La battaglia legale e la replica dell'attrice - 3/4
Lo stesso giorno della pubblicazione del post, l’avvocato Zhang Qihuai ha confermato sui social media cinesi che un tribunale aveva ufficialmente accolto la causa intentata da Sun per la restituzione della dote. “Uscivamo insieme con l’intenzione di sposarci”, ha ribadito successivamente Sun al Wall Street Journal tramite i suoi legali. Come ha precisato il South China Morning Post, non è ancora stata emessa alcuna sentenza definitiva, ma la legge cinese possiede giurisprudenza in merito: un’interpretazione della Corte Suprema del 2024 stabilisce criteri precisi per la restituzione dei “doni di fidanzamento” se il matrimonio non si concretizza, imponendo ai giudici di valutare l’uso dei fondi, la convivenza e la condotta delle parti.
Il giorno successivo alla diffusione della notizia, Jing Tian ha rotto il silenzio su Weibo (l’equivalente cinese di X). Pur senza citare esplicitamente l’imprenditore, l’attrice ha ammesso di aver dato prova di “scarsa capacità di giudizio” in fatto di uomini, tracciando però una linea rossa inequivocabile: “Non baratterei mai l’amore o l’anima per denaro”. Ha poi concluso dirsi convinta che, alla fine, la giustizia e l’equità prevarranno.