“Il tempo dei chissà” di Elena Loewenthal – Einaudi - 2/5
I luoghi e la memoria si intrecciano in questo libro della studiosa di storia e letteratura ebraica. Loewenthal attraverso una storia comune, quella della vedova Bonelli che vive in un appartamento di Torino dove tutto sta cambiando, riesce a raccontare la Storia della Grande Guerra partendo sempre dalle persone, dai volti, da uno come Ermanno, balilla da ragazzino e partigiano (detto “Ico”) da adulto.
Pagine che parlano della montagna, il luogo “dove fare la guerra ai bastardi perché in città non si può, in città c’è l’esercito più o meno regolare”. E alla fine l’autrice ci svela che “questa storia è un miscuglio di realtà e fantasia. Di racconti letti e ascoltati negli occhi della mia famiglia, di invenzione e manipolazione della memoria”. Anzi aggiunge: “La verità è sempre un po’ così, di carne, sangue e finzione”.
“La cura” di Concita De Gregorio – Einaudi
Descriverlo come un libro toccante sarebbe riduttivo e retorico. Dire che si tratta di un testo intimo è banale. “La cura” è un lavoro editoriale profondo, intelligente. Un inno all’intensità del tempo e alla vita. Di sfondo c’è la malattia che ha cambiato l’esistenza della giornalista ma in questo contesto si parla della bellezza di lasciarsi andare, di curarsi e prendersi cura, della capacità di guardare alle piccole cose che danno gioia.
Basti citare – per capire lo stile del libro – il capitolo “Dipende”: “Cose che mi fanno stare bene. Elenco di stasera. In casa quando piove: le trentasei variazioni su The Pheople United Never Be Defead di Frederic Rzewski. Andare al cinema il mercoledì che costa meno. Andare in una piccola sala a vedere un film piccolo. Andare a teatro da sola, sempre…”. Vien spontanea una domanda: chissà se l’autrice avrà pensato a queste cose anche prima della malattia?