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“Dentro il negozio si arriva a 50 gradi e non entra nessuno”: la grande crisi del fish and chips, tra prezzi alle stelle e giovani che non lo mangiano più

Un lungo reportage del Guardian racconta la crisi di uno dei simboli della cultura britannica: costi raddoppiati, migliaia di ristoranti specializzati (chippies) scomparsi e una clientela sempre più anziana. Tra chi chiude, chi cambia menu e chi prova a salvare la tradizione puntando sulla qualità

di Redazione FqMagazine
“Dentro il negozio si arriva a 50 gradi e non entra nessuno”: la grande crisi del fish and chips, tra prezzi alle stelle e giovani che non lo mangiano più

Credo che il fish and chip shop sia arrivato alla fine. Non abbiamo abbastanza clienti. Non vedo come possa andare avanti”. È marzo quando Darren Sudlow entra nel suo locale di Padgate, nel Cheshire, e lo dice al figlio Kieran. Un mese dopo, ad aprile, il Plaice Station serve il suo ultimo cliente. Dopo 19 anni.

È il 20027 quando Sudlow apre il locale in una vecchia casa del capostazione che viene trasformata in un fish and chip shop che funziona praticamente fin dal primo giorno. Suo figlio Kieran, allora bambino, comincia pelando patate e lavando i piatti dopo la scuola, poi passa alle friggitrici e infine diventa chef. Per anni gli affari vanno bene. Poi cambia tutti.

“L’impennata dei prezzi del pesce, la riduzione delle quote di pesca e le questioni politiche nel mondo, insieme alle incessanti richieste legate all’Iva e agli altri costi sempre più alti, stanno di fatto distruggendo qualsiasi margine di profitto rimasto”, ha spiegato Darren annunciando la chiusura. “La verità è che il fish and chips sta affrontando la battaglia più difficile della sua storia”.

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