Furto di idee accademico e ritorsioni sui sottoposti - 3/5
Il libro riconosce pienamente l’eccezionalità del traguardo scientifico di Hawking nell’aver intuito come la teoria di Roger Penrose sul collasso dei buchi neri potesse applicarsi, al contrario, al Big Bang. Farmelo afferma che proprio “la sua volontà invincibile, la sua resilienza e la sua forza d’animo hanno fatto di più per rendere possibile la sua straordinaria carriera”. Tuttavia, il Telegraph e il Guardian sottolineano le gravi e documentate scorrettezze etiche. Farmelo racconta come Hawking derise inizialmente la tesi del fisico Jacob Bekenstein sull’entropia dei buchi neri. Quando Hawking scoprì che la teoria era corretta, se ne appropriò pubblicamente, un gesto che “deluse alcuni amici di Stephen”.
L’uso della propria influenza accademica per stroncare le voci discordanti emerge nel caso di Andrew Farley: quando il giovane studente di dottorato trovò delle prove contrarie a una congettura di Hawking sulla perdita di informazioni nei buchi neri, Hawking tentò di farlo espellere dal programma di Cambridge. Il biografo annota che molti colleghi “credevano che i discorsi di Stephen fossero ‘tutti incentrati su di lui’ e che raramente desse molto credito pubblico ai suoi colleghi”. Il giornalista del Guardian aggiunge un proprio commento interpretativo sulle mancate denunce: i colleghi tacevano perché temevano di apparire “meschini”, e specificamente “meschini nei confronti di uno scienziato con una disabilità”.
Le incursioni teoriche al di fuori del suo campo di competenza (i buchi neri) generarono inoltre forti malumori. Il fisico Peter Higgs, ricordando i frequenti commenti mediatici di Hawking sulle particelle elementari, li bollò in passato come “stronzate totali”, aggiungendo: “Faceva dichiarazioni su cose di cui non aveva alcuna comprensione”.