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Stragi del 1992, archiviata l’inchiesta sui legami tra il dossier mafia-appalti e gli attentati di Capaci e via D’Amelio

Perno delle indagini l’ipotesi che le vicende legate agli appalti potessero avere avuto un ruolo nella morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e degli agenti delle loro scorte. La richiesta di archiviazione era stata avanzata ad aprile dalla stessa Procura nissena
Stragi del 1992, archiviata l’inchiesta sui legami tra il dossier mafia-appalti e gli attentati di Capaci e via D’Amelio
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Si chiude con una archiviazione il filone investigativo che aveva riportato sotto esame il possibile legame tra il dossier mafia-appalti e le stragi di Capaci e via D’Amelio. Il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta a carico di ignoti con un’ordinanza di 644 pagine. Perno delle indagini l’ipotesi che le vicende legate agli appalti potessero avere avuto un ruolo nella morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e degli agenti delle loro scorte. La richiesta di archiviazione era stata avanzata ad aprile dalla stessa Procura nissena.

Rimane in piedi al momento l’altro procedimento collegato alla vicenda per cui è ancora in corso l’indagine per favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra, reato ormai prescritto, nei confronti degli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli. A Natoli viene contestata anche la calunnia. Per gli investigatori, i due avrebbero ostacolato l’emersione degli elementi contenuti nel dossier mafia-appalti, con conseguenze favorevoli per imprenditori ritenuti vicini alla mafia. Secondo questa ricostruzione, proprio il timore che Borsellino potesse approfondire le infiltrazioni di Cosa nostra nel sistema dei grandi appalti avrebbe potuto contribuire alla decisione di eliminarlo. L’archiviazione riguarda esclusivamente questo filone dell’inchiesta.

“L’analisi svolta, pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i dottori Falcone e Borsellino all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per gli stessi Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici) non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi […] Conclusivamente – si legge ancora – per tutte le ragioni finora passate in rassegna gli elementi acquisiti non consentono formulare alcuna ragionevole previsione di condanna”, conclude il gip.

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