrestati. Il sindaco Beppe Sala ha parlato di una città non preparata a episodi simili.
Nei giorni successivi sono arrivati i commenti dal mondo del rap. Marracash ha rivendicato la propria coerenza: ha scritto che le diseguaglianze sociali sono la sua battaglia e che “con le buone non cambi le cose”. Ai fan indignati ha risposto di cambiare artista, perché dice queste cose da sempre. Ha aggiunto che la violenza va condannata, ma che esistono molte forme di violenza, compresa quella subita da una generazione senza prospettive, messa davanti a una vetrina di status symbol che non potrà mai permettersi.
In questo quadro si inserisce il lungo post Instagram di Fedez, pubblicato il 20 ottobre. Il punto di partenza è una constatazione: tanti artisti si sono espressi sulle vandalizzazioni, soprattutto dal rap, con un’opinione che a suo dire è univoca: “bravi ragazzi, rompete l’ingranaggio”.
Fedez non liquida la rabbia dei giovani. Dice di conoscere la parabola tipica del rap, che porta dal niente agli status symbol, perché l’ha vissuta: la frustrazione della casa brutta in periferia, della scuola e del lavoro che non funzionano, dell’impossibilità di comprarsi qualcosa di bello. Capisce quindi perché quella frustrazione si scarichi contro le vetrine del centro, simbolo di ciò che “noi non potevamo e loro non possono avere”.
L’accusa ai colleghi è un’altra: quelle vetrine le riempiono anche gli artisti. Sono loro, scrive, ad aver promosso quell’idea di vita e di successo, tra sfilate, orologi di lusso e viaggi. E aggiunge, con autocritica, di averci messo in vetrina più del lusso.
Da qui l’affondo sulla coerenza. Fedez ricorda chi ora giustifica lo sfondamento delle vetrine ma, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Sala. Quell’addomesticamento lo capisce, perché era opportuno. Capisce meno il sostegno al saccheggio, che oggi è altrettanto opportuno. I manifestanti, dice, non sono “Pokémon da scagliare” per intercettare nuova audience: per questo non riesce ad applaudire a favore di camera.