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“Per sette anni sono rimasto sobrio. Poi ho ricominciato a bere ma in modo più controllato, alcuni bicchieri ma non molti. Il dolore, se gli sopravvivi, lascia anche bellezza”: parla Brad Pitt

L’attore si racconta in una lunga intervista a Esquire: dopo sette anni di astinenza ha ripreso a bere, ma con limiti precisi. E a 62 anni fa i conti con il tempo che passa: “Qualunque cosa tu abbia in mente, falla. Buttati. Fallo adesso”

di Redazione FqMagazine
“Per sette anni sono rimasto sobrio. Poi ho ricominciato a bere ma in modo più controllato, alcuni bicchieri ma non molti. Il dolore, se gli sopravvivi, lascia anche bellezza”: parla Brad Pitt

“Per sette anni sono rimasto sobrio. Poi ho ricominciato a bere”. Brad Pitt parla senza troppi filtri della sua vita privata in una lunga intervista a Esquire, tra alcol, età, lutti e un periodo familiare tanto doloroso da avergli fatto conoscere una forma di disperazione che, racconta, non aveva mai provato prima. L’attore, oggi 62enne, non nasconde di aver ripreso a bere dopo anni di astinenza, ma sottolinea di aver cambiato completamente il proprio rapporto con l’alcol. “Bevo in modo più controllato“, precisa. “Un paio di volte mi sono sentito troppo sicuro di me e ho capito: no, questo non fa per me”. Alla domanda se possa concedersi un bicchiere di vino, la risposta è diretta: “Sì. Beh… posso berne anche alcuni. Ma non posso berne molti. Devo gestirla in modo professionale”.

A pesare è anche il modo diverso in cui oggi guarda alle proprie giornate. Pitt racconta infatti di aver imparato ad amare le mattine e di non voler più rinunciare a quella parte della giornata per una serata trascorsa bevendo troppo. Un equilibrio arrivato dopo un percorso complesso, iniziato anni fa quando aveva parlato pubblicamente della propria sobrietà e aveva ringraziato l’amico Bradley Cooper per averlo aiutato. Ma l’alcol è soltanto uno dei temi affrontati nell’intervista. A 62 anni Pitt riflette molto anche sul tempo che passa: “Rivoglio i miei cinquant’anni”, dice. E il consiglio, rivolto idealmente a chi si trova in quella fase della vita, è netto: “Qualunque cosa tu abbia in mente, falla. Buttati”.

La sensazione del tempo che scorre è diventata ancora più evidente osservando la scomparsa di alcuni dei grandi attori che avevano rappresentato per lui una generazione precedente: Robert Redford, Gene Hackman, Paul Newman, Donald Sutherland. “È uno strano passaggio. C’era una sorta di cuscinetto rassicurante sopra di noi e ora che loro non ci sono più è quasi come perdere i genitori. Sei tu l’ultima fermata”.

Il passaggio più intenso dell’intervista arriva però quando la conversazione si sposta sul dolore e sulla perdita. Pitt definisce il lutto “probabilmente l’emozione che più di tutte ci mette sullo stesso piano”. Poi aggiunge: “La perdita è certamente una delle cose più profonde che un essere umano possa sopportare. E la solitudine che può seguirla è la più grande delle torture”. Parole che acquistano un peso diverso quando l’attore racconta di aver attraversato, in un momento preciso della propria vita, una sofferenza psicologica molto forte. Pitt chiarisce di non essersi mai considerato una persona con tendenze suicide: “Non faceva parte di me. Se ho un difetto, probabilmente è quello di essere un ottimista congenito”. Eppure ammette che c’è stato “un breve periodo” in cui il dolore era diventato difficile da sostenere.

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