“Mi ha fatto una recensione a una stella perché ho chiesto ai genitori di non far gridare un bambino”. Parte da qui il racconto di Alan Sampietro, titolare dell’Hostaria 2.0 di Lesmo, in Brianza, diventato nelle ultime ore protagonista di una discussione molto più ampia sul tema dei ristoranti “child free”.
In un video pubblicato sui social, Sampietro ha ricostruito l’episodio che, secondo lui, avrebbe poi contribuito alla scelta di orientare il locale verso una clientela adulta. “Sabato sera ricevo una prenotazione per otto persone e mi fanno presente che ci sarebbe stato un bambino di 18 mesi e che quindi ci voleva un seggiolone”, racconta. “In considerazione del fatto che nella loro fascia di prenotazione erano l’unico tavolo, ho permesso che il bambino camminasse liberamente per tutto il locale”.
La situazione, secondo la sua versione, sarebbe cambiata con l’arrivo degli altri clienti: “Quando nel ristorante è arrivata altra gente, il bambino ha cominciato a gridare. Al secondo grido, visto che nessuno al tavolo prendeva posizione, ho chiesto ai genitori se potevano risolvere la situazione. Non l’avessi mai fatto”.
Sampietro racconta quindi che i genitori avrebbero iniziato a darsi il cambio fuori e dentro dal locale con il bambino, per poi manifestargli il proprio disappunto al momento del conto. “In cassa la mamma mi ha detto subito che la mia era stata un’uscita infelice”, prosegue. Da qui la recensione negativa, contestata dallo stesso ristoratore: “Vi sembra giusto lasciarmi una recensione da una stella quando hai mangiato bene, il locale ti è piaciuto, il servizio è stato ottimo, solo perché io ho chiesto di non disturbare gli altri clienti con le grida di vostro figlio?”.