Una vicenda di famiglia finita nelle aule di tribunale, tra sospetti di manomissione e una perizia calligrafica che ha messo la parola fine a una battaglia legale durata anni. Protagonista una zia pensionata modenese, morta nel 2018 a 80 anni, senza figli né marito, che aveva deciso di destinare l’intero patrimonio – immobili e liquidità per circa 800mila euro – a uno solo dei suoi nipoti, allora trentenne. Lo riporta Il Corriere della Sera.
Una scelta legittima, dal punto di vista formale, ma che non è andata giù al resto della famiglia. Gli altri nipoti, tagliati fuori dal testamento, hanno deciso di contestarlo davanti ai giudici, convinti che qualcosa non tornasse nel documento con cui la zia aveva disposto dei suoi beni.
La tesi dei parenti esclusi ruotava attorno alle condizioni di salute della donna, affetta da una malattia degli occhi che ne comprometteva la vista. Secondo loro, la zia non poteva aver scritto da sola il testamento: in un primo momento hanno ipotizzato che qualcuno le avesse dettato il testo, per poi virare su un’accusa diversa, quella della “mano guidata”, cioè di un aiuto fisico nella stesura che avrebbe reso il documento non autografo e quindi nullo.
Se il testamento fosse stato dichiarato invalido, l’eredità sarebbe finita sotto le regole della successione legittima, coinvolgendo tutti i nipoti e non solo quello indicato dalla zia.