Oltre novanta chilometri di mare aperto separano oggi la costa sud-orientale della Sicilia dall’isola di Malta, una rotta percorsa quotidianamente da aerei e traghetti. Circa ventiduemila anni fa, al culmine dell’ultima era glaciale, quello stesso tragitto si poteva compiere camminando all’asciutto. A ricostruire l’esatta morfologia e la progressiva scomparsa di questo antico corridoio naturale sono stati i ricercatori del progetto italo-maltese Bridges, condotto congiuntamente dall’Istituto di Scienze Marine del CNR (Cnr-Ismar), dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e dall’Università di Malta.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, la nave oceanografica Gaia Blu del CNR ha solcato il Canale di Sicilia per colmare un paradosso geografico evidente: una delle rotte navali più battute della storia umana risultava quasi del tutto priva di rilievi batimetrici ad alta risoluzione, fermi alle approssimazioni della metà del Novecento. Guidato dai geologi marini Maria Filomena Loreto ed Emanuele Lodolo, il team scientifico ha scansionato il fondale con apparati acustici avanzati, scoprendo che l’antico collegamento non corrispondeva affatto a una lineare striscia di terra, ma a una complessa geografia articolata.