"Il costo medio di una porzione di fish and chips da asporto è salito di oltre il 60%" - 3/4
E il Plaice Station non è affatto un’eccezione. Secondo una ricerca realizzata a maggio dalla National Federation of Fish Friers, il 47% dei gestori britannici si dichiara “estremamente preoccupato” per il futuro della propria attività e un altro 30% “abbastanza preoccupato”. Circa il 20% pensa di lasciare il settore entro i prossimi dodici mesi.
Oggi in Gran Bretagna restano tra i 7 mila e gli 8 mila chippies, contro i circa 25 mila degli anni Trenta. E mentre i locali diminuiscono, i prezzi aumentano: negli ultimi cinque anni il costo medio di una porzione di fish and chips da asporto è salito di oltre il 60%, passando da circa 7 a 11,43 sterline. Per una famiglia di quattro persone significa spendere ormai quasi 50 sterline.
“È una cifra importante e credo che abbia un po’ scioccato le persone”, spiega Andrew Crook, presidente della National Federation of Fish Friers e proprietario di due locali nel Lancashire. “Per questo vengono meno spesso e di conseguenza calano anche i volumi”.
Crook lavora nel settore da 27 anni e racconta anche un altro aspetto della crisi, meno visibile ma molto concreto. Se il caldo può aiutare i locali delle località di mare, nell’entroterra produce l’effetto opposto. “Se sei nell’entroterra, nessuno vuole mangiare fish and chips”, dice. “Non è un posto molto piacevole quando fa caldo e, per di più, è vuoto. La serata non passa mai e dentro il negozio si possono raggiungere i 40-50 gradi”.
Dietro alla crisi ci sono innanzitutto i costi. Il prezzo del pesce è aumentato enormemente: una cassa da 18 chili di filetti di merluzzo, racconta ancora Crook è passata da circa 160 sterline a 330 in tre anni. A pesare sono anche la riduzione delle quote di pesca, gli effetti della guerra in Ucraina e delle sanzioni contro alcune compagnie russe, oltre ai rincari di patate, olio, energia e attrezzature.